Come Girare un Anziano Allettato: Guida Completa per Caregiver

L'assistenza a un anziano allettato è un compito che richiede grande responsabilità, accortezze e competenze specifiche. Una delle sfide più delicate e frequenti che si presentano è la movimentazione della persona, un'operazione che, se non eseguita correttamente, può comportare rischi sia per l'assistito che per il caregiver. Un particolare tipo di movimentazione dei carichi, infatti, è costituito dalla movimentazione dei pazienti, dove i luoghi di cura o ricovero sono gli unici in cui ad essere sollevati sono gli esseri umani. Nella movimentazione di un paziente non autosufficiente, agire da soli o comunque non riflettendo su quello che si sta per fare può essere pericoloso per il rachide. Per questo motivo, è fondamentale conoscere le tecniche appropriate e l'uso di eventuali ausili per garantire la sicurezza e il benessere della persona assistita.

La Sindrome da Allettamento: Un Nemico Insidioso

Una delle conseguenze più gravi di una prolungata permanenza a letto è la sindrome da allettamento, chiamata anche sindrome da immobilizzazione o sindrome ipocinetica. Si tratta di una condizione che determina un generale peggioramento dello stato di salute a livello fisico, cognitivo e psicologico e una sempre più marcata perdita di mobilità e autonomia. A differenza di quanto accade nei soggetti giovani, nelle persone anziane gli effetti di questa sindrome sono difficilmente reversibili, quindi è importante prevenirla con una serie di accorgimenti. Una persona costretta a letto dall’età avanzata, da una seria patologia o da una grave disabilità va incontro a una condizione di estrema fragilità. L’immobilizzazione prolungata, infatti, può provocare conseguenze anche severe, come lesioni da pressione, problemi cardiovascolari e respiratori o decadimento cognitivo. L’insieme di queste manifestazioni prende il nome di sindrome da immobilizzazione, un nemico davvero insidioso.

Anziano a letto con segni di fragilità

Prevenire le Piaghe da Decubito: Cura della Pelle e Cambi di Posizione

Le piaghe da decubito rappresentano un’altra problematica frequente negli anziani allettati. Trascorrere molto tempo sdraiati, infatti, espone la pelle al rischio di lesioni, che sono dovute alla pressione o allo sfregamento continui esercitati dal materasso sul corpo e che tipicamente si formano nelle aree utilizzate come punti di appoggio, come osso sacro, ossa del bacino, talloni, spalle, schiena e nuca.

Il Decalogo per la Gestione del Degente Allettato

Per limitare eventuali complicazioni legate all’immobilizzazione prolungata a letto, tra cui la formazione di piaghe da decubito, la rigidità articolare e i problemi respiratori - spesso correlati alla lungodegenza - è importante creare una zona letto confortevole e seguire un protocollo di assistenza mirato.

  1. Cambio frequente della posizione del paziente: Le lesioni da pressione si chiamano così perché compaiono sulla pelle proprio in corrispondenza dei punti del corpo in cui viene scaricato il peso della persona allettata. Quindi, cambiare spesso la posizione, almeno ogni 2/3 ore, consente di variare i punti di pressione ed evitare che si creino le lesioni. Quando un corpo rimane immobile nella stessa posizione per troppo tempo, la pressione costante esercitata dal peso corporeo contro la superficie del letto (materasso e lenzuola) schiaccia i vasi sanguigni più piccoli. In linea con le più recenti raccomandazioni, il riposizionamento dovrebbe essere effettuato almeno ogni 4 ore, adattando la frequenza alla situazione clinica e organizzativa.

  2. Uso di ausili antidecubito: Sempre per prevenire la comparsa delle lesioni da pressione, è utile dotarsi di ausili specifici, come materassi, cuscini o fasce specifiche che possono ridurre la pressione su zone critiche: schiena, gomiti, talloni.

  3. Cura della pelle: Proprio perché la pelle è uno dei punti più esposti e più danneggiati dall’allettamento, è opportuno riservarle cure particolari. Va pulita e idratata con prodotti specifici e delicati, evitando l’umidità prolungata.

  4. Igiene personale: Non solo la cura della pelle è fondamentale, ma l’attenzione all’igiene personale nel suo complesso. Lavare adeguatamente una persona allettata non è semplice ma va fatto con regolarità. Si può procedere per sezioni del corpo, avvalendosi di acqua tiepida, sapone neutro e una spugna delicata e proteggendo materasso e lenzuola con un tessuto impermeabile, per evitare che si bagnino.

