L'Approccio Trifocale dell'Assistente Sociale: Un Modello Multidimensionale di Intervento

I Modelli Teorici di riferimento, o Paradigmi, costituiscono la struttura fondamentale che guida l'assistente sociale nell'osservazione, nell'analisi, nella descrizione e nell'interpretazione dei fenomeni sociali. Essi non solo indirizzano la comprensione delle situazioni complesse, ma definiscono anche le strategie di intervento e i criteri per la sua valutazione. L'evoluzione del servizio sociale ha visto l'emergere di diversi approcci teorici, ognuno dei quali offre una lente specifica attraverso cui analizzare e agire nel campo delle relazioni umane e delle dinamiche sociali. Tra questi, l'approccio trifocale, o multidimensionale, si distingue per la sua capacità di integrare diverse prospettive, riconoscendo la complessità intrinseca delle problematiche affrontate. Questo modello si basa su un continuo rimando tra diverse dimensioni e sulla promozione attiva di tutti gli interlocutori coinvolti: utenti, famiglie, comunità e decisori politici.

Assistente sociale che parla con una famiglia

Fondamenti Teorici e Storici del Servizio Sociale

L'identità del servizio sociale è profondamente legata alla sua capacità di porsi come promotore e accompagnatore di processi di cambiamento a vari livelli: individuale, familiare, comunitario e istituzionale. Questa definizione, attribuita a Maria Dal Pra Ponticelli, sottolinea il ruolo del servizio sociale come punto di raccordo tra problematiche, bisogni e risorse. L'ambito di intervento del servizio sociale si configura come lo spazio in cui si realizzano le interazioni tra le persone e i sistemi del loro ambiente di vita. Da questa interazione discende l'importanza di un approccio che tenga conto delle diverse prospettive, definendo l'approccio trifocale o multidimensionale come caratterizzante.

La definizione internazionale del servizio sociale, aggiornata nel 2014 dalla International Federation of Social Workers (IFSW), descrive la professione come "una professione basata sulla pratica e una disciplina accademica che promuove il cambiamento sociale e lo sviluppo; la coesione e l'emancipazione sociale; la liberazione delle persone. Esso è sostenuto da teorie del servizio sociale, delle scienze sociali, quindi umanistiche, ma anche dai saperi indigeni. Il servizio sociale coinvolge persone e strutture per affrontare le sfide della vita e per migliorarne il benessere". Questa definizione evidenzia la natura dinamica e integrata del servizio sociale, che attinge a diverse fonti di sapere per intervenire efficacemente.

L'approccio trifocale, in particolare, consiste in un continuo rimando tra una dimensione e l'altra, promuovendo attivamente un dialogo tra gli utenti, le famiglie, i componenti della comunità e i responsabili delle strutture pubbliche e private che definiscono le politiche sociali. L'obiettivo è quello di accompagnare e sostenere la realizzazione personale e lo sviluppo collettivo, riconoscendo che l'identità del servizio sociale trae la propria forza dal legame che si instaura tra i soggetti e l'ambiente. Lorenz definisce questa interazione come una pratica riflessiva che mira a creare le condizioni per una cittadinanza sociale.

Evoluzione dei Modelli di Intervento

Storicamente, lo studio del caso individuale nel servizio sociale non ha sempre risentito dell'influenza della psicologia dell'io, attraversando una fase prettamente sociologica fino agli anni '30. Il ruolo dell'assistente sociale era inizialmente focalizzato sull'aiuto alla popolazione per la ricostruzione del Paese dopo la guerra, ma anche sulla promozione di attività informative riguardo ai diritti e ai doveri dei cittadini.

Modello Psico-Sociale (Hollis)

Il modello psico-sociale, sviluppato da F. Hollis tra gli anni '30 e '60, affonda le sue radici nell'orientamento psicoanalitico e diagnostico del servizio sociale. Questo modello non separa la realtà psichica da quella sociale, ma considera ogni situazione come connotata dall'esperienza vissuta dall'individuo. Viene posta enfasi sulla psicologia della Gestalt, secondo cui il soggetto percepisce la situazione come un insieme unitario e agisce per completare tale insieme. Dopo lo studio del caso, si procede con la diagnosi e la valutazione per selezionare il trattamento professionale più idoneo. In questo modello, l'assistente sociale svolge un lavoro di insight delle personalità, intervenendo sull'Io, la parte conscia dell'individuo, legata al pensiero, al contatto con la realtà, all'agire e all'organizzazione. Il transfert e il controtransfert sono elementi cruciali da tenere presenti, con la consapevolezza degli effetti che un caso può avere sui processi interni, pensieri, fantasie e mondi profondi, sia dell'operatore che dell'utente.

