La Fascia dei Servizi Sociali di Ivrea: Architettura, Comunità e Memoria nell'eredità Olivettiana

La città industriale di Ivrea rappresenta, nel palinsesto italiano e mondiale, una sorta di eccezione, ponendosi come alternativa al modello di città industriale che ha pervaso gran parte delle comunità del Novecento. Ivrea è così una città industriale composta da edifici moderni, con intrinseche qualità architettoniche, che rispecchiano il desiderio di perseguire una visione moderna della vita attraverso il filtro delle riflessioni sul cittadino del “Movimento Comunità”, elaborate da Adriano Olivetti. La collaborazione tra gli architetti Luigi Figini e Gino Pollini e Adriano Olivetti, iniziata in occasione della V Triennale di Milano nel 1933, ha portato alla realizzazione di opere che incarnano questa visione, tra cui la Fascia dei Servizi Sociali. Questo complesso, progettato tra il 1955 e il 1959, è emblematico del legame tra architettura, benessere dei lavoratori e sviluppo sociale, un’eredità che oggi si confronta con le sfide del riuso e della conservazione.

Vista aerea della città industriale di Ivrea con la Fascia dei Servizi Sociali in primo piano

Un Progetto nato da una Visione Innovativa

Il progetto della Fascia dei Servizi Sociali nasce da un concorso a inviti promosso dalla Olivetti, con l'obiettivo di creare un complesso multifunzionale destinato ai dipendenti delle fabbriche. Le funzioni previste erano molteplici: un centro culturale, un centro per l'assistenza sociale, un'infermeria e un ufficio del personale. Nonostante nella realizzazione concreta il progetto sia stato ridotto a due soli edifici - la Biblioteca, Centro culturale e l'Infermeria - la vocazione pubblica dell'opera non venne meno. L'intento era quello di creare un'architettura che andasse incontro alle necessità e al benessere delle persone, in linea con il pensiero di Adriano Olivetti, che vedeva nella fabbrica non solo un luogo di produzione, ma anche un centro di vita comunitaria.

La committenza della società Olivetti per la realizzazione di un centro destinato ad attività sociali e culturali per la collettività, a congiunzione della fabbrica con la città, dimostra una visione sistemica del progetto di integrazione tra architettura e contesto naturale e sociale. La biblioteca di fabbrica, in particolare, assumeva un ruolo cruciale in questa visione, come luogo di crescita culturale e di stimolo alla riflessione.

La Geometria Esagonale: Innovazione Strutturale e Spaziale

Il progetto della Fascia dei Servizi Sociali, che prevalse in un concorso ad invito su soluzioni di altri importanti architetti, segue un reticolo a base esagonale, visibile in tutti gli elementi costruttivi: scale, disposizione delle travi, pilastri interni ed esterni. Questa scelta geometrica non era casuale, ma rispondeva a una precisa volontà di creare spazi dinamici e fluidi, che favorissero la circolazione e l'interazione. Il progetto fu presentato ad un concorso a inviti in due versioni: una basata sulla geometria dell'esagono e una variante secondo l'angolo retto, più aderente alla logica razionalista. La scelta definitiva per la soluzione esagonale fu presa anche con la partecipazione di Adriano Olivetti, direttamente coinvolto nello sviluppo del progetto.

Dettaglio della struttura a pilastri esagonali della Fascia dei Servizi Sociali

Gli spazi interni si sviluppano seguendo una logica funzionale dettata da una distribuzione centrale e longitudinale dei percorsi. L'insieme degli ambienti risulta, in questo modo, ordinato e lineare, posizionandosi perpendicolari o paralleli alle facciate dell'edificio. I numerosi collegamenti verticali seguono le direzionalità dettate dalla scelta compositiva dell'esagono. Il corpo dell'edificio corre parallelo alle Officine ICO, progettate dagli stessi architetti qualche decennio prima, contrapponendosi al linguaggio razionalista di queste con una regola espressiva totalmente differente, basata su intersezioni e definizioni spaziali molto articolate.

