Operazione "Recupero - Bene Comune": La 'Ndrangheta a Siderno e l'Infiltrazione nelle Istituzioni
L'operazione "Recupero - Bene Comune" ha svelato un'intricata rete di attività criminali legate alla 'ndrangheta nel comune di Siderno, mettendo in luce una persistente operatività che lega le cosche degli anni '80 e '90 a quelle colpite dall'azione giudiziaria del 2010. Al centro delle indagini, la cosca Commisso, la cui influenza si estendeva ben oltre i confini territoriali, raggiungendo anche il Canada e infiltrandosi profondamente nelle istituzioni politiche locali.
Le Radici Storiche e la Continuità Criminale
La tesi centrale delle indagini, promossa dal procuratore generale Santo Melidona, evidenzia una chiara continuità tra la "Siderno Group", attiva tra gli anni '80 e '90, e le cosche coinvolte nell'operazione "Recupero - Bene Comune" del 2010. Questa continuità suggerisce una struttura criminale resiliente, capace di adattarsi ai cambiamenti e di mantenere la propria operatività per decenni. Le condanne inflitte in primo grado a Locri, per un totale di circa 250 anni, e confermate in appello, testimoniano la gravità dei reati contestati a boss e gregari della cosca Commisso.

L'Infiltrazione Politica: L'Ex Sindaco Figliomeni e il Controllo del Territorio
Uno degli aspetti più preoccupanti emersi dalle indagini è l'infiltrazione della 'ndrangheta nelle istituzioni politiche. Alessandro Figliomeni, ex sindaco di Siderno, è stato condannato a 12 anni in primo grado per associazione mafiosa, una pena confermata in appello. Le carte giudiziarie descrivono un quadro inquietante: Figliomeni, affiliato alla 'ndrangheta fin da prima dell'omicidio del padre, era considerato un "uomo di malavita" e un "elemento in posizione apicale" all'interno della cosca Commisso.
Il giudice Alfredo Sicuro ha evidenziato come, una volta "liberalizzata la politica", questa fosse diventata un terreno di conquista per le diverse famiglie di 'ndrangheta, che miravano a far eleggere propri candidati per misurare le proprie forze e accrescere il proprio potere. La cosca Commisso, secondo il giudice, è stata in grado di eleggere il sindaco di Siderno per due mandati e di controllare i "movimenti" di altri esponenti locali, dimostrando la capacità di infiltrarsi nelle istituzioni politiche e condizionarne l'attività. Le decisioni venivano prese a tavolino, con l'obiettivo di garantire posti e favori ai candidati che avevano preso "impegni" con la cosca.
La mafia è bianca
La Struttura della Cosca Commisso: 'Ndrine, Mandamenti e Ramificazioni Internazionali
L'operazione "Recupero - Bene Comune" ha portato alla luce la complessa struttura della cosca Commisso, parte integrante dell'organizzazione mafiosa più ampia della 'ndrangheta. L'ordinanza di custodia cautelare emessa nel dicembre 2010 ha colpito 51 soggetti ritenuti organizzatori, promotori e affiliati alla cosca. L'indagine ha accertato l'esistenza di una "società" di 'ndrangheta a Siderno, composta da diverse 'ndrine collegate e dipendenti dalla famiglia Commisso.
Tra le 'ndrine individuate figurano:
- 'Ndrina Rumbo-Galea-Figliomeni: Capeggiata da Riccardo Rumbo e Antonio Galea, questa 'ndrina era attiva nel centro di Siderno, con interessi principali nelle estorsioni, nel traffico di stupefacenti e nel riciclaggio di denaro.
- 'Ndrina Salerno: Oggetto di una dura repressione da parte dei Commisso per il tentativo di distaccarsi dalla cosca madre e allearsi con i rivali Costa. Questo ha portato all'omicidio di Salvatore e Agostino Salerno, e al tentato omicidio del terzo fratello, Vincenzo.
- 'Ndrina Correale: Composta da soggetti legati alla cosca Commisso, questa 'ndrina si è specializzata nella produzione e nel traffico illecito di sostanze stupefacenti, gestendo diverse piantagioni di marijuana.
- 'Ndrina Costa: Rivali dei Commisso, con cui si sono verificati scontri sanguinosi.
- 'Ndrina Muià: Anch'essa legata alla cosca Commisso.
L'organizzazione della 'ndrangheta è descritta come articolata in molte decine di "locali", suddivisi in tre "mandamenti" e con un organo di vertice denominato "Provincia". La cosca Commisso operava non solo nel territorio di Siderno e zone limitrofe, ma anche a livello internazionale, in particolare in Canada, nella città di Toronto.

Le Attività Criminali: Estorsioni, Riciclaggio, Traffico di Droga e Omicidi
Le attività criminali della cosca Commisso erano molteplici e spaziavano in diversi settori illeciti. Tra i reati contestati figurano:
- Estorsioni: Attività principale di alcune 'ndrine, come la Rumbo-Galea-Figliomeni.
- Intestazione fittizia di attività economiche: Utilizzo di prestanome per occultare la proprietà di beni e imprese. Tra le società sequestrate figurano Ecoambiente e Euroceramiche.
- Riciclaggio di denaro: Reinvestimento di profitti illeciti in attività economiche legali.
- Traffico di sostanze stupefacenti: Gestione di piantagioni di marijuana e immissione sul mercato di sostanze ricavate. Le indagini hanno accertato legami con la Sicilia per il commercio di stupefacenti, con il sequestro di 3.200 Kg di Hashish destinati alla 'ndrina Rumbo-Figliomeni.
- Delitti contro la persona: Inclusi omicidi (Salerno Salvatore, Salerno Agostino, Alì Rocco) e tentati omicidi (Salerno Vincenzo).
- Ingerenza nella vita politica locale: Come già evidenziato, l'infiltrazione nelle istituzioni per il controllo del territorio e l'acquisizione di potere.
La Dimensione Internazionale: Il Ruolo del Canada
L'operazione ha messo in luce la forte proiezione internazionale della cosca Commisso, con significativi interessi economici in Canada, in particolare a Toronto. Il gruppo facente capo alla famiglia Figliomeni era particolarmente radicato nel paese nordamericano. Le indagini hanno persino rivelato contrasti interni alla 'ndrina, sorti in Canada a causa di divergenze sulla gestione di attività commerciali legate al mercato delle "slot machine" e al gioco d'azzardo. Tali contrasti, nati dall'apertura di un bar in una zona non di competenza della cosca, hanno richiesto l'intervento di Riccardo Rumbo per "dirimere la controversia" e riportare la "pace", necessaria per il perseguimento del "bene comune".
Il Processo "Recupero - Bene Comune": Condanne e Decisioni Giudiziarie
L'operazione "Recupero - Bene Comune" è sfociata in un lungo iter giudiziario, con sentenze di primo grado, appello e Cassazione.
- Primo Grado (Locri): Il sostituto procuratore Antonio De Bernardo aveva invocato sei secoli di carcere per boss e gregari.
- Appello (Reggio Calabria): La Corte d'Appello ha sostanzialmente confermato le sentenze di primo grado. Condanne significative sono state inflitte a figure chiave come Alessandro Figliomeni (12 anni), Riccardo Rumbo (17 anni), Michele Correale (24 anni) e Giuseppe Correale (14 anni e 8 mesi). Alcune pene sono state ridotte o confermate, mentre altri imputati sono stati assolti o hanno beneficiato della prescrizione per alcuni reati.
- Cassazione: La Suprema Corte ha confermato la maggior parte delle sentenze d'appello, rendendo definitive le condanne per 19 imputati, tra cui l'ex sindaco Alessandro Figliomeni. Solo la pena di Domenico Giorgini è stata ridotta di un anno.
- Rito Abbreviato: In un processo definito con rito abbreviato, le condanne complessive ammontano a 109 anni di carcere. Tra gli imputati condannati figurano Domenico Belcastro, Girolamo Belcastro, Antonio Commisso, Francesco Commisso, Giovanni Galea, Giovanni Galluzzo, Roberto Stina' e Giuseppe Sgambelluri.
Le sentenze hanno riconosciuto la gravità dei reati commessi, confermando l'impianto accusatorio e la pericolosità della cosca Commisso e delle sue ramificazioni. La confisca di beni, tra cui società e immobili, ha rappresentato un ulteriore colpo all'organizzazione criminale.
L'eredità dell'Operazione: Un Monito Contro la Criminalità Organizzata
L'operazione "Recupero - Bene Comune" rappresenta un momento cruciale nella lotta alla criminalità organizzata in Calabria. Ha dimostrato la capacità dello Stato di contrastare efficacemente organizzazioni mafiose radicate e infiltrate nel tessuto sociale ed economico. La persistenza dell'operatività criminale e l'infiltrazione nelle istituzioni politiche sottolineano la necessità di una vigilanza costante e di un impegno continuo nella prevenzione e repressione dei fenomeni mafiosi, al fine di salvaguardare il "bene comune" e garantire la legalità sul territorio.

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