Riforma Sociosanitaria in Friuli Venezia Giulia: Nuovi Requisiti e Modelli di Assistenza per le RSA

La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha recentemente approvato una delibera fondamentale che ridefinisce la procedura e i requisiti per l'autorizzazione e l'accreditamento delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) con livello assistenziale riabilitativo. Questo provvedimento rappresenta un passo significativo nell'evoluzione del sistema sociosanitario regionale, mirando a una maggiore omogeneità, equità e personalizzazione dell'assistenza. La riforma, che segue la definizione del fabbisogno complessivo di posti letto delle RSA per ciascuna Azienda per l'Assistenza Sanitaria e la delibera del 2015 che aveva già individuato tre tipologie di RSA (base, media e riabilitativa), colma una lacuna normativa, poiché la precedente legislazione si limitava a stabilire i requisiti per le RSA di livello base e medio.

Struttura moderna di una Residenza Sanitaria Assistenziale

Le Tipologie di RSA e i Livelli di Assistenza

La riforma chiarisce e specifica ulteriormente le caratteristiche e i requisiti per le diverse tipologie di RSA, al fine di garantire un'offerta assistenziale adeguata alle specifiche esigenze dei pazienti.

RSA di Livello Assistenziale Base

Le RSA di livello assistenziale base sono destinate a pazienti stabili che necessitano di assistenza medica o infermieristica di base. Sebbene tali prestazioni potrebbero essere erogabili a domicilio, il ricovero in queste strutture è indicato per un insieme di problematiche sanitarie, sociali e ambientali che richiedono una permanenza limitata nel tempo. Questo livello assistenziale è pensato anche per offrire un periodo di sollievo alle famiglie, consentendo loro di affrontare situazioni di particolare impegno. Include inoltre pazienti con patologie croniche stabilizzate o in fase di avanzata stabilizzazione, che richiedono comunque interventi sanitari, ma con un consumo di risorse limitato.

RSA di Livello Assistenziale Medio

Il livello di assistenza medio è riservato a pazienti stabilizzati che necessitano di cure mediche più impegnative e di un monitoraggio costante. Questo include la gestione di terapie mediche innovative, un elevato grado di assistenza integrativa, medicazioni frequenti, nutrizione enterale o parenterale, e, in alcuni casi, ventilazione meccanica e assistita. L'obiettivo è fornire un supporto sanitario intensivo ma all'interno di un contesto non ospedaliero acuto.

RSA di Livello Assistenziale Riabilitativo

Le RSA con livello assistenziale riabilitativo sono destinate a pazienti stabili che necessitano di un trattamento riabilitativo in fase estensiva, con una durata giornaliera dell'intervento che varia da una a tre ore. Questi pazienti non richiedono un ricovero ospedaliero acuto, ma beneficiano di un percorso riabilitativo strutturato in un ambiente protetto e dedicato. La delibera odierna introduce specifici requisiti per queste strutture, riconoscendo la loro importanza nel percorso di recupero e mantenimento dell'autonomia dei pazienti.

Integrazione Normativa e Procedure di Adeguamento

La nuova delibera della Giunta regionale non solo definisce i requisiti per le RSA di tipo riabilitativo, ma apporta anche alcune integrazioni ai requisiti già esistenti per le strutture di livello base e medio. Le RSA già accreditate per l'assistenza di base e/o media, che intendono attivare attività sanitarie di livello assistenziale riabilitativo, sono tenute ad avviare un procedimento di verifica di conformità ai nuovi requisiti entro tre mesi dalla pubblicazione della delibera sul Bollettino Ufficiale della Regione (BUR). Questo termine assicura una rapida adeguamento del sistema alle nuove disposizioni.

Diagramma che illustra le tre tipologie di RSA e i relativi profili di utenza

Partenariato Pubblico-Terzo Settore e Innovazione Organizzativa

Un aspetto cruciale della riforma riguarda l'articolo 10, che pone l'accento sul partenariato pubblico con gli enti del Terzo Settore. In particolare, il comma 2 dell'articolo 10 sottolinea la valorizzazione del protagonismo della comunità civile attraverso lo sviluppo della collaborazione cooperativa tra enti pubblici e enti del Terzo settore, in linea con le direttrici di solidarietà, partecipazione e sussidiarietà. Questo approccio mira all'innovazione dell'assistenza sociosanitaria, promuovendo modelli organizzativi che integrano le risposte ai bisogni delle persone in condizione di cronicità e fragilità, garantendo la continuità nell'accesso ai servizi e l'appropriatezza delle prestazioni.

Il Servizio Sanitario Regionale (SSR) è chiamato ad attivare modalità organizzative innovative di presa in carico, basate sulla proattività e sulla medicina di iniziativa. Queste modalità sono considerate di primario interesse pubblico in quanto volte alla tutela della salute, alla prevenzione delle malattie e alla ricerca dei più appropriati interventi sanitari e sociali.

Il ruolo del Terzo Settore in piena pandemia (Prof. Marco Perosa)

Principi Guida per Autorizzazione, Accreditamento e Accordi Contrattuali

Gli articoli 63-65 del quadro normativo stabiliscono i principi guida per l'autorizzazione, l'accreditamento e gli accordi contrattuali per le strutture sanitarie e sociosanitarie. Questi principi sono fondamentali per garantire un sistema di offerta omogeneo e di alta qualità.