  5. Cura dei denti, dei capelli e delle unghie: Nella routine di igiene deve rientrare anche la cura di capelli e unghie, che è importante tenere in ordine sia per motivi di salute (si evitano le infezioni) che di benessere psicofisico. I denti vanno spazzolati almeno due volte al giorno e, se necessario, per chi non è in grado di risciacquare autonomamente, la bocca può essere pulita con garze umide. Le unghie vanno accorciate regolarmente, così come i capelli, che vanno anche spazzolati.

  6. Dieta bilanciata e corretta idratazione: Per una persona impossibilitata ad alzarsi dal letto, è molto importante anche l’accesso a una nutrizione ben bilanciata. I cibi offerti devono essere nutrienti e facili da deglutire e da digerire, e durante i pasti è importante sollevare il busto a 45°, per evitare il rischio di aspirazione. Inoltre, è opportuno assicurarsi che il paziente beva a sufficienza per prevenire la disidratazione. L’invecchiamento, infatti, aumenta il rischio di disidratazione anche a causa della riduzione dello stimolo della sete. La dieta va sempre discussa e valutata con il medico curante, ma il modello di riferimento a cui ispirarsi generalmente è la dieta mediterranea, a base di cereali, frutta e verdura, fonti proteiche come carni bianche e pesce, latticini magri e olio extravergine di oliva come condimento. È consigliabile limitare l’apporto di sale ed escludere i cibi raffinati e ricchi di grassi e zuccheri.

  7. Mobilizzazione e attività fisica: Per mantenere la mobilità e contrastare l’atrofia dei muscoli normalmente associata all’immobilità, è utile stimolare la persona allettata con esercizi passivi, muovendogli delicatamente braccia, gambe, mani e piedi. Con il supporto di un fisioterapista, inoltre, si possono anche introdurre esercizi attivi guidati. La capacità di spostarsi autonomamente garantisce alla persona l’opportunità di fare esercizio, rimanere in forma e mantenere un certo grado di indipendenza. Passeggiare e svolgere una qualsiasi attività fisica migliora la circolazione e promuove un senso generale di benessere. La ginnastica, inoltre, aiuta a contrastare l’irrigidimento delle articolazioni, la diminuzione delle masse muscolari e la decalcificazione ossea.

  8. Controllo delle funzioni fisiologiche: Un altro importante effetto collaterale della prolungata immobilità è il rallentamento (o addirittura il blocco) delle normali funzioni fisiologiche. Per evitare la stipsi, è bene fornire alla persona assistita fibre e liquidi in misura adeguata. Inoltre, si possono favorire i movimenti intestinali con specifici massaggi all’addome. Allo stesso modo, la corretta idratazione è cruciale per mantenere in regola la diuresi.

  9. Monitoraggio parametri medici e gestione attenta dei farmaci: Il monitoraggio della diuresi (quantità giornaliera, qualora misurabile, colore dell’urina e frequenza) è anche uno dei parametri che il caregiver deve tenere d’occhio per avere sotto controllo lo stato di salute complessivo del paziente. Altri elementi da monitorare frequentemente sono temperatura corporea, pressione e frequenza cardiaca e saturazione di Ossigeno, se richiesto. Ogni cambiamento significativo deve essere comunicato tempestivamente all’equipe medica di riferimento.

  10. Supporto psicologico e comunicazione: Notevole attenzione e monitoraggio lo merita anche la salute mentale e psicologica della persona costretta a letto, che può tendere all’isolamento e all’intorpidimento. Bisogna quindi mantenere con lei un dialogo frequente, anche se non risponde attivamente, in modo da farla sentire coinvolta. Sono importanti poi varie forme di stimolazione mentale: lettura ad alta voce, musica, televisione o semplici giochi cognitivi.

Tutorial sulla movimentazione pazienti

Tecniche di Movimentazione: Dal Lettino alla Carrozzina

Il tipo di manovra più adatta per girare un anziano allettato sarà in relazione alle caratteristiche del paziente: necessita di massima assistenza o deve solo essere stimolata la sua attiva collaborazione? Per la scelta del comportamento più idoneo è necessario consultare il piano di assistenza personalizzata del paziente. La mobilizzazione del paziente allettato è un’operazione delicata che richiede esperienza e specifiche accortezze. Queste tecniche evitano il pericolo di cadute accidentali e permettono al personale sanitario, o domiciliare, di applicare la procedura senza rischi. Un paziente allettato, con difficoltà di movimento limitata o invalidante, tenderà a rimanere a lungo nella stessa posizione. Prima di iniziare un programma di mobilizzazione per il passaggio dal letto alla carrozzina bisogna considerare la condizione fisica del degente per capire qual è la sua flessibilità muscolare, la presenza di patologie e se ci sono eventuali limitazioni ai movimenti.

