Operatori dei Servizi Sociali e la Macchina Comunale: Un Rapporto in Evoluzione

L'Area Socio-Assistenziale rappresenta un pilastro fondamentale per il benessere sociale e la qualità della vita dei cittadini, dedicandosi alla promozione e realizzazione di servizi sociali essenziali. Le attività che questa area svolge quotidianamente sono molteplici e toccano aspetti cruciali della vita di individui e famiglie. Gli operatori dell'Area Socio-Assistenziale si prodigano nell'aiutare gli anziani e le persone non autosufficienti nelle loro attività quotidiane, fornendo supporto concreto nella cura della persona, nella preparazione dei pasti e nella pulizia della casa. Questo sostegno non si limita alle necessità primarie, ma si estende anche all'organizzazione di corsi di formazione e attività culturali, pensati per anziani, disabili e persone che versano in condizioni di disagio sociale o economico. Inoltre, l'Area gestisce strutture vitali come case di riposo, centri diurni per anziani e centri per l'infanzia, garantendo un ambiente sicuro e stimolante per diverse fasce d'età. Un servizio di particolare rilievo è quello di accompagnamento per le persone fragili ed anziane over 60, che vengono assistite negli spostamenti verso strutture ospedaliere e sanitarie, entro un raggio di 40 km, alleviando così un onere significativo per loro e per i loro cari.

operatori sociali che assistono anziani

Questi ultimi anni hanno segnato profondi mutamenti nel settore dei servizi socio-assistenziali. I cambiamenti non riguardano solo un ripensamento, talvolta innovativo, dei soggetti deputati alla produzione e alla gestione dei servizi sul territorio, ma altresì le modalità con cui i medesimi servizi debbono essere erogati ai cittadini. Da un punto di vista legislativo, le modifiche suddette hanno trovato accoglimento nelle c.d. “leggi Bassanini” e relativi decreti legislativi attuativi (cfr. n. 112/98) e, indubbiamente in modo più significativo, nella legge 8 novembre 2000, n. 328, recante “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. Quest’ultima introduce una sorta di rivoluzione copernicana all’interno del nostro sistema di protezione sociale e di welfare state tradizionalmente inteso. Per quanto attiene alle conseguenze più propriamente istituzionali, l’assetto definito dalla legge quadro implica un ripensamento generale e approfondito delle modalità e delle azioni che hanno fino ad oggi caratterizzato gli interventi e i servizi sociali in Italia. Ciò, di conseguenza, ha riflessi operativi immediati sui rapporti tra i diversi livelli istituzionali burocratici e tra questi ultimi e gli attori della società civile (terzo settore).

Il Ruolo Centrale del Comune e il Terzo Settore

Nell’architettura complessiva del disegno riformatore, un ruolo da protagonisti è riconosciuto ai Comuni, enti territoriali cui spetta la titolarità delle funzioni amministrative concernenti gli interventi sociali svolti a livello locale. In questo contesto, il comune, quale entità giuridica ed organizzativa autonoma, impegnato nella gestione ed erogazione, sia direttamente sia attraverso appositi enti strumentali e organizzazioni non profit, dei servizi alla persona, in particolare quelli di natura socio-assistenziale, si trova dunque ad assumere progressivamente maggiori responsabilità. E proprio sui rapporti intercorrenti fra comune e organizzazioni di terzo settore, da un lato, e fra l’istituzione comune e gli enti strumentali, dall’altro, si concentra l’analisi del funzionamento di questo complesso ecosistema.

