Perequazione delle Pensioni: Come Funziona l'Adeguamento al Costo della Vita

In un panorama economico in costante mutamento, la difesa del potere d’acquisto delle pensioni è una sfida cruciale. L’inflazione, anche quando appare contenuta, riduce progressivamente il valore reale delle somme percepite, rendendo indispensabile un meccanismo di adeguamento che mantenga la qualità della vita dei pensionati. Questo meccanismo si chiama perequazione automatica e, ogni anno, aggiorna gli importi delle pensioni all’andamento del costo della vita sulla base degli indici ISTAT. Il termine, sebbene possa suonare un po’ ostico, nella realtà con “perequazione della pensione” si intende null’altro che l’adeguamento degli importi e trattamenti pensionistici al costo della vita.

Pensione e inflazione

In una società come la nostra, dove la qualità dei servizi e delle cure mediche ha portato a un’aspettativa di vita di 77 anni per gli uomini e quasi 83 per le donne, e considerando il quasi traguardo di un milione di abitanti over 90, la perequazione delle pensioni permette all’assegno previdenziale di combattere l’inflazione, mantenendo inalterato il suo potere d’acquisto per un tempo potenzialmente sempre più lungo.

Perequazione: Significato e Regimi Applicativi

Senza perderci in definizioni “fatte in casa”, correndo il rischio di essere inesatti, riportiamo testualmente i termini con cui il sito dell’INPS definisce la perequazione nel suo significato: “Rivalutazione annuale degli importi dei trattamenti pensionistici per adeguarli al costo della vita.” Sempre l’Istituto Previdenziale specifica che la perequazione della pensione si applica a tutti i trattamenti pensionistici erogati dalla previdenza pubblica, ivi comprese:

  • Pensioni di reversibilità
  • Pensioni indirette
  • Pensioni integrative

L’universalità è dunque una delle caratteristiche della perequazione delle pensioni: nessuna lavoratrice e nessun lavoratore può restare escluso da questa formula di garanzia sociale, l’unica che permette alla pensione di continuare a consentire condizioni di vita almeno sufficienti ai suoi fruitori. Altra caratteristica dello strumento è la sua periodicità: il calcolo della perequazione della pensione avviene spontaneamente su base percentuale ogni 1° gennaio, tanto che si è soliti riferirsi al meccanismo come “perequazione automatica”.

Ai sensi dell'articolo 11, comma 1 del D.Lgs. n. L'adeguamento interviene a gennaio di ciascun anno (termine indicato dall'articolo 14 della L. L'articolo 24, comma 5 della legge n. L'articolo 34, comma 1, della L. 448/1998 dispone (a decorrere dal 1° gennaio 1999) che tale meccanismo si applichi, per ogni singolo beneficiario, in funzione dell'importo complessivo dei trattamenti pensionistici corrisposti a carico delle diverse gestioni previdenziali. L'aumento della rivalutazione automatica dovuto viene attribuito, su ciascun trattamento, in misura proporzionale all'ammontare del trattamento da rivalutare rispetto all'ammontare complessivo. L'art. 1, comma 287, della legge 28 dicembre 2015, n. In base alla disciplina generale, gli incrementi a titolo di perequazione automatica dei trattamenti pensionistici - ivi compresi i trattamenti di natura assistenziale - si basano quindi sulla variazione dell'indice del costo della vita e decorrono dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di riferimento (nel dettaglio, la rivalutazione si commisura al rapporto percentuale tra il valore medio dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativo all'anno di riferimento e il valore medio del medesimo indice relativo all'anno precedente). Più in particolare, la decorrenza dal 1° gennaio dell'anno successivo concerne sia l'incremento riconosciuto in base alla variazione dell'indice del costo della vita relativa all'anno precedente e provvisoriamente accertata con decreto ministeriale entro il 20 novembre di quest'ultimo anno (ex art. 24, comma 5, della L. 28 febbraio 1986, n. 41) sia l'eventuale conguaglio, relativo alla differenza tra il valore - definitivamente accertato con il suddetto decreto - della variazione dell'indice relativo al penultimo anno precedente e il valore provvisoriamente accertato con il precedente decreto annuo (la decorrenza sia degli incrementi a titolo di perequazione sia dei relativi conguagli dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello rispettivamente di riferimento è stata introdotta dall'articolo 14 della L. 23 dicembre 1994, n. 724).

