Accompagnare e Sostenere il Bambino nello Sviluppo Infantile: Dalla Nascita ai Sei Anni
Lo sviluppo infantile, specialmente nei primi sei anni di vita, rappresenta una fase di trasformazione senza precedenti, un periodo in cui si gettano le fondamenta per l’intera esistenza di un individuo. In un ambiente adeguato, ricco di scambi e interazioni, il bambino intraprende un percorso dinamico di evoluzione, guidato dalla maturazione del sistema nervoso e plasmato dalle prime esperienze. Questo articolo si propone di offrire una panoramica completa dello sviluppo infantile, esplorando le tappe fondamentali del normale sviluppo, l’importanza delle prime interazioni e il ruolo cruciale delle figure di attaccamento. Saranno inoltre analizzati i disturbi dello sviluppo che possono manifestarsi in questa fascia d’età, basandosi sulla classificazione del DSM-5, per fornire un quadro esaustivo di come accompagnare e sostenere il bambino nella sua totalità.
Le Fondamenta dello Sviluppo: Primi Anni e Esperienze Cruciali
La prima infanzia è una fase di sviluppo umano di importanza capitale. Nessun altro periodo della vita compie una trasformazione così ampia in un arco di tempo così breve, portando alla costituzione di un essere umano socievole e dotato. L’OMS definisce la prima infanzia come il periodo che va dallo sviluppo prenatale all’età di otto anni, sottolineando l’eccezionale rilevanza di questi anni formativi.
Il bambino nasce con una significativa discrepanza di maturazione: il sistema sensoriale è rapidamente funzionante e sensibile, mentre il sistema nervoso motorio è molto immaturo. Questo rende il piccolo dell’uomo, tra tutte le specie conosciute, il più a lungo indifeso e meno preparato ad affrontare il mondo esterno. Ogni anno, oltre 200 milioni di bambini sotto i cinque anni non riescono a raggiungere il loro pieno potenziale di sviluppo a causa dell’esposizione a molteplici problemi. Questo concetto, affermatosi nel corso dei decenni, ha progressivamente evidenziato l’importanza dei primi anni di vita, che plasmano l’intera esistenza del bambino.
Lo sviluppo della prima infanzia avviene in diverse aree interconnesse: fisica, cognitiva, linguistica e socio-emotiva. Ognuna di queste aree influenza e dipende dalle altre, creando un complesso intreccio di crescita. Si distinguono due fenomeni diversi ma complementari: la crescita fisiologica, definita come un cambiamento di dimensioni e un aumento di peso, e lo sviluppo psicologico, caratterizzato dall’evoluzione di competenze e funzioni.

La crescita del cervello è la conseguenza dell’aumento del volume occupato dalle cellule (neurogenesi e mielinizzazione) e della maturazione funzionale delle cellule e delle loro connessioni (sinaptogenesi). Una delle caratteristiche dell’architettura cerebrale del cervello del bambino rispetto a quello dell’adulto è la nozione di ridondanza neuronale e sinaptica. La maggior parte della crescita del cervello avviene nel primo anno e la stragrande maggioranza prima dei 4 anni. Alla nascita il cervello ha già raggiunto il 25% della sua massa da adulto, il 66% a 1 anno e il 90% a 3 anni. Pertanto, le relazioni e i legami che creiamo fin dalla nascita attraverso le interazioni, le esperienze e gli stimoli, influenzano lo sviluppo delle connessioni nervose.
Tutti i sensi sono molto sviluppati fin dalla nascita, tranne quello della vista, ma molto rapidamente la visione del bambino migliora di giorno in giorno. Infatti, l’esame del neonato rivela la presenza di riflessi motori cosiddetti arcaici o primari, movimenti spontanei con ipertonia degli arti e ipotonia assiale. Lo sviluppo motorio avviene secondo una progressione cefalo-caudale ed è caratterizzato dalla progressiva scomparsa delle capacità motorie riflesse intorno ai 4 mesi, dal rilassamento del tono passivo degli arti e dal progressivo instaurarsi di una motricità controllata sempre più precisa e rapida tra i 5 mesi e i 5 anni. Le acquisizioni motorie dipendono maggiormente dalla maturazione cerebrale, dalle capacità percettive e cognitive e dall’esperienza. La prima è poco influenzata dall’intelligenza e dall’ambiente e le sequenze di acquisizione sono poco influenzate da specifiche disabilità sensoriali (cecità, sordità).