Mobilizzazione Attiva (Paziente Parzialmente Collaborante)

Se la persona può aiutare, anche minimamente, il caregiver deve guidare e supportare il movimento. Prima di iniziare, è importante spiegare ogni fase per ottenere la sua collaborazione.

  1. Regolare l’altezza del letto: Regolare l’altezza del letto articolato in maniera adeguata alla statura dell’operatore ed alla manovra da effettuare.
  2. Posizionamento della carrozzina: Posizionare la carrozzina, ben frenata, a fianco del letto, la direzionare con lo schienale alla testa del paziente, rimuovere il bracciolo dal lato del trasferimento ed i poggiapiedi.
  3. Assumere la posizione eretta: Il paziente assume la posizione eretta coadiuvato dall’operatore che guida il movimento del tronco in avanti, se necessario afferrando la cintura del paziente (uso di ausili tipo cintura ergonomica), se necessario fissando le ginocchia del paziente con le proprie gambe. Gli operatori accompagnano il movimento di raddrizzamento in sincronia con la residua azione motoria del paziente. L’operatore coadiuva il paziente nei vari movimenti.
  4. Trasferimento sulla carrozzina: Sincronizzando i movimenti, i due eseguono il trasferimento verso il letto.

Per questa manovra sono sempre necessari due operatori, se il paziente non è in grado di sostenersi autonomamente.

Operatore che assiste un paziente nel passaggio letto-carrozzina

Mobilizzazione Passiva (Paziente Non Collaborante)

Quando la persona non può contribuire in alcun modo, la manovra diventa più complessa e, idealmente, dovrebbe essere eseguita da due operatori per garantire massima sicurezza.

  1. Preparazione: Il primo operatore posiziona le gambe del paziente sul letto (N.B. nel caso di ospiti particolarmente rigidi il posizionamento delle gambe sul letto può essere difficoltoso e controindicato).
  2. Posizionamento degli operatori: Il primo operatore sostiene il paziente da dietro ed effettua la presa crociata, appoggiando un ginocchio sul piano del letto. Il secondo operatore si posiziona lateralmente al paziente.
  3. Presa: Il primo operatore afferra da dietro, con presa avvolgente, le spalle e il bacino del paziente, mentre il secondo operatore ne afferra le gambe.
  4. La "Presa a Sgabello": Dopo aver messo il paziente a braccia conserte, effettuano la presa crociata, appoggiando un ginocchio sul letto; afferrano da sotto, con la mano libera, le ginocchia del paziente e, sollevandolo di peso, con movimento in sincronia, lo trasferiscono sulla carrozzina.

Per questa manovra sono sempre necessari due operatori.

Trasferimento con Barella

Per questa manovra sono necessari tre operatori.

  1. Posizionamento della barella: La barella viene posizionata, ben frenata, nello spazio in fondo al letto, non tra i letti.
  2. Movimentazione: Gli operatori, coordinandosi, sollevano il paziente dalla barella e lo posizionano sul letto.

Paziente Emiplegico

Un paziente emiplegico ha una sola parte del corpo paralizzata, mentre l’altra risponde agli stimoli. L’operatore cercherà quindi la sua collaborazione, facendolo scendere dalla parte del letto in cui il corpo può muoversi. Una volta che la persona è seduta sul letto, si avvicina la sedia a rotelle, bloccando le ruote. Fatto ciò, si solleva il paziente mettendo le mani sotto le ascelle, invitandolo ad abbracciare l’operatore con l’arto sano.

Ausili per la Movimentazione: Facilitare il Compito del Caregiver

Per facilitare la movimentazione dei pazienti allettati si possono utilizzare alcuni ausili sanitari. Se collaborativi e con abbastanza forza nelle braccia, i degenti possono aiutarsi con le maniglie sul letto per alzarsi, sostenendo poi il corpo con apposite cinture durante la torsione verso la carrozzina. In queste fasi, operatori e caregiver dovrebbero indossare abiti e calzature comode, meglio se con fondo antiscivolo, che non siano d'intralcio alle operazioni.

Il Telo Scivola e il Sistema Letto HIP

Un altro ausilio utile, di cui abbiamo già accennato, può essere il telo scivola: grazie alla sua superficie liscia, è indicato per agevolare lo spostamento di degenti e anziani allettati. Posizionato tra la traversa e il lenzuolo inferiore, presenta un lato ad alta scorrevolezza e basso spessore e può essere lasciato in posizione per facilitare i riposizionamenti frequenti.

Il Sistema Letto HIP, per esempio, è stato progettato per migliorare il benessere del paziente allettato con una biancheria tecnica traspirante, antibatterica, che aderisce perfettamente a qualsiasi materasso senza formare pieghe. Una traversa lavabile di qualità, come quelle del sistema HIP, è realizzata in tessuti tecnici che si integrano con il letto. A differenza delle monouso, che tendono a raggrinzirsi e spostarsi, rimangono lisce e ben posizionate, eliminando il rischio di pieghe che possono causare lesioni da pressione nella zona sacrale. Durante la mobilizzazione, non ostacolano il movimento e proteggono meglio le prestazioni dei materassi antidecubito. Un sistema letto tecnico integrato offre vantaggi che vanno ben oltre la prevenzione delle lesioni da decubito. Per il caregiver o l'operatore, il beneficio principale è una significativa riduzione della fatica fisica durante le manovre di igiene e mobilizzazione, con un conseguente minor rischio di infortuni muscolo-scheletrici. Per la persona assistita, significa maggiore comfort, pelle più asciutta e protetta e, in definitiva, una maggiore sensazione di dignità e benessere.

L'Uso del Sollevatore

In alcuni casi, l'uso di un sollevatore meccanico può essere necessario, specialmente per il rifacimento del letto occupato o per trasferimenti complessi. L'altezza del letto articolato deve essere regolata in maniera adeguata alla statura dell’operatore ed alla manovra da effettuare.

Posizionamento del Paziente: Comfort e Prevenzione

La scelta della posizione in cui posizionare il paziente dipende dalle sue condizioni. Va tenuto presente che per ogni paziente verranno date dal personale specializzato indicazioni differenti e personalizzate in base alla condizione clinica, considerando lo stato di vigilanza del paziente, la collaborazione, il deficit motorio, il tono muscolare, la presenza di dolore, le condizioni della cute, problemi circolatori, ecc.

Decubito Laterale Obliquo

Questa postura viene utilizzata per garantire un periodo di riposo alle zone cutanee sottoposte a pressione durante il decubito supino.

  1. Posizionamento delle braccia: Posizionare il braccio sinistro più lontano dal tronco, in modo che nel movimento di rotazione non rimanga sotto il corpo del paziente; piegare il braccio destro sul torace.
  2. Evitare il decubito a 90°: È da evitare, sempre per il rischio d’insorgenza di lesioni da pressione, il decubito laterale ad angolo retto sul trocantere; fare assumere, dunque, una postura obliqua di 30°.
  3. Distribuzione del peso: Il paziente giace su un fianco con il peso distribuito verso l'osso iliaco anteriore, l'omero e la clavicola.
  4. Supporto del capo: Il capo è ben sostenuto dal cuscino, per assicurare la comodità al paziente e per mantenere in lateroflessione la colonna cervicale.

Altre Tecniche di Posizionamento

Successivamente, flettere le gambe dell’assistito facendo poggiare le piante dei piedi sul materasso; posizionare un braccio sotto le spalle e l’altro sotto i polpacci del paziente. Verificare nel piano assistenziale l’eventuale indicazione per l’uso di ausili.

Stimolazione e Benessere Psicofisico

Prendersi cura di un anziano allettato vuol dire non solo accudirlo nelle sue necessità pratiche, ma anche fornire stimoli in grado di rendere le sue giornate dinamiche e piacevoli, pur nell’immobilità forzata. Non dimentichiamo, poi, il ruolo della fisioterapia nell’anziano allettato. Su consiglio del medico può quindi essere utile prevedere un percorso di fisioterapia riabilitativa personalizzato, cioè costruito sulle esigenze e le condizioni fisiche della persona.

Un Aiuto Concreto per i Caregiver

Gestire una persona costretta a letto per lunghi periodi richiede attenzione, competenza e gli strumenti giusti. La risposta risiede in un approccio combinato: da un lato, la conoscenza delle tecniche di movimentazione corrette e, dall'altro, l'adozione di ausili progettati per facilitare questo compito. Un aiuto in tal senso può arrivare dal servizio RSA Aperta di Real Salus, realtà bolognese che da più di 50 anni opera nel settore delle strutture di accoglienza per la terza età.

Nota bene: Le informazioni contenute in questo articolo sono rivolte a caregiver non professionisti e operatori socio-sanitari.

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