Disprassia e Difficoltà Deambulatorie: Comprendere le Cause e Identificare i Rimedi
La disprassia è un disturbo della coordinazione motoria che interferisce con la capacità di pianificare ed eseguire gesti quotidiani, influenzando autonomia, apprendimento e partecipazione alle attività scolastiche. Parallelamente, i problemi di deambulazione colpiscono milioni di persone, in particolare gli anziani, limitando la capacità di muoversi in modo sicuro e autonomo. Comprendere le cause e le soluzioni disponibili per entrambe queste condizioni è essenziale per migliorare la qualità della vita di chi ne soffre.
Segnali Precoci e Riconoscimento della Disprassia
Nei bambini, i campanelli d’allarme che possono suggerire una possibile disprassia includono difficoltà persistenti nell’imparare gesti quotidiani (vestirsi, usare posate), goffaggine accentuata, problemi nel disegno o nel copiare forme semplici, lentezza nei giochi che richiedono coordinazione e scarsa confidenza nei movimenti. In età prescolare, il disturbo è più evidente perché interferisce in maniera significativa con le attività quotidiane. Spesso la disprassia impedisce al bambino di contare sulle stesse risorse dei compagni e questo può aumentare il suo senso di frustrazione, inadeguatezza, diversità, esclusione, dando origine a comportamenti disadattivi o manifestazioni di disagio psicologico.
La disprassia è caratterizzata dalla difficoltà nel coordinare i movimenti necessari per compiere un’azione volontaria. Può riguardare sia la motricità globale sia specifiche aree del corpo (mani, occhi, bocca…). I dati ci dicono che la disprassia è presente nel 6% della popolazione tra i 6 e i 15 anni e che coinvolge tre volte di più i maschi rispetto alle femmine. Tutte le volte che eseguiamo un’azione non compiamo solo un atto motorio (ovvero la somma di più gesti), bensì mettiamo all’opera numerose abilità e processi, ovvero l’elaborazione sensoriale, le competenze motorie, le funzioni esecutive, la consapevolezza spazio-temporale, l’organizzazione del pensiero. I soggetti con disprassia, pur avendo un adeguato livello di intelligenza, hanno difficoltà a programmare ed eseguire atti motori in serie finalizzati a un preciso scopo. Come approfondiremo più avanti, i bambini con disprassia appaiono instabili, goffi e maldestri, mostrano difficoltà motorie o verbali e risultano lenti e imprecisi.

Distinguere la Disprassia dalla Normale Goffaggine
La goffaggine fisiologica, tipica dei bambini piccoli, tende a ridursi con la crescita e con l’esperienza motoria. Nella disprassia, invece, la difficoltà è più marcata, persistente e interferisce con attività quotidiane, gioco e partecipazione a scuola. Il bambino può faticare a pianificare il movimento, non solo a eseguirlo. I bambini con disprassia hanno difficoltà nel compiere azioni che, in relazione alla loro età, sono considerate semplici (allacciarsi le scarpe, fare le scale, articolare le parole, mangiare senza sporcarsi), dunque possono ricevere spesso commenti di questo tipo: «Ma davvero non ci riesci?!», «Guarda che pasticcio hai combinato!», «Perché non ti impegni un po’ di più?». Queste frasi risultano fuori luogo, perché non tengono conto del fatto che a questi bambini non mancano né l’impegno né la voglia, bensì alcune abilità indispensabili per portare a termine con successo delle azioni intenzionali.
La Complessità della Valutazione Multidisciplinare
La valutazione per sospetta disprassia è di solito multidisciplinare e comprende osservazione clinica, test standardizzati sulle abilità motorie e sulla pianificazione del gesto, oltre alla raccolta di informazioni da famiglia e scuola. Questo permette di individuare punti di forza e difficoltà, e di costruire un percorso personalizzato. È un processo collaborativo, che aiuta a capire quali strategie possono facilitare l’autonomia del bambino nella vita quotidiana.
Spesso la disprassia può manifestarsi insieme ad altre patologie, e questo può complicare il quadro clinico, oltre a rendere difficile il riconoscimento del disturbo. Come approfondiremo più avanti, i bambini con disprassia appaiono instabili, goffi e maldestri, mostrano difficoltà motorie o verbali e risultano lenti e imprecisi.
