Assistente Sociale: Significato, Evoluzione e Ruolo Professionale
L'assistente sociale è una figura professionale complessa e multisfaccettata, il cui operato si inserisce in un contesto storico e sociale in continua evoluzione. La sigla "AS" e l'acronimo "ASS" (quest'ultimo meno comune) sono termini che ricorrono frequentemente nel linguaggio medico e sociosanitario, ma il cui significato profondo e le cui origini meritano un'analisi dettagliata.

Le Origini Storiche dell'Assistenza Sociale
Le radici dell'assistenza sociale affondano in tempi antichi, quando la famiglia, quale gruppo sociale intermedio, sviluppò i primi sistemi rudimentali di mantenimento, come l'adozione nell'antica Roma. Le vedove, ad esempio, erano alle dirette dipendenze dei diaconi, anch'essi dediti al servizio della carità. Un passo significativo verso l'istituzionalizzazione dell'assistenza avvenne nel 787 d.C. con la fondazione a Milano del primo brefotrofio.
Durante il Medioevo, i servi della gleba venivano nutriti e curati dal feudatario locale, mentre l'avvento dell'età moderna e l'abolizione dei feudi portarono alla nascita del lavoro salariato. In questo periodo, la fioritura di monasteri li rese punti di riferimento per i poveri in fuga dalle campagne.
Con l'affermarsi dello Stato nazionale laico e l'estensione dell'industria manifatturiera in età moderna, il lavoro divenne spesso usurante. I principi dell'ideologia liberale e del controllo sociale della povertà si estesero in tutta Europa, autorizzando una politica custodialistica il cui costo gravava sui poveri stessi. Nacquero così ospizi, manicomi e case di lavoro, da cui le persone non potevano più licenziarsi.
Il Passaggio all'Assistenza Pubblica e la Nascita della Professione
Il passaggio dall'assistenza privata a quella pubblica avvenne nel XIX secolo, spinto dagli ideali dell'Illuminismo europeo. L'assistenza venne istituzionalizzata, garantendo da un lato i servizi essenziali alla persona e, dall'altro, ponendo sotto controllo il comportamento degli assistiti. Il legislatore sentì la necessità di figure professionali che mediassero per suo conto con l'elettorato.
Nel 1806, a Napoli, si istituì il Ministero dell'Interno con compiti di vigilanza sugli stabilimenti di beneficenza. La legge 17 luglio 1890 n. 6972, nota come "legge Crispi", accentuò notevolmente l'intervento dello Stato nella vita delle opere pie, che divennero "Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza" (IPAB).
Quando lo Stato assunse le funzioni relative all'assistenza pubblica, in Europa già sul finire del XIX secolo e in Italia nel primo dopoguerra, si delineò la possibilità di introdurre prove selettive per l'accesso e la conclusione dei cicli di studi legati a questa professione.
Il regime fascista, con la proclamazione dell'Impero, assunse un atteggiamento antagonista verso la Chiesa, portando, con la legge 03-06-1937 n. 847, alla modifica della denominazione di congregazione di carità in Ente Comunale di Assistenza. Dopo l'8 settembre 1943, molte assistenti sociali continuarono a lavorare gratuitamente e con spirito di abnegazione.
Nel 1945, la Scuola Superiore di Assistenza Sociale Onarmo ricevette l'eredità di quella di Gregorio al Celio. Nel 1948, l'assistenza sociale fu riconosciuta come diritto dei cittadini, disciplinata dall'art. 38 della Costituzione.

La Professione dell'Assistente Sociale: Evoluzione Normativa e Riconoscimento
La lettura degli atti dell'Assemblea Costituente rivela una quasi assenza di termini come "assistenti sociali" o "operatori sociali", eccetto in riferimento agli enti privati. Si faceva piuttosto riferimento alla disciplina come solidarietà sociale tra cittadini. I costituenti decisero di esprimere concetti analoghi con "dizioni diverse", precisamente nell'art. 38 ("assistenza") e nell'art. 117 ("beneficenza"). La differenza sostanziale risiede nel fatto che, mentre la beneficenza ha sempre uno scopo riparatorio, l'assistenza mira alla prevenzione e si avvicina alle varie forme di previdenza.