Modello Problem Solving

L'idea di fondo del modello Problem Solving, associato a H. Meyer, definisce l'uomo come un soggetto in perenne stato di insoddisfazione (bisogni), che per essere soddisfatto affronta un continuo processo di soluzione dei problemi. Quando l'efficacia personale e sociale incontra difficoltà, la percezione del problema può essere distorta dall'attivazione di meccanismi ansiosi, rendendo l'aiuto esterno essenziale per recuperare equilibrio e benessere. Il ruolo dell'assistente sociale è quello di aiutare l'utente ad analizzare il problema senza ansie, differenziando il reale dall'immaginario, stimolando nuove motivazioni ed energie e insegnando ad usare le risorse in modo efficace. Il professionista deve accettare le difficoltà dell'utente, sostenendolo anche quando incapace di prendere decisioni autonome. L'ambiente può fornire informazioni preziose, raccolte attraverso domande mirate, commenti che favoriscono la comprensione e l'accettazione, e la rielaborazione dei fatti.

Modello Centrato sul Compito (Task-Centered)

I fautori del modello centrato sul compito, come W. Reid e L. Epstein, pongono l'accento sulle relazioni sistemiche come parte integrante per comprendere la problematicità della persona, pur non ritenendo necessario un intervento diretto su di esse. A differenza del Problem Solving, il focus di questo paradigma è il compito o contratto stipulato tra utente e assistente sociale. L'utente diventa un protagonista attivo nel processo di cambiamento, acquisendo maggiore autostima e consapevolezza di sé. Questo tipo di intervento insegna ad affrontare i problemi autonomamente, garantendo un'efficacia duratura. L'assistente sociale, nel primo colloquio, rileva le difficoltà dell'utente per diagnosticarne il problema. Dal secondo colloquio in poi, si chiariscono i problemi per poter stipulare un contratto orale o scritto, modificabile nel tempo, che prevede incontri periodici. Il contratto specifica gli obiettivi da raggiungere, la risoluzione dei problemi e i compiti generali e operativi.

Modello Ecologico (Germain e Gitterman)

Sviluppato da C.B. Germain e A. Gitterman nel 1965, ispirandosi alle teorie ecologiche applicate alle scienze umane, questo modello riprende il concetto di adattamento tra persona e ambiente. Il processo di aiuto è guidato dalla valutazione dell'interazione, considerando l'ambiente come un contesto ecologico. È importante comprendere il significato dell'influenza delle forze più adeguate alla persona e al problema-bisogno-obiettivi-valutazione delle funzioni manifeste e latenti, piuttosto che focalizzarsi esclusivamente sulla causa-effetto.

Modello Cognitivo-Comportamentale

Nato negli anni '60/'70 e ispirato al comportamentismo, questo modello introduce il cognitivismo tra stimolo e risposta. La funzione dell'assistente sociale si concentra sul sintomo e sull'interruzione di meccanismi disfunzionali che impediscono alla persona di intraprendere azioni più efficaci per il proprio benessere. La comprensione dei fatti avviene attraverso la cognizione. L'assistente sociale facilita la revisione di nuovi scopi e la creazione di nuovi cicli, avvalendosi, oltre al colloquio e al contratto, di tecniche di condizionamento operante.

Modello Unitario (Holistic Approach)

Negli anni '70, l'approccio olistico, unitario e complessivo si diffuse non solo nelle scienze sociali ma in tutte le discipline umanistiche. Viene superata la concezione di una separazione tra individuo e ambiente, affermando invece la loro interazione. Il ruolo dell'assistente sociale si enfatizza sui diritti dei cittadini e sulle capacità negoziali. L'approccio deve essere unitario, poiché la realtà è un insieme di fattori interdipendenti da affrontare con una visione globale. Si analizza il campo d'azione e si lavora con approcci metodologici integrati, spesso per progetti.

Modello Sistemico-Relazionale

Nato negli Stati Uniti nella seconda metà degli anni '60, all'interno della psicoanalisi e basato sulla teoria generale dei sistemi di Von Bertalanffy, questo modello considera un sistema come un insieme di oggetti, relazioni e attributi. Hall e Fagen definiscono gli oggetti come componenti del sistema e gli attributi come le loro proprietà, mentre le relazioni rendono il sistema compatto. L'ottica sistemico-relazionale richiede tecniche specifiche e un atteggiamento mentale volto a trovare una risposta alla domanda "a quale scopo" piuttosto che "perché". Il colloquio si caratterizza per la circolarità delle domande, che permettono di ottenere informazioni supportate anche dai dati forniti da familiari e gruppi primari. La complessità del campo deriva dalla natura dinamica della società, oggetto di studio e di azione. L'assistente sociale si focalizza sull'intersezione bisogni-risorse, poiché la carenza di queste ultime spesso limita l'autonomia delle persone. La comunicazione è essenziale, poiché è impossibile non comunicare; è attraverso la comunicazione che si instaurano le relazioni. Il focus è sul destinatario dell'intervento, con la raccolta di informazioni anamnestiche, elementi contestuali, dati sull'inviante, sul problema e sull'analisi della richiesta. La funzione dell'assistente sociale è facilitare il problem solving per le funzioni esistenziali, potenziando i legami dell'utente con i sistemi di risorse e quelli sociali.