Il raccordo, funzionale e sostanziale, tra organizzazioni non profit ed enti locali è auspicabile, soprattutto, in virtù delle numerose iniziative che, in questi ultimi anni, sono andate progressivamente strutturandosi nel tessuto sociale, in specie a livello comunale. Numerose e preziose sono, infatti, le forme organizzate di iniziativa privata che rispondono ai bisogni della collettività cittadina/comunale. Queste iniziative non profit sono caratterizzate, come peraltro accade in gran parte dei paesi europei contemporanei, da una crescente ed evidente dimensione produttiva di servizi sociali erogati alla comunità o di beni e servizi come strumento per l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. Inoltre, tali organizzazioni sono definite da un’elevata ed incisiva partecipazione dei diversi gruppi di portatori di interessi, quali volontari, lavoratori, utenti, enti pubblici e privati.

organigramma del comune e del terzo settore

In tal senso, l’analisi di uno specifico contesto comunale ha evidenziato che, in quel determinato territorio, sono attive e profondamente radicate numerose organizzazioni non profit. Esse operano nell’ambito del settore sociale e collaborano, a vario titolo, con il comune. Dall’analisi compiuta, sia con le realtà che hanno rapporti formalizzati (convenzione e/o finanziamento), che con le altre organizzazioni che erogano e offrono servizi di natura socio-assistenziale e si coordinano con il Servizio comunale, è emerso un quadro sostanzialmente positivo.

Punti di Forza e Criticità nel Rapporto Comune-Terzo Settore

Gli aspetti maggiormente positivi, evidenziati dagli operatori, si riferiscono soprattutto ad un clima di collaborazione e di disponibilità, dovuto alla conoscenza reciproca e alla condivisione di intenti fra i diversi attori della rete e al riconoscimento di un ruolo importante e critico da parte degli assistenti sociali. A questi ultimi, infatti, è attribuito un ruolo importante di monitoraggio costante dei servizi erogati, in quanto considerati trait d’union tra organizzazioni, comune e utenza (in specie nel rapporto instaurato con le famiglie). Positivo è altresì il giudizio espresso circa il ruolo del comune, sia in quanto riferimento puntuale per le organizzazioni, sia come presenza attiva e delineata, e, da ultimo, in quanto capace di un’attenzione costante ai bisogni espressi sul/dal territorio.

Non mancano, tuttavia, alcuni aspetti di criticità, che si evidenziano soprattutto nel rapporto organizzazioni - comune. Relativamente alle figure degli assistenti sociali e alla loro importanza nel raccordare l’azione comunale e quella delle organizzazioni non profit, un punto di debolezza del sistema è stato individuato essenzialmente nel loro turn over. Esso non consente di rispondere con continuità ai singoli casi e soddisfare pienamente i bisogni di intervento. Alcune organizzazioni hanno inoltre espresso la necessità e l’opportunità di un maggiore confronto con l’Amministrazione in fase di predisposizione di bilancio, per poter condividere la definizione dei tipi e modelli di bisogni presenti sul territorio, pur riconoscendo la sostanziale e continua disponibilità al dialogo da parte degli operatori del Servizio.

Un elemento estremamente positivo risulta essere il lavoro di rete che consente di creare, coordinando i diversi attori, il network stesso e consolidare la diffusione e l’accessibilità ai servizi e alle informazioni relative agli stessi, sia in termini spaziali che temporali. Comune e organizzazioni non profit si pongono come punto di riferimento per le famiglie, a cui garantiscono un sostegno positivo sulla base di una conoscenza profonda delle problematiche presenti sul territorio e alla possibilità di garantire una presenza regolare nella conduzione e cura dei singoli casi. L’unione di intenti, l’agire in maniera coordinata e la disponibilità a confrontarsi e coordinarsi rafforza la rete.

Per quanto attiene ai punti di debolezza, la rete delle organizzazioni non profit soffre della sua non formalizzazione, che a volte si traduce in una frammentazione interna e in uno scarso coordinamento tra le stesse organizzazioni. La fotografia del network appare, alla luce delle considerazioni fatte, sia in termini di servizi erogati sul territorio, sia di rapporti tra comune e organizzazioni e tra queste ultime, abbastanza complessa.

