Glovo vs Contributi: La Partita IVA del Rider tra Obblighi e Sfruttamento

Aprire una Partita IVA come rider per piattaforme come Glovo o Deliveroo, o per servizi di consegna a domicilio, è una questione che genera numerosi dubbi e incertezze. Molti si trovano di fronte a un messaggio perentorio dalle piattaforme: "se non apri la partita IVA non puoi più lavorare". Ma quali sono gli obblighi fiscali e contributivi che gravano su questa professione emergente? È davvero indispensabile avere una Partita IVA per lavorare come rider? E, soprattutto, qual è il costo reale di questa scelta in termini di tasse e contributi?

Rider che consegna un pacco con uno scooter

La Necessità della Partita IVA per i Rider

La risposta alla domanda se sia obbligatorio avere la Partita IVA per lavorare come rider è, nella maggior parte dei casi, affermativa. Anche per chi prevede di svolgere questa attività in modo saltuario, l'apertura della Partita IVA diventa un requisito fondamentale per poter collaborare con le grandi piattaforme di delivery. Questo obbligo deriva dalla natura autonoma del rapporto di lavoro che le piattaforme tendono a instaurare con i propri collaboratori, inquadrandoli come liberi professionisti.

Codici ATECO e Coefficienti di Redditività

Per inquadrare correttamente l'attività di rider, si possono utilizzare diversi codici ATECO. Tra i più comuni figurano:

  • 82.99.99 - Altri servizi di sostegno alle imprese nca: Questo codice si riferisce al ritiro, smistamento, trasporto e recapito (nazionale o internazionale) di lettere, pacchi e pacchetti da parte di ditte che operano al di fuori degli obblighi di servizio universale. Con questo codice ATECO, il coefficiente di redditività è del 67%. Ciò significa che solo il 67% dei ricavi lordi viene considerato reddito imponibile ai fini fiscali e contributivi.
  • 53.20.00 - Altre attività postali e di corriere senza obbligo di servizio universale: Anche questo codice rientra nelle possibilità di inquadramento per la Partita IVA come Rider o consegna a domicilio, e presenta un coefficiente di redditività del 67%.

La scelta del codice ATECO più appropriato è cruciale, poiché influenza direttamente il calcolo delle imposte e dei contributi dovuti.

Il Sistema Contributivo e Fiscale per i Rider

Una volta aperta la Partita IVA e scelto il codice ATECO, è necessario comprendere come vengono calcolati i contributi previdenziali e le imposte.

Contributi alla Gestione Separata INPS

Nel caso si utilizzi il codice ATECO 82.99.99, i contributi dovuti alla Gestione Separata INPS ammontano al 26,23% del reddito imponibile (ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditività del 67%).

Esempio Pratico (Codice ATECO 82.99.99):

Supponiamo un fatturato annuo lordo di 17.504 Euro.

  • Reddito Imponibile: 17.504 Euro * 67% = 11.727,68 Euro
  • Contributi INPS (26,23% sul reddito imponibile): 11.727,68 Euro * 26,23% = 3.077,15 Euro circa.

È importante notare che la rivalsa INPS del 4% che si può applicare in fattura ai propri clienti è facoltativa e va evidenziata solo se il cliente è disposto a riconoscerne il pagamento. Questa percentuale rappresenta un ulteriore introito per coprire parte dei contributi previdenziali.

Contributi Fissi e Variabili (Codice ATECO 53.20.00)

Con il codice ATECO 53.20.00, il regime contributivo è differente e prevede il versamento di contributi fissi e contributi eccedenti il minimale.

  • Contributi fissi: Per l'anno 2026, i contributi fissi ammontano a 4.515,43 Euro per l'intero anno lavorativo.
  • Contributi eccedenti il minimale: Sull'eccedenza del reddito imponibile rispetto a 18.415 Euro, si applica un'aliquota del 24,48%. Le fatture emesse, in questo caso, vanno moltiplicate per il 67% per determinare il reddito imponibile su cui calcolare i contributi eccedenti il minimale.

Esempio Pratico (Codice ATECO 53.20.00):

Supponiamo un fatturato annuo lordo di 17.504 Euro.

  • Reddito Imponibile: 17.504 Euro * 67% = 11.727,68 Euro
  • Poiché il reddito imponibile (11.727,68 Euro) è inferiore al minimale di 18.415 Euro, si dovranno versare solo i contributi fissi pari a 4.515,43 Euro.

Grafico che mostra la ripartizione dei costi per un rider con Partita IVA

La Tassazione Complessiva: Un Esempio Concreto

Per avere un'idea più chiara del carico fiscale e contributivo, analizziamo un caso pratico basato su un fatturato annuo di circa 17.504 Euro.