Diagramma di un sistema interconnesso

Intervento di Rete

L'intervento di rete, modello diffuso all'estero da decenni, è entrato nel panorama italiano alla fine degli anni '80. L'assistente sociale valuta attentamente i contesti culturali e valoriali del territorio, riconoscendo diversità e molteplicità come ricchezze da salvaguardare. Conosce i soggetti attivi del campo sociale, pubblici e privati, promuovendo la collaborazione per risposte articolate e differenziate. L'operatore deve saper capire e valorizzare ciò che accade, ponendo attenzione alle problematiche nei processi di rete, più che a quelle individuali. Un approccio non direttivo favorisce l'empowerment degli individui coinvolti, concetto fondamentale nel lavoro di rete. Il senso di autoefficacia del destinatario è cruciale quando la relazione non è duale, ma mira ad attribuire potere al sociale. L'osservazione della rete è un passaggio obbligato per comprendere le persone e le loro difficoltà, aiutandole in un processo di consolidamento. Il riconoscimento dell'appartenenza a una rete è un effetto significativo dell'azione esplorativa dell'operatore.

L’assistente sociale coordinatore di ambito delle reti per l’autonomia dei cittadini dei Paesi terzi

La Professionalità Riflessiva nell'Assistente Sociale

La pratica riflessiva rappresenta una prospettiva teorica che sottolinea l'esigenza per i professionisti di evitare risposte standardizzate e routinarie alle situazioni affrontate. Il termine "riflessività" deriva dal latino "reflectere", volgersi indietro, ripiegarsi su sé stesso. Si tratta di un processo cognitivo attraverso cui la persona ripercorre con la mente pensieri, parole e azioni, modificando la propria condotta. Lavorare in maniera riflessiva significa confrontarsi con la complessità, la mutevolezza e l'incertezza, caratteristiche intrinseche del lavoro con le persone.

L'assistente sociale si confronta quotidianamente con situazioni complesse, caotiche, confuse e fluttuanti, percepite diversamente dai vari soggetti coinvolti. A differenza di altre professioni, non si occupa di situazioni già ben definite con percorsi di miglioramento tracciati. La pratica riflessiva parte dalla premessa che i problemi umani non si prestano a soluzioni puramente tecniche. La riflessività consente ai professionisti di pensarsi non più come meri risolutori di problemi strumentali, ma come soggetti creativi.

Donald Schön è uno degli autori di riferimento in questo ambito. La sua ricerca sull'apprendimento individuale e collettivo, in particolare nel campo della pratica professionale, offre indicazioni operative preziose per il processo di apprendimento nell'esercizio della professione. La sua opera sottolinea l'importanza di riconoscere e integrare il "sapere situazionale" o "sapere tacito" che si sviluppa attraverso l'esperienza diretta, spesso al di là delle conoscenze teoriche formalizzate.

L'Assistente Sociale come Professionista Riflessivo

L'assistente sociale che opera secondo un approccio riflessivo è in grado di:

  • Analizzare criticamente la propria pratica: Valutare le proprie azioni, decisioni e le loro conseguenze, identificando punti di forza e aree di miglioramento.
  • Comprendere la complessità delle situazioni: Riconoscere che i problemi raramente hanno cause univoche e che le soluzioni richiedono un'analisi multidimensionale.
  • Adattare l'intervento: Essere flessibile e capace di modificare l'approccio in base all'evoluzione della situazione e alle esigenze dell'utente.
  • Costruire relazioni significative: Utilizzare la riflessione per migliorare la qualità della relazione d'aiuto, comprendendo meglio le dinamiche interpersonali.
  • Apprendere dall'esperienza: Trasformare le esperienze, anche quelle negative, in opportunità di apprendimento e crescita professionale.

L'approccio trifocale, integrando diverse dimensioni e promuovendo la riflessività, consente all'assistente sociale di navigare la complessità del campo d'azione, offrendo un intervento più efficace, etico e centrato sulla persona. La capacità di "pensarsi" e di "ripiegarsi su sé stessi" diventa uno strumento indispensabile per affrontare le sfide di una professione in continua evoluzione.

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