Tipologie di Disprassia e Manifestazioni Specifiche
A seconda delle aree del corpo e delle funzioni coinvolte, sono state riconosciute diverse tipologie di disturbo, tutte racchiuse nel termine “disprassia motoria”. Troveremo dunque la disprassia generalizzata (quando coesistono diverse forme di disprassia), la disprassia dell’abbigliamento (difficoltà nell’eseguire la giusta sequenza per indossare i vestiti, slacciare le scarpe, abbottonare la giacca…), degli arti superiori, della scrittura (per approfondire, rimandiamo alla lettura del nostro articolo sulla disgrafia), dello sguardo (fatica nell’inseguimento visivo o nel fissare lo sguardo, nella stima delle distanze, nella copiatura dalla lavagna), della marcia (gattonare, camminare, salire/scendere le scale eccetera), del disegno, la disprassia costruttiva (difficoltà nel ricostruire modelli come i puzzle o ricreare con le costruzioni seguendo le istruzioni), la disprassia orale (difficoltà nella gestione del cibo con la bocca) e la disprassia verbale (assenza di linguaggio o linguaggio scarsamente comprensibile a causa della difficoltà nell’articolazione verbale). Quest’ultima viene denominata anche Disprassia Verbale Evolutiva (DVE) e si colloca tra i disordini della sfera comunicativo-linguistica. L’eloquio dei bambini con DVE è spesso molto alterato, rallentato e poco comprensibile perché non riescono a organizzare e coordinare i movimenti di mandibola, labbra e lingua per poter produrre il messaggio verbale.

La Relazione tra Dislessia e Disturbi della Coordinazione Motoria
Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che dislessia e difficoltà di coordinazione motoria hanno la stessa radice. Spesso vengono fatte diagnosi separate: dislessia, disgrafia, disprassia, disturbo della coordinazione motoria. Ma la scienza ci dice qualcosa di diverso. Il Disturbo della Coordinazione Motoria (in inglese DCD - Developmental Coordination Disorder) è una condizione che colpisce circa il 5-6% dei bambini in età scolare. Il bambino viene spesso descritto come "goffo", "imbranato", "maldestro". Ecco il punto cruciale: dislessia e disturbo della coordinazione motoria si presentano spesso insieme. In altre parole: se tuo figlio è dislessico e anche "goffo", non ha due problemi diversi.
Il punto chiave: Gubbay (1975-1985) osservò che i bambini "goffi" non erano solo maldestri: molti non sapevano scrivere e disegnare. Ecco perché la dislessia è stata definita una "disprassia sequenziale": entrambe derivano da una difficoltà nell'elaborare sequenze in modo automatico. Nel caso della lettura, sono sequenze di lettere e suoni. In sintesi: Il bambino dislessico non ha un "deficit di lettura" come problema isolato. Ha un cervello che elabora le informazioni in modo diverso - visivo e globale invece che sequenziale e lineare. Spesso questi bambini vengono etichettati come "poco impegnati" o "distratti". Attenzione: La ricerca ha dimostrato che le difficoltà motorie non migliorano spontaneamente con la crescita.
Se tuo figlio è dislessico e anche "goffo" nei movimenti, ora sai che non sono problemi separati. Questo non significa che sia "difettoso" o "malato". La buona notizia? Quando si lavora sulla radice del problema - insegnando nel modo in cui il suo cervello funziona naturalmente - i miglioramenti si vedono su tutti i fronti. Tuo figlio non ha bisogno di essere "riparato".
Non tutti i bambini dislessici hanno anche difficoltà di coordinazione evidenti. La comorbidità è frequente, ma non automatica. Le difficoltà di coordinazione possono manifestarsi anche nella scrittura (disgrafia), nel disegno e nell'organizzazione dello studio. Per una valutazione completa, il riferimento è un neuropsichiatra infantile o uno psicologo specializzato in età evolutiva. Le ricerche dicono che nel 50-70% dei casi le difficoltà persistono oltre l'infanzia. I bambini imparano ad adattarsi e ad evitare le situazioni difficili, ma il problema di base rimane se non viene affrontato.
Come combattere disprassia e dislessia
Le Cause della Disprassia: Immaturità delle Reti Neurali
Come per altri disturbi complessi del neurosviluppo, le cause della disprassia sono ad oggi ancora poco chiare e indefinite. Al momento non risulta che la disprassia sia dovuta a particolari lesioni cerebrali, e l’ipotesi più accreditata è che sia correlata piuttosto a un’immaturità delle reti neurali.
Nel corpo, movimento e motricità, nell’immaginario collettivo occidentale, vengono spesso considerati come separati da mente, idee e intelligenza. A partire da questa integrazione si genera un’idea motoria, che deve poi arrivare in modo veloce ed efficiente dal cervello fino ai muscoli. Quando invece sono evidenti difficoltà motorie nei primi anni di vita, si può pensare che ciò possa essere dovuto a una funzione alterata tra quelle alla base del movimento, come vista o udito. I bambini con questo disturbo risultano impacciati, scoordinati, lenti nel loro movimento. Un problema ulteriore è l’attuale mancanza di consapevolezza comune riguardo al Disturbo della Coordinazione Motoria, proprio perché si è portati a pensare che un semplice impaccio non possa avere grandi conseguenze.
