Allevamenti Bufalini: Gestione delle Malattie, Sicurezza e Sostegno alla Filiera

Il settore degli allevamenti bufalini in Italia, con una concentrazione significativa in Campania, affronta sfide complesse che spaziano dalla gestione delle malattie endemiche alla sicurezza dei lavoratori e alla sostenibilità economica. La provincia di Caserta, in particolare, rappresenta un epicentro per l'allevamento bufalino, ospitando una quota considerevole del bestiame nazionale. Tuttavia, la filiera è attualmente sotto pressione a causa della diffusione di zoonosi, come la brucellosi, che minacciano la salute degli animali e l'intera economia del settore.

La Minaccia delle Zoonosi: Brucellosi e Tubercolosi

Le zoonosi, malattie trasmissibili tra animali e esseri umani, rappresentano una delle preoccupazioni più pressanti per gli allevatori. Tra queste, la brucellosi e la tubercolosi hanno un impatto devastante, portando spesso all'unica soluzione attuabile fino ad oggi: il macello degli animali infetti. A Caserta, la situazione è particolarmente critica, con un numero elevato di aziende attualmente focolaio di infezione per la brucellosi. Queste aziende ospitano decine di migliaia di capi sotto osservazione sanitaria, una cifra che incide pesantemente sulla percentuale di bestiame bufalino nazionale presente nella regione.

Mappa della Campania con evidenziate le province a maggiore concentrazione di allevamenti bufalini

Le normative vigenti prevedono l'abbattimento degli animali infetti e l'implementazione di norme di sicurezza sanitaria e buone pratiche agricole per prevenire il contagio. Tuttavia, secondo le denunce di organizzazioni come Confagricoltura Caserta, manca un'azione preventiva concreta e risolutiva. I controlli sanitari effettuati dai veterinari delle ASL vengono spesso praticati in ritardo rispetto ai tempi previsti, con referti che subiscono ulteriori ritardi significativi. Questi tempi dilatati favoriscono lo sviluppo e la diffusione delle malattie, rendendo inefficaci le misure pianificate.

Proposte per un Nuovo Modello di Gestione

Di fronte a questa emergenza, emergono proposte concrete per un cambio di paradigma nella gestione del settore. È fondamentale ristabilire un clima di reciproca fiducia tra istituzioni e allevatori, con un nuovo modello di relazione che vada oltre il mero controllo. Le istituzioni dovrebbero assumere un ruolo di sostegno e affiancamento alle aziende, implementando azioni concrete e rispondendo alle proposte avanzate dagli allevatori.

Una delle soluzioni più discusse è l'introduzione del vaccino. Sebbene la sua complessità e delicatezza richiedano una gestione ottimale, eventualmente con il supporto di una task force dedicata, il vaccino è considerato uno strumento indispensabile, soprattutto nelle aree dove la diffusione del batterio è fuori controllo. Si auspica un piano di medio-lungo periodo che metta in sicurezza il bestiame giovane attraverso la vaccinazione e che preveda una sperimentazione sull'efficacia del vaccino anche sugli animali adulti.

Oltre alla vaccinazione, è essenziale destinare specifiche risorse alla riqualificazione e all'ammodernamento delle strutture degli allevamenti. Un investimento mirato in questo senso, che forse è mancato in passato, potrebbe prevenire le attuali condizioni critiche. L'istituzione di un veterinario aziendale, che possa identificare in via preventiva animali sospetti attraverso prove e prelievi autonomi, rappresenta un ulteriore passo avanti nella gestione della salute animale.

Gestione dei Reflui Zootecnici e Normative Ambientali

Un aspetto critico nella gestione degli allevamenti bufalini riguarda i reflui zootecnici. Le nuove regole regionali per l'utilizzazione dei reflui nei campi, con particolare attenzione alle zone sensibili all'inquinamento da nitrati, avranno conseguenze significative. Queste normative comporteranno una progressiva riduzione del numero di capi per superficie aziendale o la necessità di acquisire terreni aggiuntivi.

Le delibere regionali in materia si basano su campagne di rilevazioni effettuate dall'ARPAC. Tuttavia, vi sono contestazioni riguardo alla metodologia di campionamento e all'attribuzione delle cause dell'inquinamento da nitrati. Mentre l'ARPAC tende a imputare l'inquinamento agli scarichi agricoli e zootecnici, gli allevatori sottolineano il ruolo predominante dei reflui urbani.

La gestione dei reflui zootecnici presenta sfide operative. La legge prevede la possibilità di spandimento nei campi per concimazione dopo un periodo di "stagionatura", ma vi sono divieti assoluti durante i periodi di pioggia intensa e dal 1° dicembre al 31 febbraio. Per evitare l'accumulo, si richiede la possibilità di concedere giorni straordinari per lo spandimento, recuperando i giorni di pioggia.

Schema illustrativo del ciclo di gestione dei reflui zootecnici in un allevamento

La Filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP

La politica è chiamata a dare risposte concrete alla filiera bufalina, un comparto fondamentale per l'economia della provincia di Caserta e non solo. Il sostegno e l'investimento di risorse significative sono cruciali per la riqualificazione del sistema produttivo lattiero-caseario, in particolare per la produzione della Mozzarella di Bufala Campana DOP. Questo prodotto rappresenta un valore aggiunto che deriva direttamente dal latte di bufala e contribuisce in modo sostanziale al PIL agroalimentare.

Aiuti Economici e Sostegno al Settore Zootecnico

Il Decreto Ministeriale 8 luglio 2022 ha introdotto un intervento a favore dei produttori del comparto zootecnico, prevedendo aiuti eccezionali per i danni indiretti subiti a seguito dell'aggressione della Russia contro l'Ucraina. Questi aiuti mirano a ristorare i produttori dall'incremento dei costi e dalla riduzione delle scorte di alimentazione animale. Un'attenzione particolare è rivolta agli agricoltori che adottano metodi di produzione rispettosi dell'ambiente e del clima, con un occhio di riguardo al benessere animale.

Biosicurezza negli Allevamenti Bufalini

La biosicurezza, definita come l'insieme delle procedure volte a limitare il rischio di ingresso o diffusione di patogeni, è un aspetto ormai imprescindibile. Nell'ottica del "One Health", che considera la salute umana, animale e ambientale interconnesse, l'applicazione di misure di biosicurezza è normata per ogni specie zootecnica.

Per gli allevamenti bufalini in Campania, il DGR n. 104 dell'08/03/2022 definisce i requisiti di biosicurezza per il contenimento di brucellosi e tubercolosi. La biosicurezza si articola in due forme: esterna e interna.

Biosicurezza Esterna

La biosicurezza esterna mira a impedire l'ingresso di nuovi patogeni in azienda e a evitare la loro fuoriuscita nell'ambiente. Le misure principali includono:

  • Suddivisione dell'azienda in zone: ZAC (zona ad accesso controllato o "sporca"), ZAR (zona ad accesso ristretto o "pulita") e zona filtro. La ZAC, distante dalla stabulazione, funge da parcheggio, mentre la zona filtro è destinata al carico/scarico di veicoli non aziendali. La ZAR comprende i box degli animali, accessibili solo a operatori muniti di DPI.
  • Recinzione perimetrale: Per impedire l'ingresso di animali sinantropi.
  • Cancelli: A chiusura dei passaggi carrabili.
  • Presidi di disinfezione: In entrata e uscita dall'azienda, con aree dedicate al lavaggio e sanificazione dei mezzi aziendali in ZAC.
  • Ingressi separati: Per fornitori (alimenti e reflui), distanti dalle aree di stabulazione.
  • Distanze di sicurezza: Da altre aziende zootecniche (minimo 500 m) e agroalimentari.
  • Area dedicata: Per lo stoccaggio coperto e recintato di carcasse e feti abortiti (Sottoprodotti di Origine Animale - SOA).
  • Area di quarantena: Adeguatamente dimensionata per il ripopolamento, lontana dalla ZAR.
  • Spogliatoi: Per operai e visitatori in zona filtro.
  • Segnaletica: Opportuna per le diverse zone e box animali.

Biosicurezza Interna

La biosicurezza interna si concentra sul contenimento della circolazione dei patogeni all'interno dell'allevamento. Le misure chiave comprendono:

  • Compartimentazione: Suddivisione per categorie di animali (stato fisiologico o fasce d'età).
  • Gestione delle vasche di stoccaggio reflui: Ben delimitate e lontane dai box.
  • Gestione del personale: Gli operatori devono lavorare esclusivamente per un allevamento, ricevere aggiornamenti periodici e disporre sempre di DPI aziendali e materiale monouso.
  • Tracciabilità: Monitoraggio degli spostamenti animali e degli scarichi dei fornitori.
  • Fecondazione artificiale: Consigliata per ridurre il rischio di trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili.

Sicurezza dei Lavoratori nel Settore Bufalino

La Direzione regionale per la Campania dell'INAIL ha condotto una ricerca approfondita sui rischi per la sicurezza dei lavoratori nel settore bufalino. Questo settore agricolo, tra i più a rischio infortuni, impiega prevalentemente manodopera straniera ed è caratterizzato da una notevole complessità. La coesistenza di processi produttivi specializzati, diversi sistemi di coltivazione e allevamento, e attività di diversificazione (vendita diretta, turismo, didattica) aumenta le interazioni e i soggetti potenzialmente coinvolti.

Il progetto INAIL ha coinvolto diversi enti e istituzioni per valutare le patologie connesse al lavoro con animali e ai loro ambienti. Attraverso visite aziendali e Focus Group con gli allevatori, si è cercato di costruire buone prassi e sensibilizzare le imprese sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

Poster informativo sui rischi negli allevamenti bufalini

Rischi Specifici e Buone Prassi

La pubblicazione INAIL dedica particolare attenzione ai rischi nella stalla, con un focus sulla movimentazione degli animali. Questa attività, essenziale per la crescita e la redditività, espone gli addetti al contatto diretto con gli animali e risulta pertanto molto rischiosa. Le operazioni di spostamento, che possono coinvolgere più operatori e richiedere l'ingresso tra gli animali, comportano pericoli quali corna, calci, schiacciamenti e cariche.

Per prevenire questi rischi, è fondamentale instaurare un rapporto di rispetto con gli animali, evitando atteggiamenti violenti e comportamenti aggressivi. Le bufale devono essere abituate fin da piccole al contatto con i lavoratori. La gestione delle condizioni ambientali, come pavimenti bagnati o scivolosi, e il rischio biologico da contatto con fluidi organici e deiezioni, accentuato in caso di animali malati, sono ulteriori fattori di rischio.

Le schede di buone prassi contenute nel documento forniscono indicazioni precise per la movimentazione degli animali, la gestione della stalla, della sala mungitura, dei box parto e dei tori. Tra le misure di prevenzione per la movimentazione degli animali si segnalano:

  • Presenza di almeno 2 persone: Per il contatto traumatico con gli animali.
  • Evitare ore più calde: Per la movimentazione.
  • Avvicinarsi lentamente: Senza movimenti bruschi.
  • Vie di fuga adeguate: Con varchi di 35-40 cm.
  • Corridoi di larghezza adeguata: Solo di poco superiore a quella dell'animale.
  • Contatto calmo: Preavvertendo l'animale con la voce.
  • Evitare indumenti svolazzanti.
  • Indossare scarpe antinfortunistiche.
  • Pavimenti antiscivolo: E manutenzione per evitare buche e dislivelli.
  • Ausili meccanici: Per la movimentazione manuale di carichi pesanti.
  • Formazione/addestramento degli operatori.
  • Pulizia e disinfezione della stalla: E rimozione tempestiva di deiezioni.
  • Profilassi degli animali e informazioni veterinarie.
  • Indossare sempre tuta da lavoro e stivali: E indumenti impermeabili, guanti, mascherina, occhiali per operazioni specifiche.

Il documento INAIL sottolinea l'importanza della formazione dei lavoratori e dell'uso corretto dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI).

Identificazione e Tracciabilità degli Animali

Un sistema efficace di identificazione e tracciabilità è fondamentale per la gestione sanitaria e la sicurezza alimentare. Ogni capo bufalino deve essere identificato tramite marche auricolari apposte su entrambi i padiglioni. Queste informazioni vengono registrate nella Banca Dati Nazionale (BDN), dalla quale è possibile stampare un "Passaporto" che accompagna l'animale in ogni spostamento, dall'allevamento di origine fino allo stabilimento di macellazione.

La BDN, riconosciuta pienamente operativa dalla Commissione Europea, rappresenta uno strumento essenziale per il monitoraggio del bestiame. In Italia, al 31 dicembre 2015, si contavano oltre 375mila capi di bufali, con la maggior parte concentrata in Campania, dove operano quasi 1.500 aziende di allevamento.

Sfide e Prospettive Future

La filiera bufalina si trova a un bivio. Da un lato, le minacce sanitarie e le sfide normative richiedono interventi urgenti e strutturali. Dall'altro, il valore economico e culturale del settore, in particolare legato alla Mozzarella di Bufala Campana DOP, impone un impegno collettivo per garantirne la sostenibilità e la prosperità. La collaborazione tra istituzioni, allevatori, ricercatori e organizzazioni di categoria è la chiave per superare le difficoltà e costruire un futuro solido per gli allevamenti bufalini italiani.

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