COVID-19 nelle RSA: Analisi dei Contagi, Mortalità e Strategie di Gestione

Le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) hanno rappresentato uno degli epicentri della pandemia di COVID-19 in Italia, evidenziando criticità strutturali e organizzative che hanno richiesto un'analisi approfondita. I dati raccolti da studi scientifici e monitoraggi dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno permesso di delineare un quadro complesso, caratterizzato da un'elevata vulnerabilità dei residenti anziani, dalla rapida diffusione del virus e da un impatto significativo sulla mortalità. Parallelamente, l'evoluzione della situazione nel tempo, soprattutto con l'introduzione dei vaccini, ha mostrato una diversa resilienza delle strutture.

Struttura di una RSA

Diffusione Iniziale del Virus e Fattori di Rischio

Durante la prima ondata pandemica, il monitoraggio dell'ISS ha rivelato che una percentuale significativa di RSA italiane ha sperimentato la presenza di almeno un residente positivo alla SARS-CoV-2 (12%), un residente con sintomi simil-influenzali (35%) o un operatore positivo (21%). Questo scenario è stato aggravato dalla carenza di consulenza specifica per la gestione delle infezioni e la prevenzione in molte strutture. Circa l'8% delle RSA non disponeva di capacità adeguate per isolare i residenti con COVID-19 sospetto o confermato, mentre solo il 21% poteva vantare una copertura vaccinale completa contro l'influenza, un fattore che avrebbe potuto contribuire a confondere la diagnosi.

I fattori maggiormente associati alla diffusione del virus sono stati identificati, con le RSA di maggiori dimensioni, in termini di posti letto, che presentavano un rischio più elevato di sviluppare focolai. Questo suggerisce che la densità abitativa e la potenziale promiscuità all'interno delle strutture abbiano giocato un ruolo cruciale nella trasmissione.

Coronavirus, la strage degli anziani nelle Rsa inizia a fare rumore

Impatto sulla Mortalità: Un Confronto Regionale

L'analisi della mortalità ha evidenziato un quadro drammatico, con l'8,5% degli anziani in RSA deceduti a causa del COVID-19 durante la prima ondata. Questo dato, tuttavia, nascondeva marcate differenze regionali: la Toscana registrava un tasso del 6,3%, la Lombardia un preoccupante 12,9% e la Calabria il 3,2%. Confrontando questi tassi con quelli della popolazione anziana generale (età media 77 anni), emergeva una mortalità significativamente più elevata nelle RSA. In Lombardia, il rapporto era triplo rispetto alla popolazione generale (300% in più), mentre in Toscana era superiore del 37%.

Un aspetto ulteriormente critico era rappresentato dalla quota consistente di decessi (34%) tra i residenti in RSA che presentavano solo sintomi simil-influenzali, un dato che saliva al 24% in Toscana. Questo sollevava interrogativi sulla sottostima dei casi di COVID-19 e sulla necessità di un sistema diagnostico e di monitoraggio più efficace.

Riflessioni sulla Preparazione del Sistema Sanitario

La prima riflessione scaturita da questi dati riguarda la potenziale sottostima dei casi e della mortalità durante la prima ondata. Questo ha messo in luce l'indispensabile necessità di un sistema sanitario preparato, dotato di strumenti efficaci per il tracciamento dei contatti, il monitoraggio delle persone in quarantena, test tempestivi, un collegamento fluido tra cure primarie e ospedalizzazione, e una rapida condivisione delle informazioni. Questi elementi sono fondamentali per prevenire l'ingresso e gestire le infezioni, indipendentemente dalla loro natura.

Diagramma flusso informazioni sanitarie

Vulnerabilità Strutturale e Fattori di Rischio Individuali

La seconda riflessione si concentra sulla intrinseca vulnerabilità degli anziani residenti in RSA. L'avanzare dell'età, la presenza di condizioni croniche preesistenti (come cardiopatie ischemiche, diabete e tumori) e il vivere in un ambiente comune con altri individui a rischio sono stati identificati come fattori di rischio rilevanti per l'acquisizione di infezioni.