Ferdinando Terranova sottolinea come le leggi poste in essere dal fascismo siano state conservate intatte nell'ordinamento giuridico post-fascista. Negli anni Settanta, il servizio sociale attraversò una crisi, venendo politicizzato e condizionato da ideologie utopistiche e illiberali nel tentativo di assumere pattern di rivendicazione sociale. L'ambiguità della professione si manifestava quando assistenti sociali impegnati politicamente strumentalizzavano gli utenti, senza coinvolgere le forze democratiche e sindacali in grado di sostenere concretamente i diritti degli emarginati.
Servizio sociale di comunità. Nodi critici, punti di forza, dilemmi etici nel lavoro con stranieri
Una legge quadro che definisse l'assistenza sociale come obbligatoria per assicurare un livello minimo dignitoso della vita indistintamente, è arrivata solo nel 2000 con la Legge 8 novembre 2000, n. 328, "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali".
L'assistente sociale è un professionista che opera con autonomia tecnico-professionale e di giudizio in tutte le fasi dell'intervento per la prevenzione, il sostegno e il recupero di persone, famiglie, gruppi e comunità in situazione di bisogno e di disagio. Può svolgere attività didattico-formative e, per l'esercizio della professione, è necessario iscriversi ad un apposito albo professionale, istituito nel 1993. Le prerogative della professione sono stabilite dalla legge 23 marzo 1993 n. 84 e dal Decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328.
Non è raro l'impiego dell'AS a livello medio-alto (dirigenza nel settore amministrativo e contabile, settore socio-sanitario, incarichi di "alta" professionalità) presso gli Enti Locali e nella Pubblica Amministrazione, o negli organismi di controllo. Ciò si desume non solo dai contratti collettivi nazionali di lavoro (Comparto della Sanità), dove è ormai acquisita la dirigenza per gli assistenti sociali laureati nell'area dei servizi sociali, ma anche da leggi di settore e dai pareri favorevoli espressi dal Consiglio Universitario Nazionale al MIUR, che non ha negato l'equiparazione della laurea in Servizio Sociale (corso quadriennale) a lauree in Scienza della Politica, Giurisprudenza, Sociologia e Scienza dell'Amministrazione. Da qualche anno, comuni e aziende sanitarie reclutano assistenti sociali iscritti nella sezione A dell'albo professionale, in possesso della laurea specialistica o magistrale in programmazione e gestione dei servizi sociali (oggi LM87), per dirigere le strutture dedicate.
La figura dell'assistente sociale non aveva mai avuto un pieno riconoscimento giuridico, essendo essenzialmente considerata come un privato. Con l'emanazione del Decreto del Presidente della Repubblica 15 gennaio 1987 n. 14, divenne obbligatorio conseguire un'apposita abilitazione mediante il superamento di un esame. Per poter essere definiti assistenti sociali, divenne necessario il conseguimento di un apposito diploma, sulla base dell'art. 9 del D.P.R. 10 marzo 1982 n. 162. Questo decreto introdusse il requisito del conseguimento di diploma universitario rilasciato dalle scuole dirette a fini speciali universitarie, quale unico titolo abilitante. Tuttavia, riconosceva efficacia giuridica al diploma di assistente sociale comunque conseguito precedentemente all'entrata in vigore del decreto. Un apposito regolamento sull'esame di stato per l'abilitazione all'esercizio della professione venne emanato solo verso la fine degli anni novanta del XX secolo con decreto del MIUR n.155/1998, presumendo così l'abilitazione de iure di tutti gli studenti diplomati nelle scuole superiori di servizio sociale.
Per diventare assistente sociale a partire dal 1990, divenne necessario conseguire un diploma universitario, secondo la legge 19 novembre 1990, n. 341. La professione venne riconosciuta tale ai sensi della legge 23 marzo 1993 n. 84. Il corso di studio in Scienze del servizio sociale (in alcuni atenei detto semplicemente Servizio Sociale), quale corso di laurea a tutti gli effetti, fu istituito ex D.M. MIUR 3 novembre 1999 n. 509.