Lo Sviluppo Cognitivo: Costruire la Conoscenza del Mondo
La parola "cognizione" deriva dal latino "cognoscere" (conoscere). La cognizione è definita come l’insieme dei processi che permettono l’elaborazione delle informazioni e la costituzione della conoscenza. Lo sviluppo cognitivo si riferisce al pensiero, al ragionamento e all’intelligenza. Il bambino acquisisce conoscenze nel periodo compreso tra 0 e 5 anni. Incoraggiato e stimolato da chi lo circonda, il bambino esplora, scopre, sperimenta e costruisce gradualmente la conoscenza del suo ambiente.
Il primo a proporre un modello di sviluppo intellettuale per i bambini è Piaget (1896-1980) che, secondo la teoria costruttivista, sottolinea l’effetto dell’ambiente e la sua interazione con la maturazione cerebrale. L’intelligenza è un concetto complesso, molto più ampio del quoziente intellettivo, che cerca di misurarne alcune componenti. Può essere descritta come la capacità di comprendere, apprendere, adattarsi, ragionare e risolvere problemi. Non è un’abilità unica, ma un insieme di facoltà mentali che permettono di affrontare situazioni nuove, riconoscere schemi, prendere decisioni e comunicare in modo efficace.
Nei bambini l’intelligenza è strettamente correlata con il processo del neurosviluppo, che è influenzato sia dalla genetica che dall’epigenetica, che studia come ambiente, età e abitudini possono influenzare l’attività dei nostri geni (senza modificare la loro sequenza, cioè il DNA). Oggi, piuttosto che misurare il quoziente intellettivo, si preferisce misurare il potenziale cognitivo, che include la capacità di rispondere in modo flessibile alle sempre variabili richieste dell’ambiente, riadattando le proprie conoscenze e competenze di continuo. Si cerca di favorirne il cosiddetto sviluppo armonico, la curiosità, la capacità di considerare diversi punti di vista e di mettersi nei panni degli altri, di risolvere i problemi quotidiani e tollerare le frustrazioni, trovando nuove soluzioni.
Esistono diverse capacità che compongono l’intelligenza: logico-matematica, linguistica, visivo-spaziale, musicale, fisico-motoria, emotiva e altre, che si possono combinare tra loro in modi diversi. L’attenzione alle diverse componenti è importante, perché suggerisce che ogni persona ha un profilo unico di intelligenza: non tutti apprendono nello stesso modo e le competenze possono emergere in ambiti molto diversi da quelli tradizionalmente valorizzati dalla scuola. Per questo va posta molta attenzione agli ambienti di crescita e apprendimento perché non inibiscano le capacità dei singoli.

La flessibilità cognitiva è la capacità mentale di adattarsi a nuove situazioni, di cambiare prospettiva, modificando le strategie di pensiero o comportamento quando le circostanze lo richiedono, uscendo dagli schemi predefiniti e passando da un modo di pensare a un altro in modo efficace.
L’Importanza delle Relazioni: Sviluppo Socio-Emotivo e Linguistico
L’area dello sviluppo socio-emotivo è di fondamentale importanza in base alla relazione genitore-figlio. Attraverso i segnali, le risposte, le reazioni da parte del bambino e dei genitori, si stabilisce una "sincronia interattiva" e una reciprocità nella relazione. Poiché la famiglia è il primo luogo di socializzazione, i genitori influiscono sullo sviluppo delle abilità sociali del bambino. Possono, ad esempio, insegnargli le strategie per entrare in contatto con gli altri, per sviluppare l’empatia, ecc.
Le sfere cognitiva, affettiva e sociale si influenzano a vicenda, come sempre. Ad esempio, a livello cognitivo, stare in mezzo ad altri bambini significa non dover più tenere conto del proprio punto di vista, ma di quello degli altri. Mentre a livello sociale, giocare con gli altri gli permette di mettere in atto diverse abilità che stimolano la cognitività (risolvere problemi, immaginare giochi, sviluppare il senso dell’umorismo). Più sviluppa queste abilità, più arricchisce i suoi contatti con gli altri. Inoltre, a livello emotivo, stando a contatto con gli altri, sviluppa la gestione delle proprie emozioni. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che uno sviluppo sociale e psicologico del bambino, senza oppressione e senza stress, influisce anche sulla sua crescita fisica, così come un adeguato sviluppo psico-affettivo del bambino e l’interazione con il suo ambiente ne favoriscono lo sviluppo.
