Mafia e Servizi Sociali: Un Legame Pericoloso tra Collusione e Devianza
L'intreccio tra le organizzazioni mafiose e il settore dei servizi sociali rappresenta una delle sfaccettature più insidiose e complesse del fenomeno mafioso contemporaneo. Lungi dall'essere confinate alle attività criminali tradizionali, le mafie hanno dimostrato una crescente capacità di infiltrarsi e condizionare settori nevralgici dell'economia legale, tra cui spicca quello dei servizi alla persona e del welfare. Questa infiltrazione non si limita alla mera acquisizione di risorse economiche, ma mira a consolidare il consenso sociale, erodere la fiducia nelle istituzioni e perpetrare un modello di potere basato sulla collusione e sulla devianza.
L'Evoluzione delle Mafie: Dall'Economia Locale all'Infiltrazione Sistemica
Le trasformazioni delle mafie negli ultimi decenni hanno disegnato un quadro in cui la violenza e l'intimidazione, pur non scomparendo, cedono sempre più il passo a strategie di collusione e di penetrazione nell'economia legale. Questo mutamento strategico, come evidenziato dalla Commissione Antimafia, impone una rimeditazione degli strumenti di contrasto, orientandoli maggiormente verso i "fattori di contesto" - le condizioni politiche, sociali ed economiche che favoriscono la genesi e la riproduzione delle mafie.
Tradizionalmente, le attività mafiose erano circoscritte alla società locale, abbracciando settori come l'edilizia, gli appalti e il commercio. Tuttavia, un aspetto di estremo interesse è che i mafiosi non sono attori economici dotati di elevate capacità imprenditoriali; essi infatti continuano a fare affari soprattutto in settori tradizionali e, anche quando allargano il raggio d'azione verso ambiti più innovativi, raramente danno prova di possedere particolari abilità manageriali, tecniche e finanziarie. Nei mercati le mafie possono ricoprire anche ruoli violenti per il presidio o il controllo delle attività. I mafiosi non sono altro rispetto all'area grigia, ma si collocano al suo interno. Se gli organi di contrasto penale sono deputati alla repressione dei nuclei organizzativi, delle loro propaggini e dei loro supporti "esterni" in base alle responsabilità penali soggettive, alla politica e alle politiche spetta il compito di proporre correttivi "di sistema" in grado di modificare i contesti d'azione, ovvero il funzionamento dell'area grigia.
Nei mercati illeciti, le mafie esprimono evidenti capacità di attivare reti internazionali di contrabbando, contraffazione e distribuzione. Una certa debolezza di regolazione riguarda anche i mercati privati di tipo legale maggiormente vulnerabili. In generale, si tratta dei settori connotati da un elevato numero di piccole imprese, basso sviluppo tecnologico, lavoro non qualificato e basso livello di sindacalizzazione, dove il ricorso a pratiche non propriamente conformi con la legalità formale diviene prassi diffusa, anche per l'assenza di corpi intermedi con funzioni di controllo (esempio: evasione fiscale e contributiva, sommerso, lavoro irregolare). Le imprese mafiose rivelano un'elevata capacità di realizzare profitti proprio per la possibilità di avvalersi di mezzi preclusi alle imprese lecite nella regolamentazione della concorrenza, nella gestione della forza lavoro, nei rapporti con lo Stato, nella disponibilità di risorse finanziarie. Eppure, gli interessi dei mafiosi per l'economia legale continuano a essere attratti prevalentemente dall'economia pubblica, che si presenta in forma di "mercato protetto", caratterizzato da finanziamento pubblico, concorrenza ridotta e condizioni di rendita.

Il Settore delle Cooperative Sociali Sotto la Lente
Un caso emblematico di questa infiltrazione si è verificato nel sistema cooperativo italiano, in particolare nello scandalo "Mafia Capitale". Questo evento ha rivelato una rete di attività illecite finalizzate al controllo economico e alla manipolazione degli appalti pubblici, coinvolgendo cooperative sociali e altre organizzazioni del Terzo Settore. Le istituzioni della Pubblica Amministrazione (PA) e le altre organizzazioni del Terzo Settore che avevano strette collaborazioni con il mondo cooperativo hanno reagito prendendo subito le distanze dalle cooperative coinvolte, ma la stigmatizzazione si è rapidamente diffusa all'intero ecosistema cooperativo.
Le cooperative sociali, definite come quelle realtà che hanno come obiettivo principale il supporto a pubblici fragili o alla comunità nel suo insieme, perseguono un obiettivo sociale attraverso un'attività economica. Competono sul mercato e vendono prodotti e servizi per soddisfare le esigenze dei loro principali beneficiari e quelle della comunità cui appartengono. Dunque, si distinguono per il loro impegno a favore di persone fragili o dell'intera comunità, mirando a generare obiettivi sociali più ampi, ed operano dal lato economico in modo puramente strumentale. In Italia, nel 2024, si contano circa 14.000 cooperative sociali attive, che operano nell'ambito dei servizi alla persona o dell'inserimento di lavoratori svantaggiati, occupando complessivamente oltre 500.000 persone e generando un fatturato di circa 17 miliardi di euro.

