Assistenza Religiosa nelle Case di Riposo: Un Ponte tra Fede e Benessere nella Terza Età

La gestione delle case di riposo e degli istituti per anziani rappresenta una sfida complessa che va oltre la mera assistenza fisica. In questo contesto, il ruolo dell'assistenza religiosa, spesso affidato a istituti religiosi, assume un'importanza fondamentale, offrendo un supporto spirituale e comunitario che arricchisce la vita degli ospiti e contribuisce al loro benessere integrale. La Congregazione delle Suore Ospedaliere della Misericordia, con una storia che affonda le radici nel 1821, incarna questo impegno, dimostrando come la fede e la carità possano tradursi in servizi concreti per la terza età.

Suore anziane che assistono un anziano in una casa di riposo

La Fondazione della Casa di Riposo "Residenza Maria Marcella"

Per rispondere al crescente fabbisogno della cultura odierna, la Madre Generale del tempo, Madre Marcella Cavallari, prese la decisione di costruire una casa di riposo per anziani. L'obiettivo era assicurare una degna sistemazione a quanti, anziani autosufficienti e muniti di sicuri mezzi economici, non trovassero nell'ambiente familiare o in quello di strutture ricettive quel conforto di natura spirituale che facesse loro superare il bisogno, non indifferente, di una vita sociale comunitaria. Nasce così la Casa di Riposo "Residenza Maria Marcella", situata in Via della Vignaccia n.197. Questo ente filiale della Congregazione delle Suore Ospedaliere della Misericordia, con sede a Roma in Via Latina n. 30, è gestito direttamente dalle religiose che vi abitano.

Il loro impegno si concentra sulla programmazione, gestione e realizzazione di tutte le attività utili al sostegno e alla promozione integrale della persona affidata, in piena attuazione dell'indirizzo impresso dalla Congregazione all'opera di sostegno verso i più deboli. L'attività si rivolge specificamente a persone anziane autosufficienti, riconoscendo la loro capacità di partecipare attivamente alla vita comunitaria e di beneficiare di un ambiente che valorizzi la loro autonomia e dignità.

Le Suore Ospedaliere della Misericordia: Una Tradizione di Carità

Le Suore Ospedaliere della Misericordia vantano una lunga tradizione di servizio, attive dal 1821. Nel maggio di quell'anno, per interessamento della nobildonna principessa Teresa Orsini Doria Pamphili Landi e secondo il volere di Papa Pio VII, un primo nucleo di queste sorelle fu introdotto nell'ospedale del SS. Salvatore, attuale ospedale S. Il riconoscimento della personalità giuridica della Congregazione avvenne con decreto del C.P.S. il 3.10.1846, ma l'Istituto era già stato approvato di Diritto Pontificio sin dal 1831.

Lo spirito che ha sempre contraddistinto le Suore Ospedaliere della Misericordia è stato messo a dura prova dalla grande epidemia di colera che nel 1837 sconvolse molte regioni d'Europa e raggiunse anche Roma. In quel periodo di profonda sofferenza, non vi fu famiglia dove la peste non falciò qualche vittima. Nonostante le numerose trasformazioni nel corso dei secoli, nel primo secolo e mezzo di vita le Suore Ospedaliere della Misericordia hanno compiuto in Italia un gran bene nel campo dell'assistenza ospedaliera, un bene avvolto nella fitta nebbia della discrezione e dell'umiltà delle Sorelle dedite a svolgere attività ospedaliera. Questa dedizione silenziosa e profonda testimonia un impegno costante a prendersi cura dei malati e dei bisognosi, un valore che si estende anche all'assistenza offerta nelle case di riposo.

L'Assistenza Spirituale: Un Diritto Fondamentale

Per assistenza spirituale, o assistenza religiosa, si intende quel servizio che viene offerto all'interno degli ospedali e delle case di ricovero e cura, affinché chi è ricoverato in essi, e quindi fisicamente impedito a raggiungere i luoghi di culto, possa ugualmente esercitare il proprio diritto di libertà religiosa. Questo servizio è coerente con quanto previsto dall'art. 19 della Costituzione, che disciplina il diritto di libertà religiosa, indicando una serie di facoltà da esso promananti, tra le quali il libero esercizio del culto.