L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni, sia le proprie che quelle altrui, in modo efficace. Le nostre emozioni sono fondamentali sia per come ci relazioniamo con noi stessi che con gli altri, sia per come affrontiamo le cose che incontriamo sul percorso, incluso l’apprendimento. Ci sono diverse componenti: la consapevolezza (la capacità di riconoscere le proprie emozioni e capire come influenzano pensieri e comportamenti), l’autoregolazione (la capacità di entrare in contatto con le emozioni senza passare immediatamente all’azione), l’empatia (ci immedesimiamo nelle emozioni altrui, mettendoci nei panni dell’altro), le abilità sociali (vivendo in relazione con altri, per costruire e mantenere relazioni positive e gestire conflitti). Anche in questo caso, è importante sostenere lo sviluppo della flessibilità emotiva, ovvero la capacità di adattarsi ai cambiamenti emotivi, tollerare il disagio senza esserne sopraffatti, gestire le emozioni difficili e rispondere con equilibrio a situazioni emotivamente complesse o impreviste.
Lo sviluppo del linguaggio è l’ultima tappa di un percorso fatto di vocalizzi, sguardi, sorrisi, reciprocità, contatto visivo, condivisione, imitazione, gesti intenzionali deittici, gioco simbolico. Lo sviluppo del linguaggio è un aspetto che preoccupa spesso i genitori, ma che possiamo favorire in molteplici modi. La parola è uno strumento essenziale per comunicare e conoscere, per rendere via via più complesso e meglio definito il proprio pensiero, anche grazie al confronto con gli altri e con l’esperienza concreta e l’osservazione.
Lo sviluppo del linguaggio nel bambino
La Famiglia e l'Ambiente: Risorse Fondamentali per la Crescita
La famiglia, la cultura e l’ambiente sono risorse preziose per lo sviluppo infantile. Oggi sappiamo che l’inserimento precoce in un buon asilo nido è importantissimo per sviluppare le capacità empatiche e le relazioni con gli altri, oltre alle competenze cognitive. Nella prima fase di crescita è bene che il bambino si senta sicuro, che possa esplorare l’ambiente, conoscere le emozioni nel modo a lui più consono (ognuno ha uno stile diverso) e senza pressioni perché riesca o sia bravo.
Leggere ad alta voce libri illustrati fin dalla primissima infanzia, soprattutto con storie ricche di emozioni, è una pratica fondamentale. I libri illustrati possono anche venire letti in simboli, secondo il modello inbook, che facilita i bambini nel seguire le storie, sostiene precocemente l’autonomia nella lettura e la possibilità di esplorare linguaggi e competenze diverse.
Per un corretto sviluppo dello “stile impegno strategico”, particolarmente funzionale all’apprendimento scolastico, è importante che il bambino impari a riconoscere il proprio impegno come causa principale dei suoi successi e insuccessi. Già a partire dalla scuola dell’infanzia, genitori e insegnanti possono abituarlo quotidianamente, dopo ogni compito e attività, a essere responsabile in prima persona di quanto gli accade. Tutto ciò attraverso un atteggiamento di empatia e dialogo che può aiutarlo a riflettere sul lavoro svolto e a sviluppare la consapevolezza che il successo dipende in gran parte da lui.
Spesso sono i genitori ad aiutare quotidianamente i bambini nei compiti a casa, ma di fronte a bambini con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) o difficoltà scolastiche, è consigliabile delegare questa attività a una persona esterna al nucleo familiare. Affidare il lavoro scolastico a una persona esterna all’ambiente familiare e competente porterà benefici sia al bambino sia a mamma e papà: il tutor lavorerà insieme al bambino con obiettivi chiari, precisi e definiti, senza le ansie che affliggono i genitori sulle cause del problema di apprendimento.
I Disturbi dello Sviluppo: Riconoscere e Intervenire Tempestivamente
Per “disturbi dello sviluppo” si intende qualsiasi situazione di disadattamento, qualsiasi difficoltà o problema che abbia la caratteristica di presentare disturbi nell’acquisizione, nell’assimilazione o nell’applicazione di specifiche abilità o insiemi di informazioni. Tuttavia, spesso passano diversi anni tra la comparsa dei primi sintomi e la loro individuazione. Il ritardo dello sviluppo può riguardare un singolo aspetto dello sviluppo (ritardo del linguaggio o ritardo motorio isolato, ecc.) o diversi aspetti dello sviluppo (ritardo globale dello sviluppo). Il ritardo può essere globale o dissociato.