Storicamente, le cooperative sociali hanno operato in stretta collaborazione con le Pubbliche Amministrazioni (PA) e con organizzazioni del Terzo Settore, configurandosi come un sistema di relazioni economiche, sociali e istituzionali fortemente interconnesso, un vero e proprio "field" nel linguaggio sociologico. Tuttavia, l'aumento del debito pubblico e le normative europee hanno spinto le PA verso un approccio più competitivo nella gestione dei servizi, portando le cooperative sociali a dover bilanciare l'impatto sociale con la sostenibilità economica. L'applicazione sempre più diffusa della logica della concorrenza ha modificato in modo sostanziale la natura dei rapporti tra enti pubblici e cooperative sociali, trasformandoli da un paradigma collaborativo a uno competitivo.
È in questo contesto che, nel 2014, è emersa l'attività illecita della cooperativa sociale "29 Giugno" a Roma, coinvolta in attività illegali legate all'assegnazione degli appalti. L'inchiesta ha fatto luce su una rete di cooperative connesse che condividevano parte delle pratiche illecite, portando l'intero "field" delle cooperative sociali sotto accusa e alimentando una generalizzata stigmatizzazione del movimento cooperativo.
Il Metodo Mafioso nell'Area Grigia: Collusione e Maladministration
La collusione tra mafia e servizi sociali si manifesta spesso attraverso la "maladministration", ovvero la cattiva gestione delle risorse pubbliche e dell'attività amministrativa che viene sviata dall'interesse collettivo. Questa dinamica alimenta la sfiducia dei cittadini e crea un terreno fertile per l'infiltrazione criminale. La collaborazione tra Avviso Pubblico e l'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) mira proprio a rafforzare la Pubblica Amministrazione, promuovendo trasparenza, responsabilità e cultura della legalità.
Il Presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, ha sottolineato l'intima connessione tra corruzione e mafia, affermando che "promuovere buona amministrazione e trasparenza aiuta a combattere anche il crimine organizzato". Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico, ha evidenziato come questo accordo si rivolga agli amministratori e ai decisori pubblici a ogni livello territoriale, le cui scelte incidono direttamente sulla vita delle comunità: dall'urbanistica ai servizi sociali, dagli appalti alla gestione delle risorse pubbliche.
Antimafia: "Infiltrazione negli appalti pubblici"
La corruzione, infatti, erode risorse preziose destinate ai servizi, priva i cittadini di diritti fondamentali e minaccia la tenuta democratica dei territori. Per contrastare questo fenomeno, è fondamentale non solo l'attività repressiva, ma anche la creazione di "anticorpi" nella Pubblica Amministrazione e nella società, attraverso regole di prevenzione, buona amministrazione e trasparenza.
L'Impatto della Pandemia: Nuove Opportunità per la Criminalità
La pandemia di COVID-19 ha rappresentato un'occasione per la criminalità organizzata di rafforzare il proprio consenso sociale, sostituendosi, in alcuni casi, all'assistenza pubblica. Segnalazioni da diverse regioni italiane indicano come clan e organizzazioni criminali abbiano sfruttato la crisi per offrire aiuti economici e beni di prima necessità a famiglie e imprese in difficoltà. Questo "welfare" mafioso, tuttavia, non crea benessere, ma lega a sé le persone per poi stritolarle, spesso attraverso prestiti a tassi usurari.
Il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, ha avvertito che "il consenso sociale è una parte del loro piano di espansione". La criminalità approfitta della pandemia per acquisire consenso e fedeltà, a discapito dello Stato, e per legare a sé cittadini e imprenditori vulnerabili. La Banca d'Italia ha richiesto a banche e intermediari finanziari di intensificare gli obblighi antiriciclaggio, a testimonianza del rischio di riciclaggio di denaro e di finanziamento illecito legato a queste attività.

In questo scenario, la presenza attiva di associazioni come Libera e di altre realtà del Terzo Settore diventa cruciale. Offrire un'alternativa concreta, basata sull'aiuto disinteressato e sul supporto alle comunità, è l'unico modo per contrastare l'avanzata del consenso mafioso. La soluzione, come sottolinea Lillo Gangi, referente di Libera a Palermo, è "esserci, esserci noi come associazioni e come Stato".
La Prospettiva del Servizio Sociale Professionale
Di fronte alla complessità del fenomeno mafioso e alla sua infiltrazione nei servizi sociali, emerge la necessità di un approccio multidisciplinare e integrato. La tesi di laurea in Servizio Sociale che propone "Il Servizio sociale professionale alla guida di una équipe multidisciplinare: un esperimento di groupwork e di communitywork per la prevenzione del fenomeno mafioso" evidenzia come le discipline caratterizzanti il Servizio Sociale possano offrire risposte concrete alla complessità dei problemi legati alla criminalità organizzata.
La figura dell'assistente sociale, con la sua capacità di operare sia a livello micro (individuale) che macro (sociale), può svolgere un ruolo fondamentale nella comprensione delle dinamiche che sottendono il disagio e l'adesione ai circuiti criminali. L'esperienza di volontariato a supporto dei testimoni di giustizia e la documentazione dell'agire mafioso e della comunità attiva e solidale, come quella promossa dall'emittente televisiva Telejato, dimostrano come sia possibile costruire percorsi di trasformazione e promuovere una cultura della legalità e della responsabilità.
L'utilizzo di risorse confiscate alle mafie per il benessere delle comunità, l'incentivazione di soluzioni intelligenti e creative da parte dei cittadini, e la promozione di una visione comune che superi la mera "legalità" per abbracciare la "responsabilità" sono passi fondamentali per contrastare efficacemente l'infiltrazione mafiosa nei servizi sociali e per costruire una società più giusta e resiliente.
Antimafia: "Infiltrazione negli appalti pubblici"
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