La Privatizzazione delle IPAB Piemontesi: Un Cambiamento Epocale verso le ASP e le Fondazioni
Le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB), nate a fine Ottocento con la legge Crispi, si trovano di fronte a una trasformazione epocale. Entro il prossimo mese di marzo, queste realtà destinate a cambiare forma giuridica, diventando Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP) oppure fondazioni o associazioni di diritto privato. Questo processo di cambiamento interessa in Piemonte ben 252 IPAB, a cui si aggiungono le altre 200 che avevano già intrapreso un percorso di privatizzazione con una legge del 1990.

L'incontro tenutosi presso la Casa di Soggiorno per anziani San Giuseppe di Castelnuovo Don Bosco, promosso in collaborazione con il Comune, ha rappresentato un momento cruciale per discutere di questa importante riforma. L'assessore regionale alle politiche sociali Augusto Ferrari, accompagnato dal vicepresidente Angela Motta e dalla dirigente Maria Maddalena Mondino, responsabile di gestione dell’equipe di trasformazione delle IPAB, ha illustrato i dettagli di questo cambiamento.
«Una riforma - ha spiegato l'assessore Ferrari - crea sempre preoccupazioni, problemi, disorientamento e per questo i dirigenti e funzionari regionali sono pienamente disponibili per sostenere gli enti in questa delicata fase.» Il criterio adottato per la trasformazione, frutto di un ampio e controverso dibattito, si basa sul valore di produzione, determinato dalle entrate effettive ordinarie degli ultimi tre anni di attività. Nello specifico, le IPAB con un valore di produzione inferiore a 1,5 milioni di euro sono destinate a essere privatizzate. Quelle che superano i 2 milioni sono obbligate a trasformarsi in aziende pubbliche, mentre quelle che si collocano tra 1,5 e 2 milioni hanno la facoltà di scegliere tra le due opzioni.
«La legge - ha sottolineato l'assessore - deve essere vista come risolutiva dei problemi, con l'obiettivo di creare un sistema integrato fra enti pubblici e privati.» Nel recente passato, molte IPAB si sono trovate sull'orlo del dissesto finanziario a causa di investimenti rilevanti, costringendo la Regione al loro commissariamento. Era quindi necessario prendere decisioni strategiche, bilanciando tra il mantenimento di tutte le istituzioni pubbliche e la concessione di libertà di scelta a ciascun ente.
Le IPAB che sono obbligate a diventare aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP) in Piemonte sono una ventina. Tra queste, nella provincia di Asti, figurano la casa di riposo Città di Asti e la San Giuseppe di Castelnuovo Don Bosco.
La presidente della San Giuseppe di Castelnuovo Don Bosco, Letizia Carissimi, ha commentato: «Anche se non avevamo possibilità di scelta, era comunque nostro intendimento rimanere un ente pubblico, così come nello spirito del fondatore mons. Rossi, nel lontano 1876, e come lo è sempre stato nel secolo e mezzo di vita.» Questo desiderio di mantenere l'identità pubblica, pur di fronte a un obbligo normativo, testimonia il forte legame con la missione originaria e i valori fondanti.
Tra le IPAB astigiane con possibilità di opzione, la casa di riposo Erminio Serra di Cocconato ha già espresso la volontà di trasformarsi in ASP. Il presidente Luigi Giachino ha evidenziato i vantaggi di questa scelta: «A fronte di una indubbia più elevata complessità burocratica, vi sono la garanzia di una maggiore trasparenza nella gestione, agevolazioni fiscali e possibilità di accesso a finanziamenti riservati alle pubbliche amministrazioni, la sicurezza per il personale di mantenimento del contratto degli enti locali.» Queste motivazioni sottolineano come la trasformazione in ASP possa offrire un quadro di maggiore stabilità economica e operativa, pur comportando un aumento delle procedure amministrative.
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Altre realtà, invece, sono state costrette a privatizzarsi. Tra queste le case di riposo di Valfenera, Villanova d’Asti, Moncalvo, Montafia, così come tutti gli asili. Carmen Olearo, direttore della Gavello di Moncalvo, ha espresso una certa amarezza: «Il nostro ente avrebbe preferito rimanere pubblico così come è nato, ci sono molte problematiche da chiarire, dal sistema di contabilità, alle procedure d’appalto, ai dipendenti che dopo un anno passeranno a un contratto privatistico con possibilità di mobilità.» Queste parole mettono in luce le preoccupazioni legate alla transizione, in particolare per quanto riguarda la gestione contabile, le procedure di appalto e la sicurezza del personale. La prospettiva di un passaggio a un contratto privatistico, con potenziali implicazioni sulla mobilità e sui diritti acquisiti, rappresenta un punto di attenzione significativo.
Il dibattito sulla trasformazione delle IPAB ha visto anche l'intervento della giunta di Casale Monferrato, che ha chiarito la situazione relativa alla Casa di Riposo Ospitalità CDR. Attraverso una nota stampa, la giunta ha risposto alle accuse di "privatizzazione" mosse dalla minoranza. La trasformazione dell'Ospitalità CDR da ente pubblico a Fondazione a controllo pubblico, si precisa, non comporterà né una cessione dell'ente a soggetti privati a scopo di lucro, né la perdita della direzione pubblica.