Inoltre, il personale delle RSA, spesso impiegato anche in altre strutture sanitarie, aumentava il rischio di diffondere il virus. Questo stretto contatto, unito alla maggiore fragilità dei residenti, poteva esponenzialmente accrescere il rischio di focolai. Il ruolo del personale nel contenimento dell'infezione è essenziale, richiedendo adeguato supporto e formazione, un'esigenza purtroppo spesso trascurata.

Dibattito sull'Organizzazione delle RSA e Allocazione delle Risorse

Gli alti tassi di mortalità osservati nelle RSA hanno innescato un dibattito sull'organizzazione e la gestione complessiva di queste strutture, sui rapporti paziente-personale, sulle competenze sanitarie e, più in generale, sulle risorse destinate a questo settore. Sebbene un modello organizzativo unico possa non essere implementabile in tutte le regioni per ragioni amministrative e politiche, è evidente la necessità di allocare maggiori risorse per la cura di questa popolazione fragile.

Il sistema sanitario "centrato sull'ospedale", con le RSA relegate a un ruolo passivo, si è dimostrato inadeguato nella gestione di emergenze come la pandemia di COVID-19.

Evoluzione Epidemiologica e Impatto dei Vaccini (2021-2022)

Un aggiornamento del report ISS sulle RSA, relativo al periodo dal dicembre 2020 al settembre 2022, ha mostrato un'evoluzione significativa. Nel 2022, i contagi nelle RSA hanno seguito un andamento simile a quello della popolazione generale. Tuttavia, grazie ai vaccini e a una migliore capacità di gestione del virus, l'impatto su ricoveri e decessi è stato notevolmente ridotto.

Grafico andamento contagi RSA 2021-2022

Tra dicembre 2021 e inizio 2022, si è osservato un nuovo aumento dell'incidenza dei contagi, con picchi a gennaio 2022 (7% di nuovi casi settimanali nelle strutture per anziani e 5% nel totale delle strutture residenziali) e un picco minore a marzo 2022 (4,5% e 4%). Successivamente, si è registrato un calo, seguito da un nuovo aumento a luglio 2022 (1,6% e 2%), per poi diminuire a partire da agosto 2022.

La percentuale di residenti SARS-CoV-2 positivi trasferiti in ospedale ha mostrato un impatto minore delle ondate epidemiche, con un decremento continuo dall'inizio del periodo osservato, raggiungendo valori inferiori allo 0,01% nel giugno 2021. I decessi di pazienti SARS-CoV-2 positivi, in rapporto al totale dei residenti, hanno mantenuto una sostanziale stabilità.

La copertura vaccinale nelle strutture è risultata molto alta: a settembre 2021, il 94% dei residenti nelle strutture per anziani non autosufficienti aveva completato il ciclo vaccinale primario, e l'80% aveva ricevuto anche la dose booster a metà dicembre 2021.

Monitoraggio e Raccomandazioni dell'ISS

Lo studio di sorveglianza condotto dall'ISS ha visto la partecipazione di numerose strutture residenziali, tra cui RSA, coprendo un ampio numero di posti letto. In particolare, è emerso che circa la metà delle RSA partecipanti proveniva dalla Toscana, grazie a una campagna di sensibilizzazione regionale.

Analizzando un periodo temporale più esteso (ottobre 2020 - giugno 2021), si è osservato un progressivo calo dei casi e dei decessi COVID-19 a partire da gennaio 2021. Nel novembre 2020, l'incidenza settimanale aveva raggiunto un picco del 3,1%, in linea con la popolazione generale. La percentuale di strutture con almeno un caso COVID-19 tra i residenti ha toccato l'11% a metà novembre 2020.

In controtendenza con il dato nazionale, l'indagine ha mostrato una riduzione dei casi, degli isolamenti, delle ospedalizzazioni e dei decessi nei mesi di febbraio-aprile 2021, attribuita in larga parte alla campagna vaccinale, all'elevata attenzione diagnostica e preventiva.

A fronte di questi risultati, l'ISS ha emanato raccomandazioni specifiche (Rapporto ISS COVID-19 n. 16/2021) sulla vaccinazione anti COVID-19 nelle comunità residenziali, sottolineando la necessità di valutare la necessità di richiami vaccinali nel lungo termine. Le attività di monitoraggio nelle strutture residenziali sono state auspicate per valutare la ripresa di eventuali nuovi focolai.

