Le Case di Riposo nel Mulinello dell'Emergenza Sanitaria: Strategie e Sfide

Le case di riposo, luoghi deputati all'assistenza e al benessere dei nostri anziani, si sono trovate, in determinate congiunture sanitarie, al centro di una complessa emergenza, diventando focolai di diffusione di patologie infettive. La loro natura intrinseca, che vede convivere un elevato numero di persone fragili in un ambiente comunitario, le rende particolarmente vulnerabili. La gestione di tali situazioni richiede un approccio multidisciplinare e proattivo, come dimostra il piano sanitario pubblico messo a punto dall'Ulss 2 Marca Trevigiana, guidato dal direttore generale Francesco Benazzi. L'obiettivo primario è circoscrivere e contrastare la propagazione del contagio, salvaguardando la salute degli ospiti e degli operatori.

anziani in una casa di riposo

L'Emergenza nelle Strutture Residenziali: Un Focus Strategico

La consapevolezza che "i casi maggiori ora li abbiamo nelle case di riposo e là si concentra la nostra attenzione" ha portato alla rapida elaborazione di un Piano di sanità pubblica specifico per queste strutture. Questo piano, presentato dal direttore generale Benazzi, abbraccia le 54 strutture presenti nel territorio dell'Ulss 2 Marca Trevigiana, che ospitano complessivamente 6.340 persone e impiegano 5.776 operatori, per un totale di 12.116 individui coinvolti. L'urgenza del momento ha reso necessaria una risposta tempestiva e coordinata, con l'istituzione di una task force dedicata.

La Task Force: Competenza e Coordinamento al Servizio della Salute

Per attuare un piano di sanità pubblica su misura per le case di riposo, è stata attivata una task force composta da personale altamente qualificato. Questo team d'eccellenza include geriatri e infermieri con comprovata esperienza nella gestione di contesti complessi. La guida di questa unità strategica è stata affidata al dottor Franco Moretto, esperto nella gestione dei centri sollievo, che coordina i 32 componenti della task force. Il suo ruolo è cruciale nel garantire un'azione sinergica ed efficace, integrando le competenze di specialisti e operatori. Il lavoro sinergico con i vari soggetti interessati alle cure a domicilio, ha sottolineato il direttore generale, è iniziato già da tempo, a testimonianza di un impegno costante verso la salute della popolazione.

personale sanitario che esegue un tampone

Un Approccio Integrato: Dalla Prevenzione alla Terapia

Il piano prevede un'azione capillare che va dalla prevenzione alla gestione dei casi positivi. Gli operatori sanitari, tra cui assistenti sociali, OSS e infermieri, si recano direttamente nelle case di riposo e nei domicili per effettuare test rapidi e, se necessario, tamponi. Questo permette di identificare tempestivamente i casi di contagio e di assegnare le terapie necessarie, garantendo una presa in carico personalizzata. In collaborazione con le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), medici e pediatri, si rafforza il meccanismo territoriale. L'obiettivo è evitare che i pazienti, sia a domicilio che nelle case di riposo, debbano essere ricoverati negli ospedali. Come affermato dal dottor Benazzi, "sappiamo che in ospedale si possono contrarre ulteriori infezioni". Questa strategia mira a mantenere i pazienti in ambienti più protetti e familiari, riducendo il rischio di complicanze e infezioni nosocomiali.

Terapie Innovative e Sostegno alle Strutture

La possibilità di somministrare terapie, anche a domicilio, diventa fondamentale, soprattutto con l'autorizzazione dell'AIFA all'utilizzo di medicinali ancora sperimentali ma promettenti. Questo apre nuove prospettive terapeutiche e offre un'ulteriore linea di difesa contro la progressione della malattia. L'imperativo diventa "sostenere le case di riposo", fornendo loro le risorse e il supporto necessari per affrontare questa complessa sfida.

