L'Attività Motoria nella Demenza: Un Ponte Verso il Benessere Cognitivo e Fisico
L'importanza dell'attività motoria nel promuovere un invecchiamento "di successo" è oggi indiscutibile, supportata da un'enorme mole di dati scientifici. Tuttavia, è fondamentale ricordare come queste prime iniziative, volte a stimolare il corpo e la mente, siano state inizialmente accolte con diffidenza. Le istituzioni, gli operatori del settore, gli stessi interessati e le loro famiglie nutrivano dubbi sulla loro efficacia. Le prime esperienze si rivolgevano prevalentemente a soggetti in età presenile e a "giovani vecchi", per lo più in buona salute.
L'Evoluzione delle Proposte Motorie
Con il passare del tempo e l'accresciuta consapevolezza, sia negli istruttori che nei destinatari, del significato e dei limiti della motricità nelle diverse condizioni di equilibrio psico-fisico, le proposte motorie si sono evolute. L'attenzione si è spostata sul rapportare l'intensità e il ritmo dell'attività alle capacità funzionali della persona, valorizzando gli aspetti ludici e relazionali. Questo ha permesso di estendere presto gli interventi a persone più avanti con gli anni, agli anziani più "fragili", agli utenti dei Centri Diurni e agli ospiti delle strutture residenziali.

Col progredire degli anni, la pratica motoria nelle strutture residenziali e semiresidenziali ha dovuto confrontarsi con il progressivo aumento degli utenti affetti da demenza. Contemporaneamente, nascevano i primi nuclei Alzheimer e i primi centri diurni dedicati a questi pazienti. Parallelamente, altri riscontri scientifici hanno segnalato l'influenza positiva dell'attività motoria su persone già affette da demenza, evidenziando come l'esercizio fisico possa giocare un ruolo cruciale nel rallentare la progressione della malattia e migliorare la qualità della vita.
Meccanismi Neurologici dell'Attività Motoria
L'effetto dell'attività motoria sulle funzioni cognitive, specialmente in soggetti con demenza, sembra essere mediato da complessi meccanismi neurologici. Nei modelli animali, si è osservata un'aumentata produzione di fattori neurotrofici, in particolare il Brain-derived neurotrophic factor (BDNF) nell'ippocampo. Questo comporterebbe un aumento dell'espressione dell'RNA messaggero (mRNA), con conseguente incremento della long-term potentiation (LTP), un processo fondamentale per l'apprendimento e la memoria. È stata documentata la neurogenesi, ovvero la nascita di nuovi neuroni, nel giro dentato sia in animali giovani che vecchi.
Nell'uomo, i benefici dell'esercizio fisico si associano a un aumentato flusso cerebrale, come evidenziato da studi (Rogers et al., 1990), e a un aumento dell'attività metabolica e dello spessore corticale nelle regioni frontali e temporali (Colcombe et al., 2004; Kramer et al., 2006a). Questi cambiamenti strutturali e funzionali nel cervello suggeriscono un potenziale ruolo protettivo e riparatorio dell'attività fisica contro il declino cognitivo associato all'invecchiamento e alle malattie neurodegenerative.
L'Attività Motoria per la Persona con Demenza a Domicilio
L'abitudine a camminare all'aperto, mezz'ora al giorno, a passo sostenuto, si rivela senz'altro efficace per la persona demente che vive a domicilio. I benefici non si limitano all'impatto sulle prestazioni motorie. La percezione della propria autonomia motoria e il contatto con la realtà esterna migliorano significativamente il tono dell'umore e contribuiscono a ridurre i disturbi comportamentali, un aspetto cruciale nella gestione della demenza. La routine del cammino quotidiano offre una struttura, un senso di scopo e un'opportunità di interazione con l'ambiente circostante, elementi che possono contrastare l'isolamento e la confusione tipici della malattia.