Integrazione Sociosanitaria Territoriale e Nuovo Ruolo dei Distretti

La riforma disegna un nuovo modello di sanità regionale che pone una forte enfasi sull'integrazione sociosanitaria territoriale. Si prevede una cooperazione rafforzata tra le Aziende sanitarie e i Comuni, in un'ottica di prossimità alle esigenze dei cittadini. I distretti mantengono la loro configurazione territoriale attuale, ma assicurano un raccordo più efficace con gli ambiti territoriali e l'integrazione sociosanitaria.

La Centralità delle Farmacie e il Modello "Hub and Spoke"

Un'altra novità introdotta dalla riforma riguarda il nuovo ruolo delle farmacie, che entrano nel sistema come "punti salute" diffusi sul territorio. Oltre alla distribuzione dei farmaci, le farmacie potranno essere impiegate per fornire servizi di prossimità, in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta.

L'attività ospedaliera sarà invece assicurata attraverso il modello "hub and spoke", che favorisce la progressiva specializzazione delle attività nelle sedi dei presidi ospedalieri, potenziando l'organizzazione in rete. Il Servizio Sanitario Regionale assicura la rete di assistenza ospedaliera pubblica in stretta collaborazione e integrazione con i servizi di assistenza primaria dei distretti. Anche il servizio di emergenza 118 viene ripensato in un'ottica di unitarietà per garantire standard di risposta omogenei su tutto il territorio regionale.

Personalizzazione dell'Assistenza e Coinvolgimento delle Famiglie

Le parole d'ordine della riforma sono la personalizzazione dell'assistenza e l'integrazione tra il settore sanitario e quello sociosanitario. L'obiettivo è realizzare una prospettiva che ponga tutti i bisogni allo stesso livello e responsabilizzi le forze vive della società affinché il sistema pubblico possa fornire risposte personalizzate e integrate di fronte a bisogni multidimensionali.

Infografica che illustra il modello

Il modello disegnato dalla riforma punta anche a valorizzare, nel rispetto della libertà di scelta della persona e dell'orientamento della famiglia, le dimensioni della domiciliarità e dell'abitare inclusivo, sia per le persone non autosufficienti che per quelle con disturbi mentali, neuropsichiatrici o del neurosviluppo.

Il Ruolo del Medico di Medicina Generale e del Pediatra

Viene confermato il ruolo del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta come principali responsabili clinici nel governo della cronicità. La legge mira a reindirizzare risorse e attività verso un'organizzazione più rispettosa delle diverse caratteristiche demografiche, epidemiologiche, geomorfologiche e di densità abitativa che caratterizzano la regione.

La Questione della Compartecipazione alla Spesa nelle RSA

La riforma ha anche acceso un dibattito riguardo alla compartecipazione alla spesa da parte dei pazienti nelle RSA. L'attuale normativa prevede che i primi 30 giorni di ricovero siano considerati riabilitativi e quindi gratuiti. A partire dal 31° giorno, scatta una compartecipazione alla spesa. L'assessore alla Salute ha chiarito che le norme nazionali non prevedono che la degenza nelle RSA sia inclusa tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Tuttavia, il Friuli Venezia Giulia offre condizioni più favorevoli rispetto ad altre regioni, garantendo i primi 30 giorni di degenza a titolo gratuito. La delibera mira a omogeneizzare le procedure di accesso, le prestazioni erogate e gli standard di assistenza tra le diverse Aziende sanitarie, al fine di garantire equità e parità di diritti per tutti i cittadini.

L'attuale gestione delle RSA sul territorio regionale è disomogenea, con differenze significative nelle procedure di accesso, nelle prestazioni erogate e negli standard di assistenza. Ad esempio, in alcune strutture viene garantita la dialisi peritoneale o la trasfusione di sangue in caso di bisogno, mentre in altre il paziente deve essere trasportato in ospedale. La riforma intende superare queste disomogeneità, promuovendo un sistema più integrato e uniforme.

Progetto Assistenziale Personalizzato e Sviluppo del Piano Sociale Regionale

Il concetto di "Progetto Assistenziale Personalizzato" è centrale nella nuova impostazione, garantendo la massima personalizzazione della risposta ai bisogni della persona e la sua inclusione sociale. L'organizzazione dei servizi dedicati viene riorientata verso modelli che integrano i determinanti di salute e benessere.

La costituzione del "budget personale di progetto" viene rimodulata in relazione alle eventuali revisioni del progetto stesso.

Il Piano Sociale Regionale, strumento fondamentale per definire politiche integrate per la prevenzione, riduzione ed eliminazione delle condizioni di bisogno e disagio, viene coordinato con la programmazione regionale in materia sanitaria, sociosanitaria, educativa, formativa, del lavoro, culturale, abitativa e dei trasporti. Esso definisce obiettivi di benessere sociale, aree prioritarie di intervento, livelli essenziali delle prestazioni sociali, modalità di finanziamento, esigenze formative del personale e criteri per l'accreditamento dei soggetti che concorrono alla realizzazione del sistema integrato.

Il Piano di Zona (PDZ) rappresenta lo strumento fondamentale per la definizione del sistema integrato degli interventi e servizi sociali a livello territoriale, promuovendo la partecipazione degli attori sociali. Il PDZ è informato ai principi di responsabilità, solidarietà e sussidiarietà e mira a garantire un sistema efficace, efficiente, capace di produrre promozione, prevenzione, cura, tutela e inclusione sociale. Esso definisce l'analisi del bisogno, gli obiettivi di sviluppo, le modalità organizzative dei servizi, le risorse necessarie e le forme di coordinamento e collaborazione tra i diversi attori.

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