La perequazione è, dunque, un istituto fondamentale per il conseguimento della tutela pensionistica e per evitare una diminuzione del valore delle pensioni rispetto al momento della liquidazione originaria, tenuto conto della variazione dei prezzi dovuta all'inflazione. Non si tratta di una concessione ma di un diritto dei pensionati, riconosciuto come tale anche dalla Costituzione perché è finalizzato a garantire nel tempo il principio di adeguatezza degli assegni pensionistici ed assicurare mezzi adeguati alle proprie esigenze di vita dei pensionati (art. 38 della Costituzione).

Il Calcolo della Perequazione della Pensione tra Indici e Previsionali

Se il meccanismo della perequazione delle pensioni risulta piuttosto semplice da comprendere, il calcolo dell’effettiva rivalutazione dell’assegno previdenziale risulta un po’ più complesso. Sulla base dell’indice ISTAT per l’anno in corso si stabilisce un valore previsionale di riferimento che viene applicato a decorrere dalla pensione del gennaio dell’anno seguente. Al termine dell’anno, però, l’ISTAT stesso sostituisce l’indice provvisorio con quello definitivo che, in sede di perequazione della pensione, darà luogo a un conguaglio che potrà essere:

  • Positivo: in questo caso la differenza tra l’indice provvisorio e quello definitivo sarà aggiunto alla pensione.
  • Negativo: in questo caso la differenza sarà sottratta.
  • Nullo: laddove l’indice provvisorio e quello definitivo dovessero coincidere, non determinando così alcuna variazione nell’assegno pensionistico.

Per spiegare il meccanismo con un esempio pratico: la variazione 2020, inizialmente prevista a 0%, è stata confermata a 0%, non determinando alcun conguaglio. Quella 2021, invece, è stata stabilita in un +1,7% di cui i pensionati di tutta Italia hanno potuto godere a partire dal 1° gennaio 2022, salvo conguaglio da calcolare a fine anno e aggiungere o sottrarre al nuovo dato provvisorio per i dodici mesi successivi.

La determinazione della “misura” annua di rivalutazione delle pensioni, si articola in due fasi:

  • Indice provvisorio: viene stabilito alla fine dell'anno precedente, basandosi sulle stime inflazionistiche disponibili in quel momento. Per esempio, a novembre 2023 è stata pubblicata la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni per l'anno 2024, che poi è entrata in vigore dal 1° gennaio 2025.
  • Indice Definitivo: viene determinato nell'anno successivo, una volta disponibili i dati definitivi sull'inflazione dell'anno precedente. Eventuali differenze tra l'indice provvisorio e quello definitivo generano un "conguaglio", che può essere a favore o a sfavore del pensionato, riequilibrando l'importo della pensione.

L’indice di rivalutazione per l’anno 2024 è stato fissato provvisoriamente allo +0,8% a partire dal 1° gennaio 2025. L’anno prima, per effetto del biennio di inflazione 2022/2023, la perequazione era stata confermata al +5,4%. La differenza tra i due anni riflette i dati sull'inflazione, che indicano un rallentamento rispetto ai picchi degli anni precedenti. È fondamentale ricordare che attualmente si tratta di una percentuale provvisoria. Un eventuale conguaglio sarà effettuato in sede di perequazione per l'anno successivo (2026), quando i dati definitivi sull'inflazione del 2024 saranno disponibili. Questo meccanismo di "salvo conguaglio" è intrinseco al sistema di perequazione e serve a correggere eventuali scostamenti tra le previsioni e la realtà economica.