  • Ricavi Lordi: 17.504 Euro
  • Coefficiente di Redditività: 67%
  • Reddito Imponibile: 17.504 Euro * 67% = 11.727,68 Euro

A questo punto, il calcolo delle tasse e dei contributi dipenderà dal regime fiscale adottato (ad esempio, regime forfettario o regime ordinario). Supponendo un regime forfettario con un'imposta sostitutiva (IRPEF e contributi INPS) complessiva.

Se si applicasse un regime simile a quello descritto per il codice ATECO 82.99.99:

  • Contributi INPS (26,23% sul reddito imponibile): 11.727,68 Euro * 26,23% = 3.077,15 Euro circa.
  • Tasse (considerando un'aliquota IRPEF agevolata, ad esempio, del 15% sul reddito imponibile, ma tenendo conto che i contributi INPS sono deducibili): Se i contributi sono già inclusi in una gestione separata, si pagano solo quelli. Se si considera un regime forfettario, l'imposta sostitutiva si calcola sul reddito imponibile.

Considerando il dato fornito "Su un fatturato di circa 17.504 Euro verserai circa Euro 5.101,81 tra tasse e contributi (586,38 + 4.515,43)", questo suggerisce un calcolo che potrebbe includere una quota fissa di contributi e un'imposta sostitutiva sui ricavi. La cifra di 4.515,43 Euro corrisponde ai contributi fissi del regime speciale per artigiani e commercianti, ma per i rider è più comune la Gestione Separata INPS. La cifra di 586,38 Euro potrebbe rappresentare l'imposta sostitutiva del 5% (applicabile per i primi 5 anni di attività con regime forfettario) sul reddito imponibile di 11.727,68 Euro (11.727,68 * 5% = 586,38).

Pertanto, un'ipotesi di tassazione per un fatturato di 17.504 Euro potrebbe essere:

  • Contributi INPS (Gestione Separata): Circa 3.077,15 Euro (calcolati sul 67% dei ricavi)
  • Imposta Sostitutiva (Regime Forfettario al 5%): 11.727,68 Euro * 5% = 586,38 Euro
  • Totale Tasse e Contributi: 3.077,15 + 586,38 = 3.663,53 Euro circa.

La discrepanza con i 5.101,81 Euro indicati nel testo originale potrebbe derivare da diversi fattori, tra cui l'applicazione di un regime contributivo differente, la presenza di spese deducibili non considerate nell'esempio, o un diverso calcolo del reddito imponibile.

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Le Controversie Legali: Rider Dipendenti o Autonomi?

Nonostante le piattaforme tendano a inquadrare i rider come lavoratori autonomi con Partita IVA, la giurisprudenza ha spesso preso una posizione differente. Numerose sentenze hanno infatti accertato che i rider del cibo a domicilio sono, in molti casi, lavoratori dipendenti delle piattaforme, e come tali avrebbero diritto alle tutele previste per i subordinati.

Un esempio significativo è una sentenza del Tribunale di Milano che ha riguardato Glovo. L'azienda aveva chiesto l'annullamento di una maxi-multa da oltre 65 milioni di euro comminata dall'INPS e dall'Ispettorato del lavoro per il mancato pagamento dei contributi. Il giudice, pur ordinando un ricalcolo della sanzione, ha confermato l'esistenza di un vincolo di dipendenza tra i rider e la piattaforma. La difesa di Glovo, basata sulla presunta libertà del rider di prenotare turni e rifiutare corse, è stata respinta dal tribunale, che ha evidenziato come il rider non abbia alcun potere negoziale e lo schema contrattuale sia interamente predisposto dall'azienda. Di conseguenza, la collaborazione è stata definita "etero-diretta", rientrando quindi nell'ambito del lavoro dipendente e nell'applicazione delle relative norme contrattuali.

Pasquale Tridico, economista ed ex presidente INPS, ha sottolineato come in molte verifiche siano emersi casi di "lavoratori subordinati mascherati da partita IVA", con multe comminate alle società per i contributi non versati.

Le Storie dei Rider: Tra Sfruttamento e Sopravvivenza

Le testimonianze dei rider dipingono un quadro spesso difficile. Hassan, che lavora dieci ore al giorno nel centro di Milano, racconta di guadagnare circa 2,50 euro a consegna, portandosi a casa 1.400 euro lordi a fine mese, cifre che, tolte tasse e spese, lasciano poco. Sottolinea di essere sempre geolocalizzato e di ricevere chiamate per velocizzare le consegne.

Isaiah, che invia regolarmente denaro alla sua famiglia in Nigeria, fatica a coprire le spese essenziali come cibo e affitto, nonostante si sia registrato anche su altre piattaforme. Julius, invece, si dice "costretto a lavorare tutti i giorni per raggiungere 1.200 euro", aiutando la famiglia e cercando di sopravvivere con quel che resta, affermando che "Glovo paga poco ma non ho scelta".