Attività di Gruppo: Stimolazione Integrata per Pazienti con Demenza
Nelle prossime righe, intendiamo soffermarci sulle attività di gruppo, sperimentate in strutture diurne e residenziali destinate a pazienti con demenza (Guerrini e Troletti, 2008). Queste attività, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, sono da preferire perché in grado di offrire una maggiore varietà di stimoli e di promuovere l'interazione sociale.
Accostarsi a questa particolare tipologia di utenti richiede, tuttavia, particolari attenzioni. Le condizioni fisiche degli individui possono condizionare la scelta delle attività: esercizi condotti a terra, in posizione supina o laterale, potrebbero non essere alla portata di tutti a causa di problematiche articolari, muscolari o per mancanza di un'abitudine precedente.
Nella situazione di gruppo, inoltre, entrano in gioco altre variabili complesse: il tono dell'umore dei partecipanti, i rapporti interpersonali tra i pazienti, e la loro relazione con il conduttore e con l'operatore della struttura. È auspicabile che l'operatore partecipi attivamente, coadiuvando il conduttore e creando un ambiente di supporto. Diventa pertanto difficile individuare proposte universalmente comprensibili e realizzabili, ed è necessaria la massima flessibilità da parte dell'operatore nell'adattare il programma alle condizioni specifiche del gruppo in ogni momento.
La PEGGIOR ABITUDINE che causa SARCOPENIA e DIVORA i muscoli negli ANZIANI
L'Approccio Psicomotorio nella Demenza
Nei pazienti cognitivamente compromessi, l'esercizio fisico basato sulle tecniche di attivazione psicomotoria attua una stimolazione più ampia e completa. Questo approccio coinvolge simultaneamente diverse funzioni:
- Funzioni sensoriali: attraverso una serie di sollecitazioni rivolte alla sfera visiva, uditiva e tattile.
- Capacità cognitive: stimolate attraverso esercizi che richiedono attenzione, memoria e problem-solving.
- Capacità relazionali: promosse dall'interazione di gruppo e dalla collaborazione.
- Orientamento nello spazio: favorito da esercizi che implicano spostamenti e consapevolezza della propria posizione.
- Prestazioni neuromuscolari: incrementate attraverso esercizi mirati ad aumentare la mobilità, la coordinazione e una contenuta tonificazione muscolare.
La stimolazione visiva avviene mediante la percezione di forma, colore e destinazione abituale degli attrezzi utilizzati. Ad esempio, una palla che viene lanciata, battuta a terra o scambiata con un compagno, tenendo conto del suo colore, o un cerchio che viene fatto rotolare, o un palloncino che viene tenuto in aria.
Riguardo all'aspetto uditivo, si può associare l'azione a un suono o a una musica. Camminare per il locale al suono di una musica, fermandosi quando questa tace e ripartendo quando riprende, è un esempio di come integrare stimoli uditivi e motori.
La stimolazione cognitiva accompagna ogni fase dell'attività. Può essere potenziata con proposte specifiche, come ad esempio cercare di ricordare i nomi dei partecipanti. In un gioco in cerchio, si lancia la palla a un compagno precedentemente chiamato per nome. Se la persona non ricorda il nome, può essere aiutata dagli altri membri del gruppo, favorendo così la partecipazione e il supporto reciproco.
Per l'orientamento nello spazio, è utile impostare spostamenti dell'intera persona (cammino) o di segmenti del corpo (consegnare una palla) in modo da variare la direzione, solitamente anteriorizzata. Camminare a serpentina tra una fila di sedie, impostare una semplice danza guidata dalla musica, o passarsi un pallone all'indietro in cerchio, sono tutte attività che stimolano la consapevolezza spaziale e la coordinazione.
Il ballo, in particolare, compendia molti elementi importanti per lo svolgimento di questo programma. Il suo gradimento è spesso elevato anche da parte di persone solitamente poco partecipi o indifferenti. Questo vale per la musica in genere, che mette in atto una serie di emozioni legate alla partecipazione, al senso ludico e alle sensazioni di un passato forse non completamente dimenticato.
I malati dimostrano in molti modi il loro gradimento per l'attivazione motoria: innanzitutto con la loro presenza al gruppo, poi esprimendo spesso verbalmente ciò che provano - disappunto o compiacimento - ma soprattutto attraverso il linguaggio non verbale, che il conduttore deve essere pronto a cogliere per indirizzare al meglio la scelta di quanto proporre negli incontri.
La Comunicazione Efficace con Persone con Demenza
La demenza è una condizione che colpisce milioni di persone anziane in tutto il mondo, influenzando significativamente la loro capacità di comunicare efficacemente. Avere una comunicazione chiara e comprensiva è fondamentale non solo per il benessere emotivo dell'anziano, ma anche per garantire una gestione ottimale della loro salute quotidiana.
- Pazienza e Calma: La demenza può rendere le conversazioni frustranti sia per l'assistito che per il caregiver. È essenziale mantenere la calma e mostrare pazienza. Ripetere le informazioni se necessario e attendere con pazienza la risposta senza interrompere trasmette un senso di sicurezza e tranquillità, facilitando una comunicazione più fluida.
- Linguaggio del Corpo: Il linguaggio del corpo comunica molto più delle parole. Mantenere un contatto visivo amichevole, sorridere e usare gesti tranquilli può aiutare a trasmettere sicurezza e a rafforzare il messaggio verbale.
- Conoscere la Storia Personale: Conoscere la storia della persona con demenza permette di connettersi su un piano più personale e significativo. Fare riferimento a fatti e persone del loro passato può aiutare a innescare ricordi e rendere la conversazione più coinvolgente.
- Utilizzo di Oggetti Tangibili: Foto, libri, musica e altri oggetti tangibili possono essere utilizzati come strumenti di comunicazione per aiutare l'individuo a ricordare eventi o persone. Questi strumenti possono anche servire come distrazione positiva durante i momenti di ansia o confusione.
- Ambiente Favorevole: Ridurre il rumore di fondo e le distrazioni che possono rendere la comunicazione più difficile è cruciale. Assicurarsi che l'ambiente sia ben illuminato e confortevole, con pochi oggetti che possano causare confusione o distrazione.
- Ascolto Attivo: Spesso, gli anziani con demenza lottano per esprimere i propri pensieri. È cruciale mostrare che li si sta ascoltando attivamente. Annuire e rispondere verbalmente dimostra che si sta prestando attenzione e si valorizza ciò che stanno cercando di comunicare.
- Validazione delle Emozioni: La demenza può causare cambiamenti emotivi significativi. Riconoscere e validare i sentimenti dell'anziano è vitale.
- Adattamento delle Strategie: La demenza può progredire e cambiare nel tempo, quindi è importante valutare e adattare regolarmente le strategie di comunicazione in base alle attuali capacità cognitive dell'anziano.
- Routine Prevedibile: Le persone con demenza spesso trovano conforto nella routine. Strutturare le giornate in modo prevedibile può aiutare a ridurre la confusione e migliorare la comunicazione.
- Formazione Continua: Considerare la partecipazione a corsi su come comunicare con le persone affette da demenza offre tecniche aggiornate e supporto da parte di professionisti esperti. La formazione continua è essenziale per rimanere aggiornati sulle migliori pratiche e per ricevere supporto emotivo e pratico nella gestione della comunicazione.
Comprendere e Gestire i Disturbi Comportamentali nella Demenza
Nella gestione della demenza, non sono rari i disturbi comportamentali e psicologici (BPSD - Behavioural and Psychological Symptoms of Dementia), che rappresentano, in una percentuale che raggiunge fino al 50% dei casi, il motivo principale per la richiesta di istituzionalizzazione. Le azioni disturbanti comprendono vagabondaggio, irrequietezza, grida, lancio di oggetti, violenza fisica, rifiuto di cure, domande incessanti, intralciare il lavoro del personale, insonnia e pianto.
