L'Anziano Istituzionalizzato: Tra Deumanizzazione e Pedagogia dell'Invecchiamento
L'invecchiamento, un processo universale e inesorabile, assume nella società contemporanea contorni sempre più complessi e sfaccettati. L'allungamento del ciclo di vita, una conquista della medicina e del benessere sociale, porta con sé una crescente popolazione anziana, che si configura come il gruppo demograficamente più rilevante e, al contempo, il più esposto a stereotipi e pregiudizi. La senilità, lungi dall'essere una mera fase di decadimento, rappresenta un'età della vita e, soprattutto, un'età dell'educazione, che richiede un approccio pedagogico specifico e attento. Questo articolo si propone di esplorare le dinamiche che caratterizzano la vita dell'anziano istituzionalizzato, con un focus particolare sulle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), analizzando i rischi di deumanizzazione e infraumanizzazione, e proponendo al contempo strategie volte a promuovere un'umanizzazione delle cure e una pedagogia dell'invecchiamento efficace.

L'Invecchiamento: Un Fenomeno Multidimensionale e i Suoi Pregiudizi
Nonostante la visione comune tenda a percepire l'invecchiamento come un processo di decadimento inevitabile, la ricerca ha ampiamente confutato questa idea. Attualmente, si concepisce l'invecchiamento come il risultato di molteplici processi di sviluppo, che comportano sia perdite che guadagni e richiedono un adattamento ai cambiamenti, in cui l'individuo svolge un ruolo attivo nel mitigare l'effetto delle influenze biologiche ed ambientali (Baltes, 1987). All'interno di questa cornice teorica, è possibile esaminare le trasformazioni che si verificano nelle fasi tardive della vita, esplorare le risposte e le strategie adottate dagli anziani di fronte a tali trasformazioni e valutare l'impatto di queste dinamiche sulla qualità della vita degli individui.
Tuttavia, la società fatica ancora a liberarsi da una serie di pregiudizi e stereotipi legati all'età avanzata, noti come "ageismo". Questi pregiudizi si manifestano in un atteggiamento di discriminazione nei confronti degli anziani, che li relega spesso a un ruolo marginale e li priva di riconoscimento e rispetto. Le caratteristiche psicologiche correlate all'invecchiamento, così come le fragilità fisiche e cognitive, vengono talvolta interpretate in chiave esclusivamente negativa, oscurando le potenzialità e le risorse residue dell'individuo anziano.
L'Istituzionalizzazione in RSA: Tra Necessità e Rischio di Deumanizzazione
Tra i molteplici cambiamenti che possono interessare la vita degli anziani, l'istituzionalizzazione in una struttura residenziale emerge come uno dei più significativi e trasformativi. Questo processo influisce notevolmente sull'identità dell'anziano, sul suo senso di appartenenza e sul suo benessere. L'ingresso in una struttura per anziani comporta reazioni psicologiche diverse in base a numerosi fattori personali e oggettivi. La sindrome del primo mese, ad esempio, si riferisce a un problematico adattamento dell'anziano nella nuova residenza, caratterizzato da confusione mentale, agitazione, apatia, rifiuto e ostilità per la perdita del proprio ambiente di vita e la limitazione della libertà individuale.
In alcuni casi, gli anziani, prima dell’ingresso nella residenza, vivono da soli, in condizioni di forte disagio e di solitudine estrema; in questi casi le conseguenze dell’istituzionalizzazione non sono solo di carattere negativo, come troppo spesso viene immaginato. In generale, però, l’entrata in una struttura per anziani può comportare una perdita di autonomia dello spazio decisionale della persona e delle sue motivazioni che, sommata alla serie di perdite fisiologiche dovute all’invecchiamento, può innescare una serie di reazioni a catena in senso peggiorativo. È necessario quindi far comprendere all’anziano e ai familiari che il trasferimento all’interno di una struttura residenziale non comporta la perdita né della propria autonomia, né della propria identità.
La deumanizzazione e l'infraumanizzazione, fenomeni pervasivi in contesti di cura, consistono nell'attribuire uno status meno umano ad individui o gruppi di persone, spesso in modo inconsapevole. Nelle RSA, questo rischio si accentua quando gli operatori, sovraccarichi di lavoro e sottoposti a stress, rischiano di "svuotarsi" del proprio ruolo di cura, riducendo l'anziano a un insieme di bisogni assistenziali piuttosto che a una persona con una storia, desideri e sentimenti. L'infraumanizzazione, in particolare, rappresenta una forma sottile e spesso involontaria di deumanizzazione, che porta a percepire l'altro come privo di qualità umane essenziali, come la razionalità, la complessità emotiva o la capacità di provare dolore.

La Qualità della Vita in RSA: Un Indicatore Cruciale
In questo contesto, il concetto di qualità della vita assume un ruolo centrale come indicatore della bontà delle cure fornite all'interno delle RSA e come obiettivo finale di tutti gli interventi assistenziali. La percezione della qualità della vita non si basa esclusivamente su fattori oggettivi ma è ampiamente influenzata da variabili soggettive che riguardano la percezione individuale di vari aspetti della vita. Uno studio ha esaminato la relazione tra la qualità di vita percepita da un gruppo di anziani istituzionalizzati e una serie di variabili che consentono di valutare l'invecchiamento in un'ottica multidimensionale. Le variabili considerate includevano: variabili sociodemografiche, funzionamento cognitivo, autonomia funzionale, solitudine, percezione di cura erogata e tono dell'umore. È emerso che le variabili che influenzavano maggiormente la percezione della qualità di vita in anziani residenti in struttura erano l'età, il tono dell'umore e la percezione di cura erogata.
Per facilitare l'ingresso dell'anziano e favorire un buon adattamento, a medio e lungo termine, le residenze per anziani devono possedere caratteristiche decisive. Alcuni autori sostengono che buoni fattori di adattamento all'interno di una casa di riposo sono la soddisfazione residenziale, nei suoi aspetti fisici e sociali; il senso di autonomia; il supporto ambientale; la percezione del proprio stato di salute. Risulta, inoltre, particolarmente importante l'aspetto architettonico della struttura, considerando sia l'interno che l'esterno dell'ambiente. Per l'interno, può essere importante per l'anziano il poter personalizzare la propria stanza da letto, al fine di favorire il mantenimento di una propria identità in un'abitazione inizialmente sconosciuta.
Promuovere l'Umanizzazione delle Cure: Empatia e Strategie Innovative
Di fronte ai rischi di deumanizzazione, il costrutto di empatia emerge come una risorsa fondamentale per garantire una cura di qualità e promuovere il benessere degli anziani istituzionalizzati. L'empatia, intesa come la capacità di comprendere e condividere i sentimenti altrui, è particolarmente importante in contesti di cura, dove la relazione tra operatore e assistito è al centro dell'intervento. Promuovere un maggiore umanizzazione delle cure richiede l'adozione di strategie funzionali che vadano oltre l'assistenza puramente tecnica.
Tra queste strategie, la pet therapy e la medicina narrativa si rivelano particolarmente efficaci. La pet therapy, attraverso l'interazione con animali, può favorire la riduzione dello stress, l'aumento dell'autostima e la stimolazione sensoriale ed emotiva degli anziani. La medicina narrativa, invece, incoraggia gli anziani a raccontare le proprie storie, dando voce alle loro esperienze, ai loro vissuti e alle loro emozioni. Questo processo non solo permette di raccogliere informazioni preziose per una cura personalizzata, ma contribuisce anche a rafforzare l'identità dell'anziano e a farlo sentire ascoltato e compreso.