Il piano terra è caratterizzato da un portico sorretto da pilastri esagonali, dislocati ogni due nodi della maglia strutturale, obbligando così il raddoppio - visibile - della trave di collegamento. I pilastri sono blocchi monolitici di sienite, o granito rosa di Baveno, a sezione esagonale, con interasse di 6 m e di 12 m sul filo esterno del portico. In alcuni casi la copertura risulta sfondata o i pilastri immersi in una vasca d’acqua che rispecchia il nodo delle travi. Il portico è costellato da pozzi di luce e tagli nella copertura ad aprire lo spazio verso il cielo. I muri perimetrali dei volumi si relazionano con l'esterno grazie ad un sistema di serramenti composti da lunghe fasce vetrate.

Funzionalità e Integrazione con l'Ambiente

L'edificio è composto da due corpi di fabbrica raccordati da un corpo verticale autonomo che permette allo stesso di seguire l'andamento del corso, e da una pianta anch'essa esagonale, leggibile anche nella struttura a vista dell'edificio che si sviluppa su tre piani, tra loro sfalsati. Dei quattro corpi inizialmente previsti, sono stati realizzati solo i due centrali, costituiti da tre piani fuori terra ed uniti da scale sia al piano terra che sui terrazzi.

La variazione della luce e la disposizione della vegetazione concorrono alla costruzione di un'architettura aperta e trasparente, assecondando la vocazione pubblica dell'edificio. I volumi dei livelli superiori si aprono verso l'esterno per mezzo di grandi superfici terrazzate e porticati. Le terrazze in copertura sono caratterizzate dalla presenza di fioriere, anch'esse di forma esagonale, definite da piastrelle in klinker giallo. I piani di copertura dei due blocchi sono collegati da una rampa di scale, che consente il superamento del salto di quota.

Il corpo dell'infermeria presenta al piano terreno i locali per le visite generali, le analisi e il pronto soccorso; al primo piano i laboratori e le visite specialistiche. Il corpo assistenza sociale offre al piano terreno gli uffici per l'attività ricreativa e lo sport, la biblioteca; al primo piano le salette di consultazione; al secondo piano gli uffici degli assistenti sociali. L'edificio destinato a raccogliere i servizi sociali per i dipendenti delle fabbriche Olivetti a Ivrea è l’ultima realizzazione degli architetti Luigi Figini e Gino Pollini nella città industriale concepita da Adriano Olivetti.

L'utilizzo del colore è fondamentale per la lettura spaziale degli ambienti. Il colore rosso contraddistingue il blocco originariamente destinato all’assistenza sociale, all’interno del quale hanno trovato posto anche la biblioteca e l’emeroteca. Il blocco dell’infermeria è contraddistinto dal colore verde. L’intonaco colorato in pasta riveste le pareti del corpo scala e i pilastri. I corpi tecnici sono rivestiti di maiolica gialla, le fioriere sui terrazzi di maiolica blu. Prospetti dei terrazzi al primo piano calcestruzzo armato rivestito di intonaco, corrimano e doccioni in granito.

Un Eredità in Trasformazione: Dalle Funzioni Originare al Nuovo Ruolo

La “fascia” dei servizi sociali è simbolo del valore che la società Olivetti assegnava alla qualità di vita dei suoi lavoratori. Tuttavia, negli anni, le attività originarie relative ai servizi sanitari nel corpo di fabbrica ad ovest e di biblioteca con uffici nella porzione ad est, hanno conosciuto una perdita delle loro potenzialità. La “fascia” dei servizi sociali è rimasta quindi in uno stato di abbandono per lungo tempo fino all’acquisizione da parte dell’Agenzia delle Entrate, che ne ha stabilito una sua sede e l’ex conservatoria dei registri immobiliari nel 2020.

Oggi, la sfida sta nel progettare il cambiamento senza cancellare l’eredità del Novecento, ricercando la congruità di un assetto rinnovato con la sostanza spaziale e materica dell’esistente. Le modificazioni architettoniche che si renderanno indispensabili ai fini del riuso, dovranno basarsi sul confronto con la preesistenza e la sua identità. Il progetto deve essere frutto dell’azione di storicizzazione dell’opera architettonica.