«Si tratta di un riordino previsto dalla Legge Regionale 12/2017, che consente agli ex-IPAB di adottare una forma giuridica più efficiente e sostenibile, pur mantenendo finalità sociali e un controllo pubblico.» La giunta ha inoltre ricordato che, prima della trasformazione in ente pubblico avvenuta sotto l'amministrazione Palazzetti, la Casa di Riposo è stata gestita per quasi trecento anni da un consiglio di amministrazione espressione dei soci, tra cui figuravano soci sostenitori privati che detenevano la maggioranza del consiglio e nominavano il presidente. Ci si interroga, quindi, su come mai, dopo pochi anni di gestione a maggioranza pubblica, durante i quali si sono manifestati la maggior parte dei problemi finanziari dell'ente, il cambio della forma giuridica possa essere visto come una criticità anziché una soluzione.
La Fondazione manterrà la sua natura di ente senza scopo di lucro, regolato dal Codice del Terzo Settore, vigilato dalla Regione Piemonte. Il Consiglio di Amministrazione vedrà il Comune mantenere la maggioranza della governance, garantendo così l'indirizzo pubblico e la continuità della missione sociale. La qualità dell'assistenza rimarrà al centro dell'attività della struttura. La giunta ha inoltre rassicurato che, analogamente a quanto accaduto nel 2019 con la trasformazione da IPAB a ente pubblico, gli ospiti non si accorgeranno della trasformazione da ente pubblico a fondazione, poiché si tratta di una mera variazione della forma giuridica senza alcuna incidenza sul livello di ospitalità.
I benefici della trasformazione in Fondazione risiedono nella semplificazione delle procedure, oggi estremamente pesanti, come gli appalti e la contabilità armonizzata, rendendo più rapide le decisioni e gli investimenti.
Una significativa preoccupazione è stata manifestata soprattutto dai dipendenti della Casa di Riposo. Tuttavia, la giunta di Palazzo San Giorgio ha puntualizzato che «per quanto riguarda il personale, è importante ribadire che nessun diritto verrà intaccato come previsto dalla legge.» Anche con la trasformazione del contratto, resteranno pienamente garantiti tutele, retribuzioni, sicurezza, anzianità e trattamento di fine servizio, come previsto dalla normativa regionale. Le due ore settimanali aggiuntive previste dal nuovo contratto saranno retribuite e non rappresenteranno un aggravio per i lavoratori, tenendo conto delle eventuali criticità segnalate.
Anzi, la trasformazione porterà benefici economici concreti. Attualmente, l'ente sostiene direttamente costi per malattie del personale pari a circa 40.000 euro all'anno, a cui potrebbero aggiungersi le spese per eventuali maternità. Con la nuova forma giuridica, tali oneri passeranno all'INPS, generando un risparmio stabile nel tempo. A questo si aggiunge la semplificazione della gestione contabile e la possibilità di accedere con maggiore facilità a fondi, contributi e donazioni che oggi non sono pienamente utilizzabili a causa del regime pubblico.
È infondata anche l'idea che la trasformazione possa mettere a rischio le convenzioni con l'ASL. Le convenzioni, infatti, seguono gli ospiti e gli standard assistenziali, non la forma giuridica dell'ente. La trasformazione in Fondazione rappresenta quindi una scelta voluta, ritenuta necessaria, sostenuta dal quadro normativo e accompagnata dal parere positivo della Regione Piemonte. È un percorso pensato per assicurare alla Casa di Riposo stabilità economica, capacità di investimento, miglioramento dei servizi e piena salvaguardia dei lavoratori.

Questo processo di riordino normativo, iniziato con la legge Crispi e ora giunto a una fase di profonda revisione, mira a modernizzare il sistema di welfare regionale, adattandolo alle esigenze contemporanee e garantendo maggiore efficienza e sostenibilità. La distinzione tra enti che diventeranno ASP e quelli che si trasformeranno in fondazioni o associazioni private rispecchia la volontà di offrire a ciascun ente la possibilità di scegliere la forma giuridica più adatta alle proprie specificità e capacità operative, pur mantenendo un forte ancoraggio alla missione sociale e all'interesse pubblico.
La complessità del processo è evidente, ma la volontà espressa dalle istituzioni regionali è quella di accompagnare gli enti in questa transizione, fornendo supporto e chiarendo ogni dubbio. L'obiettivo finale è quello di creare un sistema di servizi alla persona più integrato, resiliente e capace di rispondere alle sfide del futuro, garantendo al contempo la tutela dei diritti dei lavoratori e la qualità dell'assistenza offerta agli utenti. La storia delle IPAB, iniziata oltre un secolo fa con intenti di solidarietà e assistenza, si apre così a un nuovo capitolo, nel segno dell'innovazione e dell'efficienza, senza tuttavia rinunciare ai principi fondanti che ne hanno guidato l'operato.
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