Diversi studi epidemiologici mostrano che circa il 10%-15% dei bambini tra i 3 e i 5 anni presenta problemi nel comportamento o nella sfera degli affetti, e che il 50% di loro continuerà a presentare questi problemi durante la preadolescenza. Anche gli studi longitudinali stabiliscono un legame tra le prime difficoltà comportamentali ed emotive e la psicopatologia dell’adulto. Un neonato su 150 è affetto da un disturbo dello spettro autistico. Dall’1 al 2% della popolazione presenta una disabilità intellettiva, la principale causa di disabilità nei bambini. Dal 5% al 10% dei bambini, tutti i disturbi “DYS” combinati, di cui il 5% da disturbi del linguaggio scritto, presenza di comorbilità in quasi il 40% (più tipi di disturbo). Tra i bambini con uno o più “DYS”: l’1% ha una forma grave; dal 2% al 5%: HPI (alto potenziale intellettivo) riconosciuto come disabilità in base alla soglia minima di quoziente intellettivo utilizzata. La causa dei ritardi nello sviluppo non viene sempre identificata nonostante una valutazione eziologica dettagliata nel 40-50% dei casi. Di fronte a qualsiasi preoccupazione in quest’area, invece di limitarsi ad aspettare e vedere, si raccomanda di utilizzare strumenti di screening standardizzati.
Disturbi dello Sviluppo Neurologico e Comportamentale
I disturbi dello sviluppo neurologico includono una vasta gamma di condizioni che influenzano il cervello e il sistema nervoso, con conseguenze su apprendimento, memoria, attenzione, controllo motorio e interazione sociale. Secondo la classificazione del DSM-5, questi disturbi possono manifestarsi in diverse forme:
- Disturbi della Coordinazione Motoria dello Sviluppo: Questi disturbi si manifestano con difficoltà nell'acquisizione e nell'esecuzione di abilità motorie coordinate, influenzando attività come la scrittura, lo sport o semplicemente le attività quotidiane.
- Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD): Caratterizzato da persistenti pattern di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferiscono con il funzionamento o lo sviluppo. I sintomi di disattenzione possono includere difficoltà a prestare attenzione ai dettagli, a mantenere l'attenzione, a seguire istruzioni, a organizzare le attività, a evitare distrazioni e a ricordare impegni. I sintomi di iperattività-impulsività possono includere agitazione motoria, difficoltà a stare seduti, eccessiva loquacità, interruzione degli altri e difficoltà ad aspettare il proprio turno. Questi sintomi devono essere presenti prima dei 12 anni e manifestarsi in almeno due contesti (ad esempio, scuola e casa).
- Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP): Si caratterizza per un pattern di umore collerico/irritabile, comportamento polemico/sfidante e/o vendicatività. I bambini con DOP tendono a discutere frequentemente con le figure autoritarie, a rifiutarsi di rispettare le regole, a irritare deliberatamente gli altri e ad essere facilmente infastiditi.
- Disturbo della Condotta (DC): Un insieme di comportamenti ripetitivi e persistenti in cui vengono violati i diritti fondamentali degli altri o le norme e le regole sociali corrispondenti all’età del soggetto. Questi comportamenti possono includere aggressività verso persone e animali, distruzione di proprietà, frode o furto, e gravi violazioni di regole.
- Disturbi d'Ansia: Manifestazioni di ansia e paura eccessive che interferiscono con il normale funzionamento. Possono includere ansia da separazione, fobie specifiche, ansia sociale e disturbo d'ansia generalizzato.
- Disturbi da Trauma o da Stress: Reazioni psicologiche intense a eventi traumatici o stressanti, come disturbo da stress post-traumatico (PTSD), disturbo da stress acuto e disturbi dell'adattamento.
- Disturbi del Comportamento Alimentare e dell’Assunzione di Cibo: Questi disturbi sono caratterizzati da un’alterazione della funzione alimentare. Possono includere anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata.
- Disturbi del Controllo degli Sfinteri: Problemi legati al controllo delle funzioni escretorie, come enuresi (incontinenza urinaria) e encopresi (incontinenza fecale).