In alcune situazioni, come nel caso delle cosiddette "strutture obbliganti", o "segreganti", o "comunità separate", l'esercizio della libertà di culto sarebbe impossibile se lo Stato non intervenisse direttamente, predisponendo luoghi e autorizzando la presenza di personale apposito. L'intervento diretto della pubblica amministrazione in questo settore si giustifica alla luce della considerazione secondo cui la libertà religiosa non costituisce una libertà negativa: lo Stato non si limita a eliminare le barriere o a non interferire nella libertà religiosa dei cittadini, ma si impegna, in coerenza con quanto disposto dall'art. 2 della Costituzione, a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Simbolo della libertà religiosa e della Costituzione italiana

La Laicità dello Stato e la Garanzia della Libertà Religiosa

L'intervento diretto dello Stato nella materia dell'assistenza spirituale potrebbe destare perplessità alla luce della qualificazione laica del nostro ordinamento, operata dalla celebre sentenza della Corte Costituzionale nº 203 del 1989. La Corte ha infatti individuato nella laicità dello Stato uno dei principi supremi dell'ordinamento costituzionale, ma ha aggiunto anche che essa "implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale".

Tale sottolineatura ha consentito alla dottrina di "parlare di un vero e proprio Stato laico sociale che riafferma la dimensione privatistica delle opzioni religiose, ma ne riconosce sovente l'eccezionale rilevanza sociale e normativa. Lo Stato interviene a più riprese per garantire la libertà di scelta dei cittadini, ma anche per favorire la soddisfazione dei bisogni religiosi di ciascuno". È alla luce di tale principio che si giustifica allora l'intervento dello Stato, che predispone, attraverso i servizi di assistenza religiosa, gli strumenti che consentono ai degenti nelle strutture ospedaliere (come anche agli internati nelle case circondariali e ai militari nelle caserme) di esercitare effettivamente e concretamente il proprio diritto di libertà religiosa.

La Malattia e la Sofferenza: Una Dimensione Oltre il Fisico

È stato opportunamente evidenziato come l'assistenza spirituale negli ospedali non sia una questione che interessa esclusivamente la Chiesa cattolica, poiché lo stesso Stato ha interesse ad utilizzare la "cultura della sofferenza" elaborata dalla Chiesa. Si diffonde, infatti, sempre più una mentalità che considera la realtà della malattia e della sofferenza come una condizione da rimuovere, per cui la vita di un malato, nel corpo o nella mente, viene considerata inutile. La persona sofferente appare così soltanto come un problema, tanto che si ritiene "ormai indispensabile rifondare sollecitamente una corretta antropologia della vita, della sofferenza, della morte stessa".

D'altro canto, la scienza medica è ormai consapevole che la malattia non è soltanto un problema fisico ma investe tutte le dimensioni dell'individuo, in particolar modo la psiche, e che la guarigione può essere facilitata da un approccio terapeutico che comprenda anche l'attenzione alla dimensione spirituale del malato: "il bisogno psico-spirituale fa invero parte della struttura della persona; le risposte ad esso hanno valore terapeutico". Questo riconoscimento apre la strada a un approccio olistico alla cura, dove l'assistenza religiosa diventa un complemento essenziale al trattamento medico.

LA CAUSA SPIRITUALE DELLA MALATTIA 🔥 (e Come Guarirla) - Paramahansa Yogananda

Il Ruolo del Cappellano e l'Evoluzione dell'Assistenza Religiosa negli Ospedali

La Chiesa cattolica prevede la possibilità che la cura pastorale "di una comunità o di un gruppo particolare di fedeli" venga affidata ad un sacerdote che viene denominato "cappellano". Nominato dall'Ordinario del luogo, al cappellano sono attribuite "tutte le facoltà che richiede una ordinata cura pastorale". In particolare, il cappellano "in forza dell'ufficio, ha la facoltà di udire le confessioni dei fedeli affidati alle sue cure, di predicare loro la parola di Dio, di amministrare loro il Viatico e l'unzione degli infermi, nonché di conferire il sacramento della confermazione a chi tra loro versa in pericolo di morte".

La presenza dei cappellani ospedalieri è molto più recente. Non era neppure prevista dal codice di diritto canonico del 1917, che prevedeva soltanto la figura del cappellano militare, poiché gli ospedali sono sempre stati storicamente sotto il diretto controllo dell'autorità ecclesiastica, controllo che rendeva ovviamente inutile la previsione dell'istituto del cappellanato. Soltanto in seguito all'intervento diretto dello Stato nella gestione degli ospedali e degli istituti di cura, intervento che trova la sua consacrazione nell'art. 32 della Costituzione italiana, che attribuisce alla Repubblica il compito di tutelare "la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività" e di garantire "cure gratuite agli indigenti", la Chiesa si è posta il problema della sua presenza all'interno di tali strutture.