Come funziona la PENSIONE in Italia

Le Fasce di Reddito nella Perequazione delle Pensioni

Un’altra caratteristica significativa della perequazione della pensione è che non tutti ne usufruiscono allo stesso modo. In particolare, esiste una relazione di proporzionalità inversa tra l’ammontare della propria pensione e la percentuale di rivalutazione da perequazione applicata. Vediamo le tre fasce di riferimento e le rispettive percentuali di perequazione che vengono riconosciute alle pensionate e ai pensionati del nostro Paese:

  • Per chi incassa una pensione fino a 4 volte il trattamento minimo (€523,83 al 1° gennaio 2022, mentre per il 2025 il trattamento minimo è pari a 603,40 € al mese), l’indice di perequazione automatica è riconosciuto in misura piena, al 100%. Questo significa che le pensioni al di sotto dei 2.400 € circa beneficiano della rivalutazione piena, garantendo una maggiore protezione del loro potere d'acquisto.
  • Per chi incassa una pensione tra 4 e 5 volte il trattamento minimo, il trattamento corrisponderà al 90% della rivalutazione complessiva. Qui la rivalutazione è leggermente ridotta, pur rimanendo significativa, per le pensioni annue tra i 2.400 € e i 3.000 € circa.
  • Per le pensioni più elevate, oltre le 5 volte il trattamento minimo, la percentuale di adeguamento scende al 75%. Le pensioni più elevate subiscono quindi una maggiore riduzione della percentuale di rivalutazione.

Più precisamente, poiché la perequazione delle pensioni si effettua in via cumulata, la percentuale di rivalutazione riconosciuta non si basa su una singola pensione, ma sul reddito complessivo erogato dall’INPS in ogni forma. Questo sistema di applicazione degli indici, in vigore da circa vent’anni, ha, com’è facile intuire, lo scopo di redistribuire la perequazione delle pensioni in maniera da concentrare un maggiore aiuto sulle fasce più deboli ed è soggetto a periodiche modifiche.

La tabella con le fasce di rivalutazione: un meccanismo di progressività

Il sistema di rivalutazione automatico delle pensioni in Italia non è lineare, ma applica una progressività che mira a tutelare maggiormente le pensioni di importo più basso. La Legge di Bilancio 2019 ha infatti previsto come, a decorrere dal 1° gennaio 2022, l'indice di rivalutazione automatica delle pensioni venga applicato secondo fasce di importo calcolate in funzione dell’importo del trattamento minimo.

Per il 2025, le fasce di importo sono così rappresentate in relazione all'indice provvisorio (+ 0,8%):

Fascia di Importo (in relazione al Trattamento Minimo 2025)Percentuale di Rivalutazione
Fino a 4 volte il trattamento minimo100%
Tra 4 e 5 volte il trattamento minimo90%
Oltre 5 volte il trattamento minimo75%

Se ti avvicini alla pensione, è importante conoscere l’importo che potresti percepire e verificare se la rivalutazione si applicherà per intero o in misura ridotta.

Grafico fasce di perequazione pensioni

Il Calcolo della Perequazione della Pensione nel Tempo

La legislazione in materia di perequazione della pensione è stata più volte modificata nel tempo. Per esempio, le tre fasce di applicazione percentuale del sostegno attualmente in vigore sono state inserite per legge al 31 dicembre 2011, mentre la normativa precedente (legge 338/2000) prevedeva suddivisioni leggermente diverse. Ancora nel 2014 è stato inserito un nuovo strumento di calcolo delle perequazioni ulteriormente sbilanciato a favore degli assegni più bassi e svantaggioso invece per i trattamenti superiori alle tre volte il minimo. Un altro intervento è stato fatto il 1° gennaio 2022 a ripristino di scaglioni precedenti. A prescindere, però, dalle legislazioni contingenti, il sistema della perequazione delle pensioni non è mai stato messo in discussione e continua a svolgere, nei modi e nei tempi stabiliti dai governi che si susseguono, la sua funzione sociale.