- Disturbi del Sonno-Veglia: Questi disturbi comportano un disturbo della qualità, dell’orario o della durata del sonno, che porta a un’alterazione del funzionamento diurno e provoca un disagio mentale. Possono includere disturbi dell'insonnia, disturbo da ipersonnolenza, narcolessia (caratterizzata da improvvisi attacchi di sonno, generalmente con perdita del tono muscolare), disturbi del sonno legati alla respirazione e disturbi del ritmo sonno-veglia legati al ritmo circadiano. In questi disturbi si verifica un’alterazione del sistema circadiano che porta all’insonnia o a un’eccessiva sonnolenza.
- Disturbi Dirompenti, del Controllo degli Impulsi e della Condotta: Questa categoria include disturbi come il disturbo esplosivo intermittente, la piromania e la cleptomania.
- Disturbi Neurocognitivi: Questi disturbi sono caratterizzati da alterazioni della struttura del cervello e del suo funzionamento, con conseguente compromissione dell’apprendimento, dell’orientamento, del giudizio, della memoria e delle funzioni intellettuali. Un esempio comune è il disturbo neurocognitivo maggiore o lieve (precedentemente noti come demenze).

L'Importanza dell'Intervento Precoce e del Supporto Integrato
Identificare precocemente le difficoltà consente di intervenire senza ritardi e di essere più efficaci. Gli interventi tramite l’ECDD (Early Childhood Development) devono essere mirati ai numerosi rischi che i bambini subiscono precocemente. Si tratta di disturbi reattivi, che non sono ancora registrati nella psiche del bambino e che non hanno ancora dato origine a circoli viziosi relazionali dannosi. E se i disturbi sono più gravi, è importante trattarli precocemente per evitare che lo sviluppo del bambino ne risenta troppo. Quanto prima si interviene, in modo favorevole e duraturo, tanto migliori saranno i risultati. È più efficace che cercare di rimediare ai deficit cumulativi più tardi nella vita.
Nel caso di un disturbo affettivo, gli interventi terapeutici devono concentrarsi soprattutto sulla qualità della relazione genitore/bambino. D’altra parte, quando si tratta di un disturbo della regolazione o di un disturbo della relazione e della comunicazione, gli interventi devono essere principalmente di natura educativa. Inoltre, il bambino è un essere in via di sviluppo, per cui è sempre difficile individuare il valore della disorganizzazione sintomatica. Inoltre, l’espressione della lesione cambia con lo sviluppo del bambino. Nel primo anno di vita, i segni e i sintomi vanno ricercati nella funzione motoria. Negli anni successivi nel linguaggio, nella motricità fine e nel comportamento.
La prima infanzia riveste un’importanza cruciale in relazione allo sviluppo del bambino. Diversi risultati di ricerca riportati in letteratura indicano notevoli cambiamenti a tutti i livelli dello sviluppo del bambino. Questi cambiamenti sono costantemente soggetti a varie fonti di influenza, provenienti dall’ambiente o insite in lui stesso e nel suo tipo di evoluzione e, pertanto, sono soggetti a cambiamenti. Tuttavia, per garantire un buon sviluppo a ciascun bambino, è necessario stabilire un’identificazione e un trattamento precoci. Diverse situazioni possono essere modificate in questo modo e altre vengono trattate e risolte. Di conseguenza, lo screening, la diagnosi, la cura e il sostegno del bambino si basano su una buona interazione tra gli operatori, assicurandosi di dare alle famiglie un posto speciale in tutto il processo e garantendo un orientamento adeguato che tenga conto della realtà economica e geografica delle famiglie.
Il sistema integrato di educazione e istruzione per la fascia d’età da zero a sei anni, istituito con il D.lgs n. 65/2017, rappresenta un passo fondamentale per garantire pari opportunità di educazione e istruzione, cura, relazione e gioco a tutti i bambini, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali. Questo sistema mira a creare un percorso formativo unitario e coerente, che valorizzi le specificità di ogni bambino e promuova lo sviluppo delle sue potenzialità in un contesto affettivo, ludico e cognitivo adeguato.
La legge n. 107/2015, con il suo D.lgs n. 65/2017, ha ridefinito il quadro normativo per l’educazione infantile in Italia, allineando il Paese alle più avanzate realtà europee. La scuola dell’infanzia, istituita formalmente nel 1968, ha attraversato diverse fasi di evoluzione e riforma, culminate con il modello attuale che pone al centro la formazione integrale del bambino, promuovendo l’identità, l’autonomia, la competenza e la cittadinanza.