L'arte di essere fragili - il cortometraggio
Terapie Complementari per la Gestione della Demenza e dell'Agitazione
La demenza rappresenta una patologia sempre più diffusa nella popolazione anziana, con un'incidenza in continuo aumento. La gestione della sintomatologia associata a questa malattia, in particolare l'agitazione, che si manifesta nelle fasi da moderate a gravi, richiede un approccio integrato. Per far fronte al problema della polifarmacoterapia e ridurre l'utilizzo di farmaci antipsicotici, è fondamentale conoscere e utilizzare terapie complementari.
Tra i trattamenti alternativi che hanno dimostrato efficacia nella gestione dell'agitazione nel paziente affetto da demenza troviamo l'aromaterapia, la musicoterapia, la doll-therapy e la snoezelen. Queste terapie, a differenza di quelle farmacologiche, sono più sicure poiché non causano effetti collaterali e possono favorire una migliore qualità di vita alle persone istituzionalizzate. Una revisione della letteratura ha evidenziato come la musicoterapia, in base alle sue caratteristiche e alla metodologia di somministrazione, risulti essere la terapia complementare più adatta alla gestione dell'agitazione nel paziente anziano affetto da demenza residente in casa per anziani. Le terapie complementari si configurano quindi come ottime alleate per la gestione non farmacologica della sintomatologia agitata nel paziente con demenza.

Il Ruolo degli Operatori e la Necessità di una Formazione Adeguata
Per supplire il più possibile ai limiti dell'istituzionalizzazione, diventa necessario rispondere non soltanto ai bisogni assistenziali, ma anche a quelli socio-culturali, ricreativi ed educativi, organizzando attività di mantenimento cognitivo nonché momenti ludici, creativi e terapeutici. Un principio cardine per chi lavora in queste strutture per anziani e svolge attività cognitive e relazionali rivolte a questa fascia d'età è quello di considerare la persona anziana nella sua globalità e unicità della sua storia, al fine di poter offrire ad ognuno un adeguato livello di cura e assistenza.
La presenza di varie figure professionali che interagiscono con l'anziano ospite incrementa la qualità del lavoro presso una struttura per anziani. La figura dello psicologo, che opera all'interno delle residenze per anziani, costituisce una risorsa nella prospettiva di un'assistenza che pone la persona al centro dell'organizzazione, promuovendo sia i bisogni sanitari che sociali, emotivi e relazionali. In particolare, lo scopo del servizio psicologico è quello di favorire e promuovere il "ben-essere" e lo "stare bene" degli ospiti anziani. Nel perseguire questi obiettivi, lo psicologo può intervenire con diverse competenze: valuta gli aspetti cognitivi (memoria, attenzione, ragionamento, linguaggio…) che possono essere investigati mediante l'uso di strumenti diagnostici che consentano di programmare un intervento di sostegno e mantenimento delle abilità cognitive e relazionali e, al contempo, fornisce uno spazio di accoglienza, aiuto ed ascolto per l'anziano.
La cura dei pazienti anziani affetti da demenza di Alzheimer comprende trattamenti farmacologici e non farmacologici. È noto dalla letteratura che la migliore assistenza per i pazienti affetti da demenza debba essere multiprofessionale e multidisciplinare e comprendere trattamenti farmacologici e non farmacologici variamente associati tra loro. La terapia farmacologica da sola, è evidenza comune, spesso non è sufficiente a contrastare i disturbi comportamentali associati alla malattia. Il ruolo dell'infermiere in queste equipe di cura va ben oltre l'assistenza infermieristica "di routine", richiedendo una formazione specifica e una sensibilità particolare verso le esigenze emotive e relazionali degli anziani istituzionalizzati. La ricerca condotta all'interno di una RSA, attraverso interviste semi-strutturate rivolte agli operatori, ha indagato il grado di empatia rivolto agli ospiti e l'eventuale presenza di fenomeni di infraumanizzazione, evidenziando la necessità di percorsi formativi mirati a promuovere una maggiore consapevolezza e competenza nella gestione di queste delicate dinamiche relazionali.
tags: #tesi #anziano #istituzionalizzato