Prima del 2001: La materia era regolata dall'articolo 24, della legge 41/1986 che garantiva un adeguamento pieno sino a 2 volte il minimo, al 90% tra le 2 e le 3 volte il minimo e del 75% per le fasce eccedenti il triplo del minimo. La rivalutazione avveniva per scaglioni di importo, cioè seguendo criteri progressivi.

Dal 2001 al 31 Dicembre 2011: La legge n. 388/2000 aveva suddiviso - a partire dal 1° gennaio 2001 - la perequazione in tre fasce all'interno del trattamento pensionistico complessivo e l'adeguamento veniva concesso in misura piena, cioè al 100% per le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo; scendeva al 90% per le fasce di importo comprese tra tre e cinque volte il trattamento minimo; e ancora calava al 75% per i trattamenti superiori a cinque volte il minimo.

Dal 1° gennaio 2012: Il DL n. 201/2011, come noto, ha introdotto un blocco temporaneo nel biennio 2012-2013 dell'indicizzazione per le pensioni di importo superiore a tre volte il T.M. (cioè 1.405,11€ nel 2011), rivisto poi parzialmente dal DL n. 65/2015 per rispondere ai rilievi della sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale. In tal sede è stata prevista una rivalutazione parziale anche degli assegni inferiori a sei volte il T.M. confermando il blocco totale di quelli superiori a tale soglia. La stessa Corte (sentenza n. 250/2017) ha riconosciuto legittimo il DL n.

Dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2021: La legge n. 147/2013 ha introdotto un nuovo strumento perequativo che, abbandonando i criteri di progressività, ha optato per una rivalutazione unica applicata direttamente sull’importo complessivo del trattamento pensionistico. Il meccanismo, inoltre, ha previsto indici di perequazione meno favorevoli per i trattamenti superiori a tre volte il T.M. Tali regole sono rimaste in vigore con limitate modifiche sino al 31 dicembre 2021.

Dal 2022 al 2024: Nel 2022 è tornata la rivalutazione per scaglioni d'importo (cioè progressiva) ma il nuovo corso ha avuto vita breve. La legge n. 197/2022 ha, infatti, ripristinato per il 2023 la rivalutazione sull'importo complessivo del trattamento, confermato per il 2024 dalla legge n. 213/2023 con il seguente modulo (art. 1, co. 135 della legge n. 213/2023).

Dal 1° gennaio 2025: Con la legge n. 207/2024 sono state finalmente ripristinate le regole di rivalutazione ordinarie con il sistema degli scaglioni d'importo. Da notare che per gli assegni non superiori al trattamento minimo la legge n. 197/2022 e poi la legge n. 207/2024 ha previsto una rivalutazione straordinaria dell'1,5% (6,4% per i pensionati con età pari o superiore a 75 anni) nell'anno 2023; del 2,7% nell'anno 2024; del 2,2% nell'anno 2025 e dell'1,3% nell'anno 2026.

Come si nota, in passato più volte i trattamenti pensionistici elevati sono stati oggetto di una riduzione delle aliquote di indicizzazione. Basti pensare che già nel 1998 l'articolo 11, comma 13 dell'articolo 59 della legge n. 449/1997 aveva disposto il congelamento della perequazione sui trattamenti pensionistici superiori a cinque volte il minimo INPS e che, per il biennio successivo, l'indice di perequazione doveva essere applicato nella misura del 30% per le fasce di importo tra le cinque e le otto volte; superato tale limite la perequazione non doveva trovare più applicazione. Analogo blocco fu introdotto per l'anno 2008 della legge n. 247/07 sulle pensioni superiori a 8 volte il minimo INPS. Per il triennio 2008-2010 l'aumento perequativo è stato però garantito in misura piena per le pensioni non superiori a 5 volte il minimo (articolo 5, comma 6 del decreto legge n.

Dalla moltiplicazione del tasso di inflazione annua per le fasce di rivalutazione si ottiene, pertanto, il tasso effettivo di rivalutazione che ogni anno viene corrisposto negli assegni. Il decreto 19 novembre 2025 pubblicato in GU n.

Il Punto di Vista di Ciao Elsa

La rivalutazione delle pensioni resta un tema centrale e al tempo stesso controverso. Da un lato rappresenta lo strumento con cui lo Stato cerca di difendere il potere d’acquisto degli assegni previdenziali dall’erosione dell’inflazione; dall’altro, le continue modifiche introdotte nel corso degli anni ne hanno ridotto l’efficacia, trasformandola spesso in un meccanismo penalizzante per le fasce medio-alte della popolazione pensionata.

La ragione è presto spiegata: mantenere la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico in un Paese caratterizzato da dinamiche demografiche ed economiche complesse non è affatto semplice. L’invecchiamento della popolazione, con un progressivo aumento della quota di pensionati rispetto agli attivi, riduce il numero di chi versa contributi e aumenta la spesa per il pagamento delle pensioni. A ciò si sommano periodiche fasi di inflazione elevata che, se da un lato rendono indispensabile un adeguamento degli assegni, dall’altro gravano in modo significativo sull’economia del Paese e sui conti pubblici. Non sorprende quindi che i governi abbiano scelto di intervenire più volte sul meccanismo della perequazione, attenuandone l’impatto soprattutto per le pensioni di importo medio-alto, considerate più sostenibili di fronte a riduzioni più o meno elevate del potere d’acquisto.

È altrettanto vero, però, che la fotografia delle pensioni in essere va letta anche alla luce del metodo di calcolo con cui sono state determinate. Le generazioni che percepiscono oggi trattamenti pensionistici godono, nella maggioranza dei casi, di assegni calcolati con il metodo retributivo, o al massimo misto: un sistema che ha permesso loro di ottenere importi compresi anche tra l’80% e il 90% dell’ultimo stipendio, svincolati dall’effettivo ammontare dei contributi versati nel tempo. Una condizione senza dubbio favorevole, che non sarà replicabile in futuro.

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, i cosiddetti “contributivi puri”, si troverà, infatti, con pensioni calcolate esclusivamente sulla base dei contributi effettivamente accantonati, rivalutati secondo parametri demografici ed economici. Questo significa che anche con carriere continue e ben retribuite la pensione pubblica difficilmente supererà il 60% dell’ultimo stipendio. Periodi di disoccupazione, maternità, contratti precari o part-time finiranno per erodere ulteriormente la rendita attesa, generando un divario crescente rispetto al tenore di vita mantenuto in età lavorativa. Per tale ragione, è nata la previdenza complementare che si pone l’obiettivo di garantire sostenibilità e adeguatezza delle prestazioni nel lungo periodo. Se vuoi saperne di più, Ciao Elsa organizza le sue “Chiacchiere di gruppo”, incontri online gratuiti che offrono un momento collettivo e ricco di contenuti, pensato per aprire un dialogo su previdenza, TFR e fondi pensione.

Alla luce di questo scenario, appare dunque ragionevole e necessario non gravare ulteriormente sui conti pubblici, nel rispetto di quel patto intergenerazionale che dovrebbe funzionare in entrambe le direzioni: tutelare il potere d’acquisto di chi è già in pensione senza però compromettere i diritti e le aspettative di chi oggi lavora e domani avrà diritto alla propria prestazione. E, seppur triste da ammettere, è proprio in questo equilibrio, fragile ma imprescindibile, che si gioca il futuro della previdenza in Italia.

tags: #uil #perequazione #pensioni #2023

Post popolari: