Geriatria a Modena: Approcci Integrati e Innovativi per la Salute dell'Anziano

Il panorama dell'assistenza geriatrica a Modena si distingue per un approccio integrato e all'avanguardia, volto a rispondere in modo completo ai complessi bisogni della popolazione anziana. L'Ospedale Civile Sant'Agostino-Estense, con la sua sede di Baggiovara in via Giardini 1355, ospita il reparto di Geriatria, diretto dal Dott. Prof. Marco Bertolotti. Questa struttura rappresenta un pilastro fondamentale nella cura degli anziani, concentrandosi su patologie acute, riacutizzazioni di malattie croniche e disabilità complesse. Un'attenzione particolare è dedicata alla prevenzione del disorientamento psicofisico, una condizione spesso insorgente durante il ricovero ospedaliero, e al trattamento delle grandi sindromi geriatriche.

Interno di un reparto ospedaliero moderno

Il reparto opera su più livelli, offrendo servizi di ricovero ordinario, Day Hospital e attività ambulatoriale. Questa flessibilità operativa è resa possibile grazie a una rete di Centri e ambulatori specialistici. Tra questi spiccano il Centro Esperto Demenze, il Centro di Valutazione Geriatrica, l'ambulatorio dedicato alla diagnosi e gestione della Sincope, l'ambulatorio di valutazione multidimensionale geriatrica e l'ambulatorio di cardiogeriatria. Quest'ultimo, in particolare, è dotato di strumentazioni avanzate per eseguire autonomamente ecocardiogrammi, monitoraggio Holter, registrazioni della pressione arteriosa nelle 24 ore e studi ecodoppler dei vasi arteriosi, offrendo così un quadro completo della salute cardiovascolare del paziente anziano. L'equipe medica che opera all'interno di questa struttura comprende professionisti altamente qualificati quali i dottori Paolo Coppi, Paola De Carlo, Micaela Foroni, Giulia Lancellotti, Ilenia Manfredini, Emilio Martini, Olivia Moioli, Giulia Mussatti, Chiara Mussi, Francesca Neviani, Caterina Rontauroli, Roberto Scotto e Laura Selmi.

La Gestione delle Demenze: Un Modello Provinciale Integrato

Modena e la sua provincia si sono affermate come un punto di riferimento nella gestione delle demenze, grazie a un modello assistenziale che pone una forte enfasi sull'integrazione tra i vari servizi territoriali, le associazioni di volontariato e le strutture ospedaliere. Questo approccio, che coinvolge attivamente il medico di medicina generale fin dalla fase diagnostica, è il risultato di una visione strategica attuata a partire dai primi anni 2000, con l'avvio del progetto regionale demenze (DGR 2581/99) e del progetto Cronos (2000), successivamente rafforzato dall'applicazione del Piano Nazionale Demenze (2014) e della DGR 990/2016.

Andrea Fabbo, Responsabile dell'Unità Operativa di Geriatria 'Disturbi Cognitivi e Demenze' dell'AUSL di Modena, sottolinea l'importanza di questa rete. La struttura complessa da lui diretta si occupa della diagnosi, cura e assistenza delle persone con demenza e dei loro caregiver, svolgendo anche un ruolo di regia per i percorsi assistenziali nelle tre principali aziende sanitarie della provincia: l'Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL), l'Azienda Ospedaliero-Universitaria (AOU) e il Nuovo Ospedale di Sassuolo. Questo coordinamento provinciale include anche i comuni, attraverso i servizi sociali, e le associazioni di pazienti e familiari, promuovendo progetti integrati.

Diagramma che illustra la rete di servizi per le demenze

L'obiettivo primario è la creazione di una rete territoriale diffusa che garantisca un'assistenza completa e personalizzata. A tal fine, è stato previsto un Centro Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD) in ogni distretto sanitario. L'integrazione tra rete dei servizi, associazioni di volontariato e ospedale è fondamentale per il supporto alla diagnosi e la gestione dei casi più complessi. Il coinvolgimento del medico di medicina generale, avviato nel 2002 con il progetto "Disturbi cognitivi con la medicina generale", è cruciale per l'individuazione precoce dei casi, il monitoraggio della malattia, spesso associata a patologie croniche dell'anziano, e la conseguente riduzione degli accessi inappropriati in Pronto Soccorso e dei ricoveri ospedalieri.

Progetti e Innovazioni nell'Assistenza Geriatrica

I progetti aziendali e comunitari in corso a Modena testimoniano uno sforzo collaborativo eccezionale tra aziende sanitarie, comuni, università e associazioni di familiari. Nonostante le sfide poste dalla pandemia, le attività hanno ripreso slancio, con un potenziamento della rete assistenziale dedicata ai disturbi cognitivi. In prima linea operano i geriatri dell'AUSL, affiancati da psicologi, infermieri e terapisti occupazionali. La figura del terapista occupazionale, in particolare, rappresenta un'innovazione significativa, permettendo di implementare programmi di trattamento a domicilio volti a mantenere le autonomie delle persone con demenza e a gestire i disturbi comportamentali, riducendo il rischio di ricoveri inappropriati.

Terapista occupazionale. Ecco come il caregiver impara a stare accanto a chi soffre di demenza

L'approccio alla demenza non si limita alla sola terapia farmacologica, ma abbraccia diverse strategie terapeutiche, inclusi gli interventi non farmacologici o "psicosociali". Questi interventi, come la stimolazione cognitiva e la terapia occupazionale, erogati nella rete di cura insieme a progetti come i Caffè Alzheimer, i Centri di Incontro e i Cogs Club, rivestono un'enorme importanza sociale, offrendo supporto concreto alle persone con disturbi cognitivi e alle loro famiglie.

Il Ruolo Cruciale del Caregiver e il Supporto Dedicato

La gestione della persona con demenza coinvolge inevitabilmente i familiari, che spesso assumono il ruolo di caregiver. La Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto l'importanza di questo ruolo con una specifica legge regionale, promuovendo politiche di sostegno in collaborazione con la rete dei referenti territoriali e il terzo settore. Dal 2021, il Fondo nazionale caregiver ha permesso di sviluppare una serie di interventi mirati:

  • Interventi di sollievo: Sia a domicilio che presso strutture residenziali e centri diurni.
  • Supporto in situazioni complesse ed emergenziali: Per i caregiver.
  • Interventi educativi e di affiancamento: Tutoring e sostegno socio-relazionale.
  • Assegni di cura: Supporto economico per le famiglie.
  • Percorsi di sostegno psicologico: Individuale o di gruppo, e interventi psico-educativi.
  • Iniziative di formazione: Per migliorare le competenze dei caregiver.
  • Interventi sperimentali e innovativi: Individuati a livello locale.

Queste azioni sono essenziali per prevenire il burnout del caregiver e per garantire una tutela adeguata alla persona assistita, evitando fenomeni di abuso, complicanze evitabili come l'eccesso di disabilità o l'istituzionalizzazione precoce. La tutela dell'anziano con demenza passa anche attraverso un adeguato supporto all'intero sistema del caregiving, sia informale (familiare o assistente familiare) sia formale (operatori dei servizi). Questo supporto richiede un'integrazione costante tra servizi sociali, sanitari, associazioni di categoria, volontariato e settore privato.

Aree di Miglioramento e Sfide Future

Nonostante i progressi compiuti, esistono ancora aree di miglioramento significative nella presa in carico e gestione delle persone con demenza. Un potenziamento del supporto a domicilio, con un'assistenza domiciliare più specializzata, è fondamentale per consentire agli anziani di vivere nel contesto della propria comunità. Questa sfida richiede una forte sinergia tra enti, associazioni e comunità, oltre a maggiori risorse dedicate.

Il Centro Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD) dovrebbe evolvere da un semplice ambulatorio a un servizio dedicato, con un'équipe multiprofessionale in grado di seguire e supportare le persone con demenza a vari livelli, prevenendo complicazioni, ricoveri inappropriati e istituzionalizzazione precoce. È inoltre auspicabile che i CDCD possano intervenire anche in situazioni urgenti legate ai disturbi comportamentali, che spesso mettono in crisi le famiglie e il sistema socio-sanitario.

L'ospedale stesso rappresenta un contesto critico. La demenza in pazienti ospedalizzati è un predittore indipendente di aumentata durata della degenza, maggiore perdita funzionale, rischio di complicanze, mortalità e frequenza di istituzionalizzazione. Per questo, gli obiettivi del nuovo progetto regionale demenze includono la qualificazione dei processi assistenziali interni agli ospedali. Sono state proposte azioni concrete, quali:

  1. Incremento dell'offerta di posti per assistenza residenziale temporanea per anziani.
  2. Valutazione della possibilità di destinare posti letto nelle cure intermedie alla gestione del delirium e dei BPSD, in collaborazione con medici di medicina generale e specialisti dei CDCD.
  3. Potenziamento dei team distrettuali (unità mobili) per la presa in carico in urgenza degli scompensi comportamentali, al fine di evitare accessi impropri al Pronto Soccorso e ospedalizzazione.

Impatto delle Nuove Terapie e Prospettive Future

Le recenti novità terapeutiche per la cura dell'Alzheimer, in particolare le terapie monoclonali, pur promettendo di modificare l'evoluzione della malattia in un sottogruppo di pazienti, avranno un impatto significativo sull'organizzazione dei servizi sanitari. Sarà necessaria una riorganizzazione dei CDCD per gestire un numero crescente di pazienti, dotandoli di attrezzature adeguate e formando il personale per la gestione dei possibili eventi avversi.

La crisi pandemica ha inoltre accelerato l'adozione della telemedicina, che è diventata parte integrante degli interventi psicosociali, utili per contrastare l'isolamento del paziente e monitorare il suo stato di salute. Tuttavia, la necessità di interventi individualizzati a domicilio rimane fondamentale.

La grande sfida per il futuro risiede nella creazione di servizi sempre più specializzati e adeguati, ma soprattutto nella promozione di interventi comunitari che garantiscano una "normalità" alle persone con demenza e ai loro caregiver. La prevenzione, la diagnosi, la cura e la gestione delle demenze nella rete dei servizi dipenderanno non solo dalle nuove conoscenze scientifiche e dalla ricerca, ma anche e soprattutto dalle strategie di politica socio-sanitaria che verranno messe in campo. È imperativo continuare a parlare di demenza, oggi più che mai, considerandola non un lusso ma una necessità.

Il progetto "Cà Nostra" di co-housing a Modena, rivolto alle persone con demenza e gestito dalle famiglie con il supporto di volontari e istituzioni, rappresenta un esempio concreto di approccio innovativo e comunitario. Parallelamente, il centro socio-aggregativo "I Saggi", nato nel 2013 a San Cesario sul Panaro, con il coinvolgimento dell'AUSL di Modena e del Distretto socio-sanitario di Castelfranco Emilia, mira a rispondere ai bisogni della comunità anziana attraverso attività di prevenzione, socializzazione, informazione e confronto.

La provincia di Modena conta oltre 7 mila persone con problemi di demenza senile, con 44 centri dedicati alla diagnosi e al progetto terapeutico, di cui 9 nel modenese, coordinati dalla cattedra di Geriatria dell'Ospedale Estense. Diverse strutture, tra cui Centri diurni, Case protette e Residenze sanitarie assistenziali, dispongono di nuclei dedicati alla demenza, mentre Villa Igea ospita un nucleo ospedaliero di psicogeriatria. Per informazioni e supporto, i familiari possono rivolgersi al centro d'ascolto "Solidalmente", gestito dall'Associazione "G.P.Vecchi pro senectude et dementia", o all' "InFornanziani", gestito dal Servizio assistenza anziani del Comune di Modena e dell'Azienda Usl.

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