I disturbi comportamentali nella demenza non sono ancora stati completamente caratterizzati in termini eziopatogenetici, e la modalità per il loro trattamento non è del tutto chiara. Decidere quale azione costituisca un disturbo del comportamento è altamente soggettivo e dipende dalla tollerabilità della persona che assiste il paziente, dalle condizioni abitative e dalla sicurezza dell'ambiente.
Ad esempio, il vagabondaggio può essere tollerabile in un ambiente sicuro con serrature e allarmi, ma ingestibile in un istituto dove può disturbare altri pazienti o interferire con le attività del personale. Molti comportamenti vengono tollerati meglio durante il giorno rispetto alle ore serali, fenomeno talvolta associato al "sundowning" (esacerbazione dei comportamenti disturbanti al tramonto o nelle prime ore della sera).
Eziologia dei Disturbi Comportamentali:
I disturbi comportamentali e psicologici possono derivare da:
- Cambiamenti funzionali correlati alla demenza:
- Ridotta inibizione di comportamenti inappropriati (es. spogliarsi in pubblico).
- Errata interpretazione di segnali visivi e uditivi (es. resistere ai trattamenti percepiti come aggressione).
- Deterioramento della memoria a breve termine (es. ripetere domande).
- Ridotta capacità o incapacità di esprimere i bisogni (es. vagare per solitudine o paura).
- Disadattamento all'ambiente istituzionale: Tempi dei pasti, del sonno e dei bisogni non individualizzati. Peggioramento dei disturbi dopo il trasferimento in ambienti più restrittivi o sconosciuti.
- Condizioni organiche: Dolore, affanno respiratorio, ritenzione urinaria, stipsi, maltrattamento fisico, che i pazienti possono non riuscire a comunicare adeguatamente. Questi problemi fisici possono precipitare il delirium, che a sua volta può peggiorare i disturbi comportamentali.
Valutazione dei Disturbi Comportamentali:
Una valutazione dettagliata è essenziale, utilizzando strumenti come la Cohen-Mansfield Agitation Inventory (CMAI). La CMAI classifica i comportamenti in:
- Fisicamente aggressivi: colpire, spingere, dare calci, mordere, graffiare, afferrare.
- Fisicamente non aggressivi: manipolare oggetti in modo inappropriato, nascondere cose, vestirsi/spogliarsi in modo inappropriato, camminare, ripetere manierismi o frasi, essere irrequieto o cercare di andare altrove.
- Verbalmente aggressivi: bestemmiare, fare strani rumori, urlare, avere scoppi di collera.
- Verbalmente non aggressivi: lamentarsi, piagnucolare, chiedere costantemente attenzione, non trarre piacere da nulla, interrompere, essere negativi o prepotenti.
È fondamentale registrare comportamenti specifici, eventi precipitanti (es. alimentazione, bagno, somministrazione farmaci, visite) e la durata del comportamento.

Depressione e Psicosi:
La depressione, frequente nei pazienti con demenza, può manifestarsi con bruschi cambiamenti cognitivi, diminuzione dell'appetito, alterazioni dell'umore, disturbi del sonno, ritiro, diminuzione del livello di attività, pianto, discorsi sulla morte, irritabilità o psicosi. La psicosi, caratterizzata da deliri o allucinazioni, richiede una gestione differente.
Trattamento dei Disturbi Comportamentali:
L'approccio migliore predilige misure ambientali e di supporto, riservando i farmaci a casi specifici e solo se strettamente necessario.
- Misure Ambientali: Creare un ambiente sicuro e adattabile, con segnaletica chiara, orari flessibili e organizzazione degli spazi. Fornire indicazioni sul tempo e sul luogo, spiegare le procedure prima di somministrarle e favorire l'attività fisica.
- Supporto al Caregiver: Fornire informazioni sulla demenza e sulle strategie di gestione dei disturbi comportamentali. Insegnare tecniche di gestione dello stress e indirizzare verso servizi di supporto e gruppi di auto-aiuto. Monitorare i caregiver per la depressione.