CORONAVIRUS - Esposto in procura per la gestione delle case di riposo in Piemonte

Mappatura del Contagio: Dati e Interventi sul Campo

L'attività di monitoraggio è stata intensiva. Sono già stati effettuati tamponi in 15 case di riposo, oltre a tre strutture di altro tipo: Ca’ dei Fiori a Casale sul Sile, Santa Maria de Zairo a Zero Branco, Casa Bernadette di Villorba, Israa-Zalivani di Treviso, Cesana Malanotti a Vittorio Veneto, Villa Belvedere a Crocetta, Urt San Gregorio a Valdobbiadene, Oic di Vedelago (con ala dedicata ex Geriatria), Domenico Sartor di Castelfranco, Casa Fenzi a Conegliano, Villa delle Magnolie-Giovanni XXIII di Monastier, Guizzo Marseille di Volpago del Montello, Centro servizi del Gris di Mogliano Veneto, De Lozzo Da Dalto di San Pietro di Feletto, Villa Augusta di Ormelle, Papa Luciani di Conegliano. A queste si aggiungono tre strutture per ospiti autosufficienti: Casa Bernardette di Villorba, Villa Maria di Treviso e l'associazione Famiglie di Nazareth di Spresiano, che ospita persone con disagio sociale.

Un'analisi preliminare su 376 ospiti e 703 operatori, per un totale di 1.169 tamponi, ha rivelato che il 42% degli anziani è risultato Covid positivo (pari a 153 persone), mentre il 7% degli operatori (49 persone) è risultato positivo. Queste strutture controllate rappresentano il 30% del totale delle case di residenza per anziani, e l'estensione dei tamponi a tutte le presenti è prevista in modo graduale. Il dottor Benazzi ha sottolineato che "ovviamente, ora che andremo a fare i tamponi anche dove non sono finora emerse criticità o simtomatologie legate al Covid 19, queste percentuali caleranno", indicando la necessità di un'interpretazione contestualizzata dei dati.

Supporto al Personale e Misure di Sicurezza

Per far fronte alla carenza di personale dovuta ai contagi, è stato emesso un Avviso pubblico per l'assunzione di personale con qualifica di infermiere e operatore socio sanitario, valido fino al 10 aprile. Un ringraziamento speciale è stato rivolto a sr. Lancy Ezhupra, direttrice amministrativa dell'ospedale San Camillo di Treviso, per aver reso disponibili operatori non impiegati nell'ospedale Covid per lavorare nelle case di riposo.

Nelle strutture monitorate sono state attivate zone di isolamento. Laddove la separazione tra positivi e negativi non fosse possibile, la Regione Veneto ha previsto lo spostamento degli ospiti in altre strutture. Viene effettuata la misurazione giornaliera della temperatura anche agli operatori, creando un filtro in entrata per prevenire l'introduzione del virus dall'esterno. Un nuovo ospite può entrare nella struttura solo dopo un tampone negativo e, per precauzione, viene posto in isolamento per 14 giorni. Attualmente, il 5,9% dei posti nelle case di riposo risulta libero. Per sopperire alla carenza di operatori positivi all'infezione, l'Ulss 2 ha richiesto il supporto di tre cooperative: Girasole, Orchidea e Terra Fertile, che hanno dato la loro disponibilità a fornire personale infermieristico e OSS.

Dati sui Dipendenti dell'Ulss 2 e la Gestione delle Emergenze Ospedaliere

Al termine della presentazione del piano per le case di riposo, il direttore dell'Ulss Benazzi ha condiviso i dati relativi ai positivi tra i dipendenti dell'Ulss 2: su 161 positivi, 56 sono rientrati al lavoro dopo due tamponi negativi, mentre 105 sono ancora in quarantena. La ripartizione per qualifica evidenzia 68 infermieri professionali, 45 OSS, 28 medici, 7 studenti, 4 ostetriche, 3 specializzandi, 2 fisioterapisti e 1 amministrativo.

Fuori dal padiglione delle malattie infettive, la Protezione Civile ha allestito una tenda destinata a fungere da Punto Medico di Primo Soccorso. Tramite il 118, verranno convogliate in questa struttura tutte le persone con sintomi riconducibili al Covid-19. Qui verranno sottoposti a tampone rapido, RX al torace e, a seconda della gravità, seguiranno percorsi differenziati: ricovero in ospedale se necessario, o quarantena domiciliare con la prescrizione dei farmaci adeguati.

Analisi dei Decessi in Provincia di Treviso: Un Quadro Comparativo

Un'analisi dei decessi in provincia di Treviso, dal 1° gennaio al 29 marzo 2020, ha evidenziato un totale di 933 persone decedute per varie cause, a fronte delle 908 dello stesso periodo dell'anno precedente, registrando quindi un aumento di 25 decessi. Suddividendo i dati per ospedale, si osserva un incremento maggiore al Ca' Foncello (+43 decessi) e a Conegliano (+37 decessi). L'ospedale di Oderzo ha registrato due decessi in più, mentre Vittorio Veneto (-5), Montebelluna (-3) e Castelfranco (-49) hanno mostrato una diminuzione nei primi mesi del 2020 rispetto all'anno precedente.

In un contesto di confronto, nel 2015, un'epidemia influenzale particolarmente grave causò 20.000 decessi in Italia, e non si trattava di un virus sconosciuto come quello in esame.

grafico comparativo dei decessi

La Sfida dell'Antimicrobico-Resistenza nelle RSA

Le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) sono riconosciute dalla letteratura scientifica come luoghi ad alto rischio per le infezioni. In Europa, la prevalenza di infezioni nelle RSA si attesta al 3,4%. Nel 2017, in Toscana, la prevalenza di infezioni correlate all'assistenza nelle RSA era del 4,3%, ovvero 1 su 23 anziani, un dato superiore alla media italiana del 3,9%. Questo aumento è in parte attribuibile a una maggiore sensibilità e formazione sul tema negli ultimi anni. I siti di infezione più frequentemente colpiti sono il tratto respiratorio (35%), la cute (24%) e il tratto urinario (19%).

Gli anziani residenti nelle RSA sono particolarmente suscettibili alle patologie infettive, rendendo gli antibiotici tra i farmaci più comunemente somministrati. Tuttavia, gli effetti collaterali degli antibiotici possono essere particolarmente pericolosi per questa popolazione, includendo il rischio di diarrea severa da Clostridium difficile, eventi avversi, interazioni farmacologiche e infezioni da microrganismi resistenti.

Il 63% dei residenti in RSA toscane riceve almeno una prescrizione di antimicrobici, con una Dose Definita Giornaliera (DDD) per 1.000 residenti pari a 49,9. Si osserva una notevole variabilità territoriale, con valori che vanno da 50 a 87 DDD per 1.000 residenti al giorno. Studi italiani riportano valori più elevati, circa 75 DDD per 1.000 residenti al giorno, nelle RSA della ULSS 5 Ovest di Vicenza, e studi europei in Francia (63,3 DDD per 1.000) e Norvegia (106 DDD per 1.000).

Gli antibiotici più prescritti in Toscana sono le penicilline (39%), i fluorochinoloni (19%), le cefalosporine (18%) e i macrolidi (14%). Secondo il dato italiano di HALT-3, le classi di antibiotici più prescritte sono le cefalosporine (27,3%), seguite da penicilline (incluse inibitori delle beta-lattamasi) (24%) e fluorochinoloni (21,5%).

In Toscana si registra un uso elevato di terapia antibiotica di profilassi (20% dei casi contro il 12% in Italia), somministrata prevalentemente per prevenire infezioni urinarie (75%). Quando il paziente è in terapia per un'infezione in corso, questa riguarda principalmente il tratto respiratorio inferiore (55%). Purtroppo, circa il 50% degli antibiotici prescritti non risulta essere necessario, e anche quando lo è, lo spettro d'azione è troppo ampio o la durata della terapia è eccessiva. In Toscana, solo il 16% delle prescrizioni sono potenzialmente mirate, rispetto al 25% del dato italiano ed europeo.

Dalle analisi di laboratorio, nelle urinocolture sono stati isolati germi nel 21% dei residenti, una prevalenza significativa e in linea con l'alta frequenza delle infezioni del tratto urinario nelle RSA. Il 4% dei residenti ha registrato emocolture positive, principalmente durante la permanenza in ospedale. I principali microrganismi isolati sono stati Escherichia coli, sia da esami del sangue che da urine.

I risultati degli esami di antimicrobico resistenza evidenziano un'alta frequenza di batteri resistenti. Il confronto delle resistenze riscontrate nei pazienti delle RSA toscane con i dati relativi ai pazienti ricoverati in regime di degenza ospedaliera in Toscana nel 2017 e 2018 rivela differenze significative a svantaggio dei residenti in RSA per quanto riguarda la resistenza di Escherichia coli ai fluorochinoloni e alle cefalosporine di terza generazione. A svantaggio della popolazione ospedalizzata, invece, si registra una maggiore resistenza ai carbapenemi dei ceppi di Klebsiella pneumoniae.

Per quanto riguarda le emocolture, si osserva una differenza significativa a svantaggio dei residenti in RSA rispetto a:

  • Resistenza alle cefalosporine di terza generazione sia per Klebsiella che per E. Coli.
  • Resistenza di Escherichia coli ai fluorochinoloni.
  • Resistenza alla meticillina dello Staphylococcus aureus.