INNOVAZIONE SOCIALE:IL RUOLO DEL TERZO SETTORE-C.BORGOMEO, C.BORZAGA, I.PAIS, E.STEFANI, D.ANDREATTA

Strumenti di Gestione Comunale per i Servizi Socio-Assistenziali

Allo scopo di potenziare il proprio intervento sul territorio di competenza, i comuni hanno potuto utilizzare, in questi anni, forme organizzative strumentali, quali l’istituzione, l’azienda speciale e, più recentemente, la società di capitali mista. La disciplina concernente le modalità gestionali dei servizi pubblici locali introdotta dagli artt. 23 e 23 della legge 142/90 risulta oggi modificata dall’art. 35, comma 15 della legge 28 dicembre 2001, n. Dopo l’articolo 113 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. si inserisce l’Art. 113-bis, concernente la “Gestione dei servizi pubblici locali privi di rilevanza industriale”. Ai fini della presente trattazione, ci soffermeremo solo sulla forma gestionale dell’azienda speciale, figura organizzativa che esce confermata nella sua valenza operativa anche dalla l. 448/01 sopra citata. L’azienda speciale, così come definita dall’art. 23, 1° comma, della legge 142/90 è un “ente strumentale dotato di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di proprio statuto approvato dal consiglio comunale o provinciale”. Essa è dotata di un consiglio d’amministrazione, la cui nomina è di competenza del sindaco (ex legge n. In passato il modello dell’azienda speciale è stato spesso impiegato per la gestione dei servizi a rete (trasporto, acqua, rifiuti, energia elettrica e gas). Oggi che detti servizi sono stati affidati, in larga parte, alle regole del mercato della concorrenza, l’azienda speciale, come peraltro ribadito dall’art. 35 sopra citato, rimane un’opzione esercitabile dall’ente locale per la gestione dei “servizi privi di rilevanza industriale”.

Ne consegue che il comune, per realizzare parte delle proprie finalità istituzionali nel campo dei servizi socio-assistenziali e alla persona sul territorio di propria competenza, può ricorrere al modello dell’azienda speciale. E, infatti, nel comune oggetto della presente indagine è presente un’azienda speciale multiservizi che gestisce il servizio farmaceutico. La denominazione “azienda multiservizi” è il risultato del passaggio istituzionale e giuridico verificatosi a seguito della trasformazione della precedente azienda municipalizzata in azienda speciale. Si tratta di un’azienda il cui oggetto sociale è statutariamente configurato come plurimo, ossia l’azienda potrebbe operare in più di un settore. Appare però evidente dai trend di questi ultimi anni che la sola gestione delle farmacie comunali, attesi i mutamenti di contesto in progress, sia di mercato che normativo, risulta essere un’attività limitata e non congruente rispetto alla specifica configurazione giuridico-organizzativa utilizzata. Mantenere l’attuale assetto potrebbe comportare un elevato grado di rischio in un’ipotesi di sviluppo futuro.

modelli organizzativi per i servizi pubblici locali

Un’alternativa potrebbe essere rappresentata, considerando i cambiamenti avvenuti in campo farmaceutico e, in particolare, nella gestione delle farmacie comunali (ex municipalizzate), dalla vendita sul mercato delle attuali farmacie. Dalla vendita, l’Amministrazione Comunale potrebbe ottenere risorse da investire in progetti e attività di carattere sociale e assistenziale. In questa ipotesi, l’Amministrazione Comunale dovrebbe individuare i possibili interlocutori con cui negoziare la vendita (società locali, forme di cooperazione fra farmacisti, altro). In luogo della vendita, per converso, si potrebbe ipotizzare di far confluire il ramo d’azienda farmaceutico nel contesto istituzionale/organizzativo più ampio di un’unica azienda a diretto controllo e proprietà del comune, attraverso cui potrebbero essere gestiti altri servizi di rilevanza sociale da individuare. L’ipotesi di costituire un’azienda pubblica territoriale unica potrebbe, comunque, risultare percorribile qualora si individuassero bisogni sociali che necessitino di risposte e soluzioni innovative e sperimentali. In questo scenario è lecito domandarsi quale spazio possa permanere per un raccordo funzionale tra lo strumento gestionale in discussione e lo sviluppo di nuove soluzioni mirate ad una moderna ed efficiente attuazione degli interventi socio-assistenziali. Pur nella dichiarata consapevolezza, infatti, della finalità etica e sociale che agli stessi risulta inscindibilmente legata, non si può prescindere dall’esistenza/necessità di una vera e propria dimensione imprenditoriale che i servizi in parola rivestono.

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