Dati Provinciali e Regionali: Un Quadro Dettagliato

L'analisi dei dati a livello provinciale ha indicato che le aree con una maggiore presenza di RSA sembravano essere maggiormente colpite dai casi di contagio in quell'ambito.

In Toscana, la partecipazione di 156 RSA alla survey nazionale ha permesso di raccogliere dati su 7399 anziani. Complessivamente, i decessi sono stati 465 (6,2% degli anziani in struttura), di cui 24 con certezza COVID-19 e 135 con sintomi simil-influenzali. La percentuale di decessi per COVID-19 riconducibile agli anziani residenti in RSA in Toscana è risultata del 2,1%. Confrontando questi dati con altre regioni, si osservano differenze significative: Lombardia 6,7%, Emilia Romagna 4%, Trentino 6,9%. Piemonte (1,3%) e Veneto (1,9%) presentano percentuali simili alla Toscana, regioni che condividono un modello organizzativo analogo. La media nazionale riportava una percentuale di decessi COVID-19 in RSA del 3,3%.

Quasi l'8% degli anziani in RSA ha necessitato di ricovero ospedaliero, di cui 59 positivi al COVID-19 e 175 con sintomi simil-influenzali. Le ospedalizzazioni per COVID-19 o potenziale COVID-19 riguardavano il 3% degli anziani residenti, un dato potenzialmente sottostimato per non includere i ricoveri in cure intermedie.

I tamponi effettuati agli operatori hanno rivelato che l'11% era positivo al virus. Le regioni con la più alta frequenza di strutture con personale positivo includevano la provincia autonoma di Trento e Bolzano (entrambe 50%), seguite da Lombardia (36,0%), Emilia Romagna (17,9%), Marche (16,7%), Veneto (16,6%), Piemonte (12,7%) e Friuli Venezia Giulia (12,5%).

Nonostante i successi nel contenimento della pandemia in alcune regioni, le difficoltà persistono in termini organizzativi, formativi e di relazione con il territorio e i medici di medicina generale.

Le RSA come "Bombe Virali" e la Lenta Consapevolezza

Le residenze per anziani, spesso luoghi "invisibili" alla quotidianità, si sono trasformate in "bombe virali" durante la pandemia, mentre la battaglia contro il coronavirus si combatteva altrove. Gli avvertimenti erano già emersi: nel marzo 2020, l'OMS Europa segnalava che fino alla metà dei decessi in Europa avveniva in strutture di assistenza a lungo termine, definendola una "tragedia di proporzioni inimmaginabili".

Tra il 1° e il 23 aprile 2020, il 44,1% dei casi notificati in Italia si è verificato in una RSA, il 24,7% in ambito familiare e il 10,8% in ospedale. Le residenze per anziani sono state identificate come il "punto debole" della strategia anti-virus.

Secondo un rapporto ISS del 14 aprile, in 1.082 case di riposo erano deceduti 6.773 anziani dal 1° febbraio. Di questi, 364 erano COVID-19 positivi accertati, mentre altri 2.360 sono morti con sintomi simil-influenzali. La maggior parte delle strutture monitorate ha dichiarato di aver interrotto le visite dei familiari, ma non sempre questa misura è stata applicata rigorosamente.

Criticità Organizzative e Diritti dei Lavoratori

La situazione è stata descritta come "drammatica", con molte strutture limitatesi a una restrizione degli orari di visita anziché a un divieto rigoroso. Le RSA, essendo strutture prevalentemente assistenziali e non sanitarie, mancavano della preparazione necessaria ad affrontare una pandemia. In alcuni casi, gli operatori che hanno denunciato carenze hanno subito contestazioni disciplinari, sospensione della retribuzione o licenziamenti. L'impossibilità di effettuare tamponi ha creato confusione, mentre la promiscuità ha favorito la diffusione. L'8,4% delle RSA ha ammesso di non aver mai avuto la possibilità di isolare i pazienti con coronavirus.

Operatore sanitario che assiste un anziano

La Vulnerabilità intrinseca degli Ospiti delle RSA

Gli ospiti delle RSA sono intrinsecamente più vulnerabili a causa dell'età avanzata, di quadri clinici compromessi da altre malattie e di problemi cognitivi come la demenza senile, che rende difficile la comprensione delle norme igienico-sanitarie. L'OMS aveva già avvertito che il modo in cui operano queste strutture e l'assistenza fornita ai pazienti creavano percorsi di diffusione del virus.

La battaglia si è svolta spesso "dietro le siepi tagliate e la quiete" di queste residenze, con le vittime nascoste nelle statistiche. L'attenzione si è concentrata sugli ospedali, dimenticando i "luoghi dell'oblio".

Dati Parziali ma Rivelatori: Un Quadro Generale

Un'indagine ISS ha coinvolto 1.356 strutture residenziali su 3.417 contattate, per un totale di 97.521 ospiti. Nei primi mesi della pandemia, i dati sono stati parziali, data l'impreparazione generale. Dei 9.154 decessi nelle strutture rispondenti, 680 erano COVID-19 confermati, mentre 3.092 presentavano sintomi simil-influenzali.

Considerando solo i casi confermati, il tasso di mortalità tra i residenti in RSA è stato dello 0,7%, salendo al 3,1% se si includono i casi con sintomi riconducibili al COVID-19. Nonostante la cautela necessaria con questi dati parziali, la mortalità in un ambiente delicato come quello delle residenze per anziani è risultata elevata.

La Situazione Italiana nel Contesto Europeo e Globale

L'Italia, con il 7% della popolazione sopra gli 80 anni (la più alta in Europa), dispone di 18,6 posti letto ogni 1.000 anziani, a fronte di una media europea di 43,8. Questo dato, proveniente dall'Osservatorio settoriale delle RSA della Liuc Business School, posiziona l'Italia tra i paesi con minore disponibilità di posti letto.

Le residenze per anziani rappresentano anche un significativo business per il settore privato. Tra il 2007 e il 2017, il loro numero è cresciuto del 44%, con una crescente partecipazione di privati nella gestione. Gruppi come Korian Segesta e Cir (attraverso il Gruppo Kos) gestiscono un numero elevato di strutture e posti letto a livello nazionale e internazionale.

Mappa Europa con densità posti letto RSA

Necessità di Riforme e Investimenti

La riforma delle RSA appare necessaria, con l'obiettivo di migliorare l'assistenza agli anziani, cercando di far interagire in maniera ottimale residenzialità e domiciliarità. L'Associazione per l'invecchiamento attivo (Auser) ha proposto azioni concrete per produrre una nuova offerta abitativa e di servizi domiciliari, riducendo le barriere per i soggetti fragili.

L'analisi di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil in Piemonte suggerisce che le strutture residenziali più piccole hanno gestito meglio i momenti critici della crisi. Gli investimenti in RSA, anche nella costruzione edilizia, sono auspicati e necessari, come dimostrano fondi di investimento dedicati a questo settore.

Il COVID-19 e le Strutture Residenziali: Una Dimensione Globale

L'indagine ISS sulla survey del contagio COVID-19 nelle strutture residenziali per anziani ha rivelato che, tra il 1° febbraio e i primi giorni di maggio 2020, sono stati registrati 9.154 decessi. Di questi, il 7,4% era dovuto a COVID-19 accertato, mentre il 41,2% presentava sintomi simil-influenzali, raddoppiando di fatto i decessi nelle strutture rispetto al periodo considerato.

La proiezione dei dati della survey al totale dei posti letto complessivi suggerisce che, ipotizzando tutti i decessi con sintomi simil-influenzali come COVID-19, si arriverebbe a 11.192 deceduti nelle strutture, costituendo il 32,2% di tutti i morti per COVID-19 in Italia.

A livello globale, il numero di morti collegati al COVID-19 nelle strutture per anziani è straordinariamente elevato, oscillando tra il 25% e il 67% di tutti i decessi per COVID-19. In Italia, l'età media dei deceduti per COVID-19 è di 80 anni, con il 95,4% dei decessi superiori ai 60 anni.

Il COVID-19 ha colpito duramente gli anziani nelle strutture residenziali, concentrando le vittime tra gli ultrasettantenni con più patologie, e in particolare tra gli ultraottantenni non autosufficienti, che costituiscono i tre quarti degli ospiti. Le strutture residenziali per anziani erano impreparate ad affrontare lo tsunami COVID-19, una criticità che non è esclusiva dell'Italia ma riguarda l'intero panorama internazionale.

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