- Farmaci: Gli inibitori delle colinesterasi possono migliorare la cognizione e ridurre i sintomi comportamentali. I farmaci psicotropi sono da usare con cautela, a basso dosaggio e per brevi periodi, solo quando altri approcci sono inefficaci e per garantire la sicurezza. Gli antidepressivi sono indicati in caso di depressione evidente. Gli antipsicotici, sebbene comunemente usati, hanno efficacia dimostrata solo nei pazienti psicotici e comportano rischi di effetti collaterali, inclusi sintomi extrapiramidali e un aumentato rischio di ictus e morte negli anziani. Gli anticonvulsivanti (es. valproato) possono essere utili per controllare l'aggressività. I sedativi sono raccomandati solo per un uso a breve termine.
Le Prassie e la Demenza: Mantenere l'Autonomia attraverso il Movimento
Le prassie, dal greco "praxis", indicano le procedure necessarie all'esecuzione di un compito motorio. Riguardano la capacità di trasformare un'idea in azione: guidare un'automobile, preparare un piatto conosciuto, vestirsi. Nella demenza, possono manifestarsi deficit nelle prassie, compromettendo l'autonomia nelle attività quotidiane.
La disprassia e l'aprassia sono disturbi della capacità di compiere gesti coordinati e diretti a un determinato fine. L'intervento riabilitativo può consistere nel guidare il movimento volontario in modo lento, fare riconoscere al paziente il singolo movimento legandolo concettualmente ai suoi diversi significati, proponendo situazioni in cui usarlo e stimolando il movimento con diverse modalità percettive (propriocettiva, tattile, visiva, uditiva).
Si possono mostrare immagini con le varie posizioni del corpo, fare riprodurre singoli movimenti, mostrare le concatenazioni di diversi movimenti e legare il movimento a definizioni semantiche. È fondamentale avere un obiettivo ecologico e funzionale nella riabilitazione, puntando a recuperare gesti che permettano un miglioramento efficace dell'autonomia.
Esempi di attività per allenare le prassie includono:
- Attività di manipolazione di oggetti: come piegare un panno, infilare bottoni, utilizzare attrezzi da cucina.
- Gesti comunicativi: come salutare, fare cenni di assenso o dissenso.
- Attività quotidiane: come preparare un caffè, lavarsi i denti, pettinarsi.
- Esercizi specifici: soffiare (su candele, in palloncini, in strumenti a fiato).
Nell'aprassia ideativa, il paziente non sa cosa fare con un oggetto, pur potendo eseguire gesti per imitazione. Nell'aprassia costruttiva, invece, il paziente non è in grado di mettere insieme elementi per formare un modello. Queste difficoltà colpiscono più frequentemente i muscoli delle braccia, meno quelli delle gambe e del viso, e sono spesso associate a lesioni delle aree parietali e frontali dell'emisfero dominante.
L'Importanza dei Test Specifici per la Diagnosi Precoce
Studi recenti evidenziano come, anche nelle fasi iniziali di deterioramento cognitivo, siano presenti deficit motori che possono essere rilevati con test specifici. Questi deficit, che riguardano in particolare il tono muscolare e la coordinazione dinamica, ma anche la motricità fine, l'equilibrio e la variabilità del passo, possono essere utili per orientare verso una diagnosi precoce.
L'integrazione della valutazione delle abilità motorie con quella cognitiva permette di ottenere un quadro più completo dello stato di salute dell'individuo e di identificare precocemente i segni di declino. L'utilizzo di strumenti come l'Exam Geronto-Psichomoteur (EGP) consente di valutare contemporaneamente aspetti cognitivi e motori, fornendo dati preziosi per la definizione di piani di intervento psicomotorio personalizzati.
La valutazione precoce dei disturbi motori, insieme ai deficit cognitivi, può contribuire a migliorare il benessere e a mantenere l'autonomia nel tempo, rallentando la progressione della malattia e migliorando la qualità della vita dei pazienti affetti da demenza.
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