A questo proposito, i servizi culturali e, in particolare, quelli per la documentazione e l’archiviazione, dotati di nuclei bibliotecari, spazi espositivi e per la discussione, rappresentano una possibilità concreta. Se già sono costituiti e necessitano di una nuova sede, rappresentano non solo una vocazione ma un vero presupposto all’azione di recupero architettonico. La memoria dell’Olivetti è oggi affidata all’Associazione Archivio Storico Olivetti, che tuttavia non possiede una sede unitaria adeguata in grado di contenere e conservare in maniera corretta e ordinata tutta la documentazione.

Un'immagine che evoca la memoria storica dell'archivio Olivetti

Il progetto di recupero propone di restituire al piano terra l’impianto distributivo originario, composto da corridoi centrali paralleli rispetto al filo della facciata, garantendo una distribuzione a pettine che favorisca la linearità della pianta. Il corpo ad ovest, infatti, presenta al piano terra i locali dedicati all’archiviazione del materiale. Questa porzione rappresenta un punto chiave del progetto, che evidenzia la necessità di un nuovo collegamento verticale tra i piani di questa ala del complesso. La restante parte del piano terra del corpo di fabbrica ad ovest è dedicata agli uffici del personale preposto alle attività dell’Associazione.

Il corpo di fabbrica ad est, di contro, rappresenta il contenitore per la diffusione culturale delle attività dell’Archivio. La sua conformazione, voluta dai progettisti originari, risulta dichiaratamente più aperta verso la città grazie al grande spazio coperto dal terrazzo che sporge verso via Jervis e che offre un luogo per la sosta o per il transito. Il piano terra di questo corpo è riportato alla sua forma originaria. Al piano superiore, il progetto propone di inserire una sala espositiva con lo scopo di accogliere una mostra permanente del materiale più saliente della società Olivetti, sul fronte est, e una grande sala espositiva, più centrale, per le mostre temporanee.

Nell’ottica del recupero per la valorizzazione dell’edificio, sono previste tutte le opere conservative mirate alla restituzione del manufatto alla sua consistenza originaria. L’introduzione e la collocazione di un nuovo corpo scala interno è frutto di una lunga riflessione sia formale che funzionale, data la sua intrinseca natura invasiva. Il rischio, infatti, consisteva nel creare un corpo alieno alla preesistenza, seppur rispondente alle esigenze funzionali e normative di un archivio. Il secondo intervento, che coniuga la rimessa a norma degli edifici con riflessioni compositive sulla forma e sul significato dell’architettura, riguarda l’inserimento di un nuovo corpo scala esterno.

L'Associazione Archivio Storico Olivetti, nell'ambito della XII Giornata Nazionale degli Archivi di Architettura, approfondisce la vicenda della sede storica del Centro dei Servizi Sociali Olivetti, le sue funzioni e il valore del progetto d'architettura nel contesto dello sviluppo della città industriale. L'analisi storica del manufatto nel suo contesto e nelle sue vicende di trasformazione, la committenza della società Olivetti e l'allargamento dell'analisi ad altri casi di progetto di architettura, a cura di tecnici e architetti della fabbrica, testimoniano una visione sistemica del progetto di integrazione tra architettura e contesto. I contributi dei relatori mostrano repertori archivistici e librari storici che riverberano la ricchezza degli archivi e delle biblioteche, confermando il ruolo delle istituzioni culturali per l'avvio di azioni di collaborazione con soggetti privati e pubblici, per la conoscenza, la gestione e il riuso di tali beni.

La Fascia dei Servizi Sociali di Ivrea, attraverso il suo progetto architettonico e la sua storia, incarna la possibilità di pensare l'industria non solo come motore economico, ma anche come strumento di progresso sociale e culturale. Il suo recupero rappresenta una sfida cruciale per preservare la memoria di un'esperienza unica nel suo genere e per immaginare un futuro in cui architettura e benessere umano continuino a intrecciarsi.

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