Strategie di Supporto e Interventi Riabilitativi
Una volta ultimata la valutazione, è importante intraprendere un’adeguata terapia per la disprassia, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei piccoli pazienti. Si lavora per ridurre le difficoltà connesse al disturbo, potenziare le abilità coinvolte nell’esecuzione delle azioni intenzionali, si compensano i limiti per permettere al bambino disprassico di portare avanti con successo le attività quotidiane. Gli interventi si rivelano tanto più efficaci, quanto più precocemente vengono attuati, e la riabilitazione viene personalizzata e “cucita su misura” per ogni bambino, in base alle specifiche caratteristiche e unicità di quest’ultimo.
La disprassia non è una condizione statica e immutevole. Va specificato che non esistono cure per la disprassia poiché non si tratta di una malattia, bensì, come abbiamo già specificato, di una condizione. Per ridurre le difficoltà, oltre a intraprendere una terapia con operatori qualificati, è opportuno adottare alcune strategie e accortezze nei contesti di vita quotidiana.
Sono utili routine chiare, istruzioni brevi, attività suddivise in passaggi semplici e tempi adeguati per completare i compiti. A scuola possono essere proposti strumenti compensativi (come schemi visivi o adattamenti nei compiti grafici) e attività motorie graduali. Se le difficoltà di coordinazione sono molto marcate, può essere utile anche un supporto specifico di psicomotricità. Si può anzitutto guardare alle abilità motorie, che siano fluenti in tutti i distretti corporei: braccia, tronco, gambe, bocca e mani. Si propongono giochi tattili, sensoriali, con forte componente emotiva, che sperimentino il piacere del movimento, dal globale al particolare. Con la crescita del bambino, il lavoro diventa più ideativo e di pianificazione, mentre dal punto di vista motorio si può effettuare un allenamento mirato.
Problemi di Deambulazione: Cause e Soluzioni
La deambulazione è la capacità di camminare in modo autonomo e coordinato. Avere problemi di deambulazione significa incontrare difficoltà nel movimento, spesso manifestate con instabilità, inciampi frequenti, rigidità muscolare o andatura alterata. Chi soffre di problemi deambulatori può sentirsi limitato anche nei gesti più semplici della quotidianità, come alzarsi dal letto, attraversare una stanza o uscire di casa.
I disturbi della deambulazione possono avere origine da molteplici fattori. Problemi ortopedici (es. artrosi, fratture), neurologici (es. Parkinson, ictus, neuropatie), muscolari (es. distrofie), vestibolari (legati all’equilibrio), o anche legati all’età e alla diminuzione della massa muscolare e della forza.
I principali sintomi dei disturbi della deambulazione includono: difficoltà a iniziare il passo, camminata rallentata o trascinata, perdita dell’equilibrio, oscillazioni laterali, rigidità muscolare o tremori.

Diagnosi e Strumenti di Supporto per la Deambulazione
Per affrontare efficacemente i problemi deambulatori, è fondamentale iniziare da una diagnosi accurata. Il medico specialista - spesso un neurologo, fisiatra o ortopedico - raccoglie l’anamnesi del paziente per valutare la storia clinica e le eventuali condizioni preesistenti. In base ai risultati, si può ricorrere a ulteriori esami strumentali come risonanza magnetica, elettromiografia o test dell’equilibrio per approfondire la causa del disturbo.
Quando la persona non riesce più a camminare in sicurezza da sola, può essere necessario introdurre uno strumento per recuperare la deambulazione. Deambulatori: ideali per chi ha una ridotta stabilità generale. Questi strumenti devono essere scelti in base al grado di autonomia della persona, sempre sotto consiglio medico o di un terapista.
Negli anziani, i problemi di deambulazione sono particolarmente frequenti. Con l’età, è fisiologico che alcuni parametri dell’andatura cambino: si accorcia il passo, si riduce la velocità e si amplia la base di appoggio per aumentare la stabilità. Alcuni segni, come l’instabilità marcata, l’andatura a piccoli passi o la necessità di aggrapparsi ai mobili per camminare, possono essere sintomo di disturbi sottostanti. Infine, aiutare una persona a deambulare significa non solo offrire un supporto fisico, ma anche garantire sicurezza emotiva, autonomia e dignità.
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