Circa il 35% dei residenti effettua almeno un ricovero, e nel 18,5% dei casi si tratta di un ricovero per cause infettive e nel 4% per sepsi.

diagramma che illustra la resistenza agli antibiotici

La Situazione nel Lazio: Numeri e Criticità

Nel Lazio, la situazione sanitaria ha visto un aumento dei decessi e dei contagi. A Viterbo, sette pazienti sono in terapia intensiva e si sono registrate sei vittime in tutto l'Alto Lazio. Il Coronavirus ha causato altri tre decessi nella Tuscia, tutti di donne. Due di queste erano ospiti di strutture per anziani: una 73enne di una casa di cura di Nepi e una 98enne della casa di riposo Maria Cappelli di Corchiano.

Il comune di Corchiano ha comunicato la scomparsa di Bezzina Montanini, ospite della casa di riposo locale. Era risultata negativa al primo controllo con tampone molecolare effettuato dalla ASL la prima settimana di gennaio. Purtroppo, nei giorni successivi, con il peggioramento delle condizioni di salute, i medici hanno disposto il trasferimento in ospedale, dove è risultata positiva al Covid-19.

Il totale delle vittime dall'inizio della pandemia sale a 303, mentre quello dei contagiati a 10.594. La ASL ha accertato l'infezione in altre ventisei persone, di cui otto a Viterbo, quattro a Monterosi e due a Blera, in ambito familiare. Un nuovo caso è stato segnalato anche a Bolsena. Il sindaco Paolo Dottarelli ha sottolineato che il paziente è ricoverato in una struttura sanitaria di Viterbo.

Nelle ultime 24 ore, i nuovi positivi sono stati superati dai nuovi guariti: cinquanta persone si sono negativizzate o hanno concluso l'isolamento, per un totale di 9.081 guariti. Calcata torna a essere un comune Covid-free, mentre Civita Castellana è nuovamente sotto i cento positivi. In tutta la provincia, attualmente i contagiati sono 1211, di cui 105 ricoverati tra gli ospedali di Belcolle e Montefiascone: sette in terapia intensiva, 26 in malattie infettive, 61 in medicina Covid e undici in riabilitazione Covid.

Nell'Alto Lazio, si è registrata una nuova impennata di casi tra l'hinterland di Civitavecchia e l'area nord della provincia di Roma, con 98 nuovi casi, a fronte di 136 guariti e nessun decesso.

Tre morti sono state registrate in Sabina: due uomini di 54 e 74 anni e una 95enne ospite di una RSA. La ASL di Rieti ha rilevato 40 positivi e 49 negativizzati; gli attualmente infetti sono 804.

I dati complessivi per la Tuscia aggiornati al 29 gennaio 2021 sono:

  • Casi totali: 10.594 (2905 a Viterbo; 7689 in provincia)
  • Attualmente positivi: 1211
  • Guariti: 9081
  • Morti: 303
  • Ricoverati: 105 (7 in terapia intensiva)
  • Usciti dalla quarantena: 15293

La lista dei comuni con positivi e dei comuni Covid-free evidenzia la diffusione del virus e la sua gestione sul territorio provinciale.

Legionellosi: Un Rischio Concomitante

Un cittadino di Civita Castellana di circa 65 anni, Maurizio Rita, è deceduto il 25 novembre a Viterbo per una sospetta infezione da legionella. L'uomo aveva lavorato in diverse RSA della provincia. La legionella è un batterio presente nell'acqua che può causare infezioni polmonari tramite l'inalazione di microgocce d'acqua infetta. La ASL ha rilevato altri due casi di contaminazione in abitazioni private, uno a Castel Sant'Elia e uno a Fabrica di Roma. A seguito di queste segnalazioni, il servizio di igiene pubblica (SISP) della ASL ha disposto la chiusura immediata di una struttura ricettiva, l'Aldero Hotel, situata in località Quartaccio, al confine tra Fabrica di Roma e Civita Castellana, dopo che campionamenti hanno confermato la presenza di batteri del genere legionella nell'acqua. Le autorità sanitarie hanno invitato alla calma, assicurando l'attivazione di tutte le procedure previste dalla normativa.

schema di prevenzione della legionellosi

tags: #casa #di #riposo #infezione #castellana

Post popolari: