La Casa di Riposo Carmine Borrelli di Pompei: Tra Sicurezza, Eredità e Controversie

La gestione della Casa di Riposo "Carmine Borrelli" di Pompei è diventata oggetto di un acceso dibattito e di azioni concrete da parte delle autorità locali, culminate con l'ordinanza di sgombero immediato emessa dal Sindaco Pietro Amitrano. L'immobile, situato in via Lepanto, è stato oggetto di accertamenti che ne hanno evidenziato la presunta insicurezza, in particolare per quanto concerne i requisiti sismici e generali di agibilità. Questa situazione ha generato profonda preoccupazione tra gli ospiti e i lavoratori della struttura, che da tempo protestano contro le decisioni paventate dall'amministrazione comunale.

Palazzo del Comune di Pompei

Le Motivazioni Ufficiali dello Sgombero: Sicurezza e Agibilità

Secondo uno studio commissionato dall'ente e condotto da una società di ingegneria, l'edificio che ospita la Casa di Riposo "Carmine Borrelli" non rispetterebbe i requisiti minimi di sicurezza, inclusi quelli antisismici, necessari per garantirne l'agibilità. Questa valutazione tecnica, sebbene contestata da alcuni, ha rappresentato il fondamento per l'ordinanza di sgombero. L'immobile, infatti, è stato identificato come necessitante di interventi di consolidamento e ristrutturazione. La necessità di tali lavori è emersa anche in relazione al progetto EAV (Ente Autonomo Volturno), che prevede una serie di interventi urbanistici e di riqualificazione dell'area. Inizialmente, il trasferimento degli ospiti presso altre strutture era previsto entro il 7 agosto, con l'obiettivo di permettere l'avvio dei lavori da parte dell'EAV.

La Storia e l'Eredità della Struttura: Un Legato per i Poveri

La Casa di Riposo "Carmine Borrelli" ha una storia radicata nel tessuto sociale di Pompei. L'immobile fu donato alla città nel 1928 dalla signora Concetta D’Arienzo, la quale, colpita dal dolore per la perdita del figlio Carmine, decise di trasformare il proprio patrimonio in un atto di generosità. Attraverso un cospicuo fondo ereditario, intese assicurare una tranquilla vecchiaia ai "poveri della sua città" e agli anziani nullatenenti. La struttura, intitolata appunto al figlio, è stata per decenni un luogo di accoglienza e assistenza. È importante sottolineare che l'eredità della signora D’Arienzo includeva non solo l'edificio della casa di riposo, ma anche sedici appartamenti e alcuni terreni, con la chiara volontà testamentaria che "i beni dovevano restare per sempre di proprietà dell'ospizio".

Le Proteste e le Preoccupazioni degli Ospiti e del Personale

L'annuncio dello sgombero ha scatenato forti reazioni tra gli ospiti e il personale della struttura. Le testimonianze raccolte dipingono un quadro di profonda sofferenza e preoccupazione. Una dipendente racconta di una notte "da incubo", con gli anziani in lacrime, spaventati dall'idea di essere allontanati dalle loro routine e dai loro affetti. La signora Annamaria, ad esempio, era sconvolta dalla decisione del sindaco, mentre Mario esprimeva la sua angoscia per la lontananza dalla Madonna che visitava ogni mattina. La signora Rita, invece, si interrogava sulla possibilità di trovare strutture alternative con balconi e giardini, elementi essenziali per il benessere degli anziani. Questo malcontento si è manifestato anche all'esterno dell'istituto, con striscioni e bandiere che recavano slogan anti-Amitrano, trasformando la casa di riposo in un vero e proprio "presidio" di resistenza.