L'Integrazione Legislativa dell'Assistenza Religiosa

La presenza religiosa nelle strutture sanitarie è stata presto ritenuta utile anche dalla legislazione statale. Infatti, la legge 12 febbraio 1968, nº 132, "Servizi sanitari e personale sanitario degli ospedali", all'art. 19, stabilisce che "gli ospedali, oltre a soddisfare le esigenze dell'igiene e della tecnica ospedaliera", devono possedere tutta una serie di requisiti, tra i quali il "servizio di assistenza religiosa". Il successivo art. 39 elenca il "personale di assistenza religiosa" all'interno del personale degli enti ospedalieri, insieme al personale sanitario, amministrativo, tecnico, sanitario ausiliario ed esecutivo. La norma specifica che per personale di assistenza religiosa si intende quello "costituito da ministri del culto cattolico, per l'assistenza religiosa agli infermi di confessione cattolica", aggiungendo che "gli infermi di altre confessioni religiose hanno diritto all'assistenza dei ministri dei rispettivi culti".

Con questa legge si istituisce all'interno degli ospedali pubblici "un servizio della p.a. avente a oggetto prestazioni che non hanno carattere ospedaliero, ma integrano compiti ascrivibili alla competenza esclusiva dell'autorità ecclesiastica". Inoltre, la stessa legge opera una distinzione tra degenti di confessione cattolica, per i quali l'assistenza religiosa è prevista stabilmente nell'ambito dei servizi ospedalieri, e degenti appartenenti alle altre confessioni religiose, per i quali è previsto solamente il diritto di chiedere, attraverso la direzione sanitaria che inoltrerà la richiesta alla confessione religiosa, l'assistenza di un ministro di culto della confessione di appartenenza.

Questo meccanismo è confermato dal D.P.R. 27 marzo 1969, nº 128, "Ordinamento interno dei servizi ospedalieri", che all'art. 35 disciplina il servizio di assistenza religiosa negli enti ospedalieri stabilendo che "gli ospedali devono disporre di un servizio di assistenza religiosa". Il comma II distingue tra l'assistenza religiosa cattolica, il cui ordinamento "è determinato dai regolamenti interni, deliberati dagli enti ospedalieri, d'intesa con gli ordinari diocesani competenti per territorio", e la cui organizzazione "è stabilita d'accordo con la direzione sanitaria". Per quanto riguarda l'assistenza religiosa per i degenti che appartengano ad altra confessione religiosa, non essendo previsto un servizio stabile, sarà la direzione sanitaria a dover provvedere "a reperire i ministri di religione diversa dalla cattolica secondo la richiesta dell'infermo. Il relativo onere è a carico dell'ente ospedaliero".

Illustrazione stilizzata di diverse religioni che convivono pacificamente

L'Assistenza Religiosa nelle Case di Riposo: Un Modello di Integrazione

La Casa di Riposo "Residenza Maria Marcella" rappresenta un esempio concreto di come l'assistenza religiosa possa integrarsi efficacemente nell'offerta di servizi per anziani. La gestione affidata direttamente alle religiose assicura che la dimensione spirituale sia un elemento centrale dell'esperienza degli ospiti. Questo approccio, radicato in una tradizione di carità e servizio, va oltre la mera assistenza materiale, mirando a nutrire l'anima e a promuovere un senso di comunità e appartenenza.

In un'epoca in cui la solitudine e l'isolamento sociale possono rappresentare sfide significative per la terza età, la presenza di un istituto religioso che offre non solo cura fisica ma anche supporto spirituale e opportunità di vita comunitaria diventa un valore aggiunto inestimabile. Le Suore Ospedaliere della Misericordia, con la loro lunga storia e il loro impegno costante, dimostrano la profonda connessione tra fede, assistenza e benessere umano, confermando che la cura della persona nella sua interezza, corpo e spirito, rimane un pilastro fondamentale della società. L'esperienza della "Residenza Maria Marcella" offre un modello di integrazione che potrebbe ispirare ulteriori sviluppi nell'ambito dell'assistenza agli anziani, valorizzando il contributo insostituibile degli istituti religiosi.

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