La professione dell'assistente sociale può essere esercitata in forma autonoma o tramite rapporto di lavoro subordinato.
Ambiti di Intervento e Approcci Teorici
L'assistente sociale svolge la propria attività nell'ambito della comunità, a favore di individui, gruppi e famiglie, per prevenire e risolvere situazioni di bisogno. Aiuta gli individui nell'utilizzo personale e sociale delle risorse, organizza e promuove interventi e servizi adattandoli alle particolari situazioni di bisogno, con attenzione alle esigenze di autonomia e responsabilità delle persone e valorizzando le risorse della comunità.
Sono molteplici le aree di intervento che possono coinvolgere un assistente sociale. Il lavoro di questo professionista può essere svolto sia nell'ambito sociale o integrato con la sanità, sia nel settore amministrativo e contabile della Pubblica Amministrazione. L'assistente sociale può operare in diversi settori ed enti, sia pubblici che privati.

La scelta del sostantivo "assistente" anziché "consigliere" o "consulente" è significativa: l'assistente sociale non si limita a consigliare, ma opera e coopera insieme al soggetto assistito, sia esso singolo o gruppo. Per questo motivo, l'assistente è anche denominato operatore sociale o lavoratore sociale, e la sua attività si richiama a un servizio. La professione è di tipo intellettuale, ottenendo riconoscimenti in ambito di diritto pubblico tramite decreti legge, a differenza di professioni come l'avvocato e il medico, denominate "intellettuali" dal codice civile.
Nel servizio sociale, le conoscenze tendono ad essere eclettiche, attingendo da una serie di modelli e teorie di diverse discipline accademiche e professionali. Tra queste si annoverano:
- Teorie psicodinamiche: Derivate da Sigmund Freud, si basano sul determinismo psichico (le azioni derivano da processi di pensiero interni) e sull'inconscio.
- Teorie behavioriste: Si concentrano su pattern osservabili e utilizzano teorie dell'apprendimento per analizzare e modificare il comportamento. Vengono criticate per l'eccessivo meccanicismo e la discutibile eticità, poiché focalizzano sugli obiettivi a discapito dei mezzi (es. modello task-oriented).
- Teorie cognitive: Si riferiscono all'attività mentale delle persone e tendono a utilizzare spiegazioni basate sul controllo razionale del comportamento (es. modello problem solving).
- Teorie eco-sistemiche: Enfatizzano l'adattabilità dell'uomo al suo ambiente e l'interazione con i fattori esogeni (es. modello di rete, modello unitario, modello integrato).
- Teorie fisionomiche: Derivate da Cesare Lombroso, si basano sulle caratteristiche biologiche ereditate dall'individuo.
- Teorie prospettiche: Offrono un modo di considerare il mondo e di promuovere il cambiamento personale e sociale.
Sigle e Acronimi nel Contesto dell'Assistenza Sociale e Sanitaria
Nel linguaggio medico e sociosanitario, è molto comune imbattersi in sigle e acronimi, termini che, sebbene recenti nella loro proliferazione (iniziata nella seconda metà del XX secolo), sono ormai onnipresenti. Se da un lato consentono una comunicazione più rapida tra esperti e un risparmio di spazio e tempo, dall'altro rappresentano un ostacolo per il pubblico generale, soprattutto quando non vengono spiegati.