Anziani seduti in un giardino

Questioni Legali e Contraddizioni: Un Percorso Giudiziario Complesso

La vicenda ha assunto contorni legali complessi, culminando con una sentenza del TAR Campania che ha confermato la legittimità dell'iter seguito dal Comune. Tuttavia, emergono alcune discrepanze riguardo alle valutazioni sull'agibilità dell'immobile. Una relazione tecnica risalente al 2016, firmata da un dirigente comunale, dichiarava la villa "agibile". Anche una perizia più recente dell'ingegnere Calabria, pur evidenziando la "vetustà del calcestruzzo", non avrebbe indicato criticità strutturali tali da giustificare un immediato e coatto sgombero. Nonostante queste apparenti contraddizioni, il TAR ha considerato "legittimo l'intero iter seguito dal Comune", confermando la decisione di sgombero per "ragioni di sicurezza".

La "Diaspora" degli Anziani: Organizzazione e Responsabilità Comunali

Con l'esecuzione dello sgombero, la responsabilità dell'organizzazione del trasferimento e dell'assistenza degli anziani è ricaduta sul Comune di Pompei. Viene definita una "diaspora" provvisoria, che dovrà comunque garantire un adeguato servizio di cura e assistenza. Inizialmente, il Comune si è impegnato a coprire per il primo mese la differenza della maggiore retta mensile per gli ospiti trasferiti in altre strutture. Successivamente, la responsabilità del pagamento della differenza dovrebbe ricadere sulle famiglie o sulle amministrazioni comunali di residenza degli anziani. È stato osservato che, nonostante presunte "cattive gestioni", Casa Borrelli risultava meno onerosa rispetto ad altre strutture simili sul territorio.

Mappa di Pompei con evidenziata Via Lepanto

Le Implicazioni del Progetto EAV e il Futuro della Struttura

Il futuro della Casa di Riposo "Carmine Borrelli" sembra ora strettamente legato all'avanzamento del progetto EAV, un'opera da 67 milioni di euro. L'inizio dei lavori per questo ambizioso progetto, in seguito alla sentenza del TAR, appare imminente. Tutto ciò presuppone, secondo alcune interpretazioni, l'abbattimento della chiesa pertinenziale e della stessa casa di ricovero. Questo scenario solleva interrogativi sulla volontà di rispettare il lascito della signora D'Arienzo e sulla destinazione dei beni da lei donati "per sempre all'ospizio".

Un Atto Controversso: Uno Scontro con la Fascia Debole della Società?

L'atto deliberato dal Sindaco Amitrano è stato interpretato da alcuni settori della città come uno "scontro con la fascia più debole della società: anziani, indigenti e poveri che andrebbero difesi più che attaccato". L'ordinanza di sgombero, soprattutto se percepita come priva di un'adeguata pianificazione alternativa, è stata definita "un atto superficiale". Le preoccupazioni degli occupanti e dei loro sostenitori vanno oltre le mere questioni di sicurezza, indicando la possibilità di motivazioni sottostanti legate alla volontà di liberare il fabbricato per altri scopi, forse legati allo sviluppo del progetto EAV o ad altre operazioni immobiliari.

STORIA archeologia Pompei, la città ritrovata

L'Organizzazione dello Sgombero: Un "Blitz" Coordinato

Lo sgombero del 25 settembre è stato descritto come un "blitz concertato a tavolino", improvviso e pianificato. Nonostante ciò, la sua esecuzione ha incontrato ostacoli e ritardi. Inizialmente previsto per la mattina, con la presenza di forze dell'ordine, vigili del fuoco, ambulanze e polizia municipale, lo sfratto non è avvenuto come programmato. Figli, parenti e membri del comitato di difesa della struttura hanno atteso invano. Alcuni anziani nativi di Pompei erano destinati alla nuova casa di riposo "Punta Paradiso", ma il destino degli altri, specialmente quelli senza famiglia o provenienti da altri comuni, rimaneva incerto. La situazione è stata definita di "attesa" e di "ansia" per i residenti, che da mesi vivevano in un clima di incertezza, nonostante avessero creato una comunità e un "universo fatto di cose semplici ma non di solitudine". La routine quotidiana, come annaffiare le piante o occupare sempre lo stesso posto, rappresentava una "piacevole routine, una certezza, una casa".

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