Il sistema di educazione e istruzione 0-6 anni si articola su diversi livelli di responsabilità:
- Stato: Funzioni di indirizzo, programmazione e coordinamento, assegnazione di risorse, promozione della formazione del personale e definizione di criteri per il monitoraggio e la valutazione.
- Regioni: Funzioni di programmazione e sviluppo del Sistema in relazione alle esigenze del territorio, definizione di linee di intervento regionali e promozione di coordinamenti pedagogici territoriali.
- Enti Locali: Gestione diretta e indiretta dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia, coordinamento pedagogico dei servizi sul proprio territorio e programmazione dell’offerta formativa per garantire l’integrazione e l’unitarietà della rete di servizi.
Il Piano di Azione Nazionale pluriennale per il quinquennio 2021-2025 per la progressiva attuazione del sistema 0-6, con interventi di formazione continua in servizio del personale educativo e docente, mira a rafforzare la qualità dell’offerta formativa. La Cabina di Regia, istituita per monitorare l’attuazione del Piano, valuta il concorso degli interventi dei vari soggetti coinvolti per il conseguimento degli obiettivi strategici.
Per quanto concerne il modello organizzativo, la scuola dell’infanzia si articola in sezioni con un numero definito di alunni, con particolare attenzione all’inclusione dei bambini con disabilità certificata. Le iscrizioni seguono procedure specifiche, con tempistiche definite e la necessità di documentazione per gli adempimenti vaccinali.
La scuola dell’infanzia, pur non essendo obbligatoria, svolge una funzione fondamentale per la formazione delle nuove generazioni, avviando quel processo educativo finalizzato a ridurre la frammentazione delle esperienze di vita dei bambini per condurla a unitarietà in riferimento alla personale costruzione identitaria. Questo processo è finalizzato a promuovere la formazione di un’intelligenza critica in grado di far elaborare le prime forme di pensiero autonomo e il primo approccio alla piena cittadinanza.
La pedagogia contemporanea, superando l’idea di un programma rigido, enfatizza il concetto di "campo di esperienza". Questo approccio, che trae origine dalla Field Theory di K. Lewin e dalle riflessioni di Dewey, Piaget e Bruner, considera l’apprendimento come un processo dinamico e interattivo, in cui il bambino è protagonista attivo della costruzione della propria conoscenza. L’apprendimento avviene attraverso l’azione, l’esplorazione, il contatto con la realtà, il gioco e la condivisione.
I cinque campi di esperienza attualmente definiti sono:
- Il sé e l’altro: Promuove la comprensione delle norme di comportamento e relazione per una convivenza valida.
- Il corpo e il movimento: Teso a promuovere la presa di coscienza del valore del corpo come espressione della personalità e condizione funzionale, relazionale, cognitiva, comunicativa e pratica.
- Immagini, suoni, colori: Considera le attività inerenti alla comunicazione ed espressione manipolativo-visiva, sonoro-musicale, drammatico-teatrale, audiovisuale e massmediale.
- I discorsi e le parole: Campo delle capacità comunicative riferite al linguaggio orale, strumento essenziale per comunicare e conoscere.
- La conoscenza del mondo: Relativo all’esplorazione, scoperta e prima sistematizzazione delle conoscenze sul mondo della realtà naturale e artificiale, in ordine alle capacità di raggruppamento, ordinamento, quantificazione e misurazione dei fenomeni.
L’apprendimento nei campi di esperienza non è una sequenza lineare di contenuti disciplinari, ma un intreccio di strumenti e metodi che si confrontano e si intrecciano tra loro, evitando trattazioni di argomenti distanti dall’esperienza e frammentati in nozioni da memorizzare. Acquisire competenze significa giocare, muoversi, manipolare, curiosare, domandare, imparare a riflettere sull’esperienza attraverso l’esplorazione, l’osservazione e il confronto.

In sintesi, accompagnare e sostenere il bambino nello sviluppo infantile significa creare un ambiente ricco di stimoli, relazioni positive e opportunità di esplorazione, riconoscendo e valorizzando la sua unicità. L'intervento precoce in caso di difficoltà, unito a un supporto integrato che coinvolga famiglia, scuola e professionisti, è fondamentale per garantire a ogni bambino la possibilità di raggiungere il suo pieno potenziale.
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