Tra le sigle più rilevanti nel contesto dell'assistenza sociale e sanitaria italiana, troviamo:
LEA (Livelli Essenziali di Assistenza): Definiscono le attività, i servizi e le prestazioni garantite ai cittadini con le risorse pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale. La versione più aggiornata è stata emanata nel 2017 tramite DPCM, aggiornando e rinnovando i livelli definiti nel 2001. I LEA definiscono con maggiore dettaglio prestazioni e attività, aggiornano gli elenchi delle malattie rare e croniche che danno diritto all'esenzione dal ticket, e innovano i nomenclatori della specialistica ambulatoriale e dell'assistenza protesica. I LEA si suddividono in:
- Prevenzione collettiva e sanità pubblica
- Assistenza distrettuale
- Assistenza ospedaliera
LEP (Livelli Essenziali di Prestazione): Si riferiscono alle prestazioni e ai servizi che devono essere assicurati in modo uniforme su tutto il territorio italiano per garantire i diritti civili e sociali dei cittadini. La loro determinazione è competenza esclusiva dello Stato. La nascita dei LEP è legata alla riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001, che ha potenziato le autonomie territoriali.
LEPS (Livelli Essenziali di Prestazione Sociale): Si tratta di prestazioni e servizi da garantire nell'ambito sociale a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di contribuzione. Una svolta in questo senso è avvenuta con la legge finanziaria del 2022 e grazie a diversi piani nazionali, tra cui il Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali 2021-2023, che individua nella Legge quadro n. 328/2000 (art. 22) una serie di ambiti di intervento riconosciuti come livelli essenziali. Il PNRR (Missione 5) fornisce risorse concrete per la realizzazione di questi interventi.

Accordi e Protocolli Operativi per la Valorizzazione della Professione
La valorizzazione della professione dell'assistente sociale passa anche attraverso la stipula di accordi e protocolli operativi volti a promuovere la formazione continua, lo scambio di conoscenze e la collaborazione interistituzionale.
Un esempio significativo è l'Accordo di Collaborazione tra l'Ordine Regionale Assistenti Sociali - Consiglio Regionale della Puglia e l'I.F.O.C. - Agenzia di Formazione (Istituto Formazione Camera di Commercio). Questo accordo mira a promuovere la diffusione culturale e scientifica del Servizio Sociale, la formazione continua degli assistenti sociali, lo sviluppo di nuove competenze e metodologie. La collaborazione si concretizza nella progettazione e realizzazione di percorsi formativi, seminari, convegni, workshop, nella partecipazione a bandi e avvisi pubblici, e nella predisposizione di attività utili all'acquisizione di competenze trasversali. L'IFOC si impegna a fornire informazione su opportunità di finanziamento, progettazione formativa, sostegno alla programmazione sociale, assistenza tecnica, e a favorire la formazione permanente degli assistenti sociali pugliesi, promuovendo la libera professione e la coesione territoriale.
Un altro importante strumento è il Protocollo Operativo Regionale tra il Ministero di Grazia e Giustizia - Dipartimento Giustizia Minorile e l'Ordine degli Assistenti Sociali - Consiglio Regionale della Puglia. Questo protocollo attua a livello territoriale l'intesa nazionale tra il Dipartimento Giustizia Minorile e il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Assistenti Sociali. L'obiettivo è garantire interventi multidisciplinari e interistituzionali nei confronti di minori in area penale, vittime di abusi sessuali o sottratti alla potestà genitoriale. Si pone l'accento sull'ascolto protetto e riservato, la valutazione delle esigenze dei ragazzi, l'unitarietà, la personalizzazione e la continuità della relazione, considerando il contesto socio-ambientale. Le parti si impegnano a tutelare la relazione di fiducia tra assistente sociale, minore e famiglia, a proteggerla da intromissioni e violazioni di riservatezza, e a elaborare e condividere progetti di intervento sociale per attivare una rete di protezione. Viene sottolineata l'importanza della collaborazione interistituzionale, della reciproca consultazione e del confronto nella ricerca di soluzioni operative che salvaguardino l'integrità fisica e psichica del minore.
Entrambi i protocolli evidenziano l'impegno a promuovere la formazione congiunta, a garantire l'osservanza dei codici deontologici e di comportamento, e a promuovere momenti di riflessione e verifica dei processi operativi per assicurare efficacia e qualità del servizio.
L'aggiornamento del 19 Settembre 2010, 15:49, indica la data dell'ultima revisione di queste informazioni, sottolineando la dinamicità del settore e la continua necessità di adeguamento normativo e professionale.
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