Queste storie, purtroppo comuni, si inseriscono in un contesto di indagini più ampie. La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario per Foodinho, la società che gestisce Glovo, e successivamente anche per Deliveroo Italy, accusate non solo di specifici aspetti contrattuali, ma del modello organizzativo nel suo complesso. L'amministratore unico di Foodinho è indagato per caporalato per aver impiegato lavoratori "in condizioni di sfruttamento", approfittando del loro "stato di bisogno". Le retribuzioni medie di 2,50 euro a consegna sono state definite inferiori alla soglia di povertà e non proporzionate alla qualità e quantità del lavoro svolto, non garantendo un'esistenza "libera e dignitosa".

Mappa di Milano con evidenziate le zone a maggiore concentrazione di rider

L'Algoritmo e la "Guerra tra Poveri"

L'introduzione del "free-login" da parte di Glovo, che ha eliminato la prenotazione dei turni, ha ulteriormente complicato la situazione. Questa mossa, volta a rafforzare l'inquadramento come autonomi, ha di fatto innescato una "guerra tra poveri" tra i rider, poiché un maggior numero di collaboratori connessi contemporaneamente porta a una riduzione delle consegne e, di conseguenza, dei guadagni individuali. Gaetano, un rider che ha iniziato durante il Covid, lamenta un calo del lavoro superiore alla metà, con guadagni che a volte scendono a cifre irrisorie per un'intera giornata di lavoro.

La Posizione dei Commercialisti e la Difesa dei Rider

Avere un commercialista dedicato è fondamentale per i rider. Mentre le piattaforme offrono spesso soluzioni standardizzate, un professionista esperto può garantire una gestione personalizzata, tenendo conto delle specifiche esigenze fiscali e legali, delle spese effettive, delle detrazioni possibili e di altre opportunità di risparmio fiscale.

L'avvocata Giulia Druetta, che difende da anni i fattorini, sottolinea come le aziende traggano un "notevole risparmio" dall'operare "contra legem", pagando eventualmente solo le differenze retributive in caso di contenzioso. La paura di ripercussioni o la scarsa conoscenza delle leggi italiane spinge molti rider, sia stranieri che italiani, a non intraprendere azioni legali, accettando condizioni svantaggiose.

Ilenia, una rider di Torino, ha intentato causa a Glovo dopo aver rischiato un ictus a causa delle lunghe ore in bicicletta, chiedendo il risarcimento per il tempo in cui l'azienda ha guadagnato "sulla nostra pelle". I calcoli della Procura di Milano stimano scostamenti medi di circa 5.000 euro annui per molti fattorini, con punte fino a 12.000 euro.

Nonostante l'esistenza di strumenti giuridici per affrontare le piattaforme digitali, Druetta evidenzia la mancanza di "volontà politica" nel regolarizzare i rider.

Nuove Sentenze e Prospettive Future

Nel corso degli ultimi anni, diverse pronunce giudiziarie hanno riconosciuto i rider come lavoratori subordinati, affermando che non possono essere pagati con salari inferiori ai minimi contrattuali né licenziati con una semplice comunicazione via email. La principale richiesta dei ciclofattorini rimane l'applicazione integrale del Contratto Nazionale della Logistica.

Tuttavia, le prospettive future sono state influenzate da decisioni governative. L'Esecutivo UE ha subordinato la verifica dell'effettiva dipendenza dei rider da determinati requisiti, mentre il governo italiano, con il Decreto Lavoro, ha eliminato il diritto dei ciclofattorini di conoscere le regole dell'algoritmo che governa la loro attività.

Recentemente, la Sezione Lavoro del Tribunale di Milano ha stabilito che Deliveroo Italy e Uber Eats Italy (ora non più attiva) dovranno versare all'INPS i contributi per migliaia di rider. I giudici hanno ritenuto che i ciclofattorini, pur inquadrati come autonomi, dovessero essere considerati "coordinati continuativi" ai sensi dell'art. 2 del Jobs Act, applicando quindi la disciplina del lavoro subordinato con relativi obblighi contributivi e premi INAIL.

Deliveroo ha annunciato ricorso, definendo la sentenza basata su un "modello vecchio e un sistema di lavoro dismesso". Anche Uber Eats ha espresso disaccordo, affermando che i fatti considerati nelle indagini non sono applicabili alle loro operazioni.

La battaglia per il riconoscimento dei diritti dei rider è ancora in corso, con mobilitazioni e richieste di applicazione integrale dei contratti collettivi. La complessità della questione, tra modelli di business innovativi e tutele lavorative tradizionali, rende questo settore un terreno fertile per continui dibattiti legali e sociali.

Un gruppo di rider che manifesta con striscioni

tags: #glovo #versa #contributi

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