Arretrati Contrattuali e Ricalcolo della Pensione per il Personale delle Forze Armate e di Polizia: Un Diritto Riconosciuto
La questione del ricalcolo delle pensioni per il personale delle Forze di Polizia, delle Forze Armate e del personale militare andate in pensione a partire dal 2016 è al centro di un’importante evoluzione normativa e giurisprudenziale. L’aumento di stipendio che questi dipendenti avrebbero dovuto percepire, se non fosse intervenuto il blocco della contrattazione collettiva, dichiarato incostituzionale, apre la strada alla richiesta di arretrati e a un ricalcolo del trattamento pensionistico.
Il Contesto Normativo: Dal Blocco Contrattuale alla Sentenza della Corte Costituzionale
La vicenda trae origine dalla Legge di Stabilità del 2015 (l.n.190 del 23 dicembre 2014), che aveva prorogato il cosiddetto "blocco negoziale", rendendo di fatto strutturali i blocchi contrattuali precedentemente introdotti per contenere gli effetti della crisi finanziaria. Questa proroga del blocco della contrattazione collettiva del lavoro pubblico ha tuttavia generato una situazione di illegittimità costituzionale sopravvenuta, riconosciuta dalla Corte Costituzionale.
In particolare, la sentenza della Corte Costituzionale n.178/2015, pubblicata il 17 settembre 2015, ha stabilito che il rinnovo del blocco per il triennio 2013-2015 e la norma che impediva l’erogazione degli aumenti dell’indennità contrattuale costituissero una violazione della libertà sindacale, sancita dall'art. 39, comma 1, della Costituzione.

Questa pronuncia ha avuto un impatto significativo, poiché ha reso illegittima la sospensione della contrattazione collettiva, che si protraeva da otto anni. Di conseguenza, lo Stato italiano è stato chiamato a sbloccare la contrattazione e ad adeguare e rinnovare il contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti della pubblica amministrazione.
Il Rinnovo Contrattuale e la Decorrenza Retroattiva degli Aumenti
A seguito della sentenza della Corte Costituzionale, nel 2018 è stata sbloccata la contrattazione e approvato il nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCLN). Questo nuovo accordo ha disposto il computo ai fini previdenziali dei benefici economici derivanti dagli aumenti contrattuali. Il calcolo previdenziale deve avvenire integralmente, secondo gli ordinamenti vigenti, alle scadenze e negli importi previsti, nei confronti del personale cessato dal servizio con diritto a pensione nel periodo di vigenza del nuovo contratto.
Un aspetto cruciale di questa evoluzione è la decorrenza retroattiva degli aumenti di stipendio. Il provvedimento di concertazione per il personale non dirigente delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare per il «Triennio normativo ed economico 2016-2018», pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.100 del 02-05-2018 e entrato in vigore a Maggio 2018, prescrive la decorrenza retroattiva degli aumenti a partire dal 1° gennaio 2016.
Questo significa che il trattamento economico relativo all’aumento di stipendio per il personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile, è stato incrementato e rideterminato con effetti sulla tredicesima mensilità, sul trattamento ordinario di quiescenza normale e privilegiato, sull’indennità di buonuscita, sull’assegno alimentare per il dipendente sospeso, sull’equo indennizzo, sulle ritenute previdenziali ed assistenziali e relativi contributi, compresi la ritenuta in conto entrata INPS o altre analoghe, e i contributi di riscatto.
Diritto agli Arretrati Pensionistici: Cosa Spetta ai Pensionati dal 2016
Stabilito che coloro che sono andati in pensione dal 2016 hanno diritto all’aumento sulla base del ricalcolo per l’incremento dello stipendio che avrebbero dovuto percepire, è fondamentale comprendere cosa questo implichi concretamente.
Per effetto della sentenza della Corte Costituzionale, gli ex dipendenti della Pubblica Amministrazione andati in pensione dal 1° febbraio 2016 hanno il diritto di ricevere gli arretrati riconosciuti con il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL). La nuova contrattazione, proprio in forza della sentenza della Corte Costituzionale 175/2015, ha riconosciuto, con decorrenza retroattiva al 1° gennaio 2016, l’adeguamento economico sotto forma di una tantum per i dipendenti pubblici.
L’importo di tale adeguamento è variabile per ciascun avente diritto e fa riferimento agli aumenti degli stipendi previsti per il 2016, il 2017 e i primi due mesi del 2018, al profilo professionale ricoperto dal dipendente, agli scaglioni dello stipendio e alla data di pensionamento. L’aumento deve essere conteggiato anche ai fini del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e dell’importo dell’assegno pensionistico.
In parole semplici, gli aumenti contrattuali, che si attestano mediamente tra gli 80 e i 90 euro mensili, si riflettono sulla pensione di chi è andato in pensione dal 1° gennaio 2016 grazie al rinnovo dei contratti statali. L’aumento della pensione è aggiornato sulla base pensionabile sulla quale si calcola il trattamento.

Oltre all’aumento della pensione, l’incremento dello stipendio dei dipendenti pubblici determina anche l’aumento della buonuscita, o trattamento di fine servizio (TFS), in quanto il suo ammontare è calcolato sulla base dell’ultima retribuzione. Rispetto alla pensione, tuttavia, l’incremento della buonuscita sarà generalmente meno marcato. L’accredito per gli arretrati deve essere ricevuto a partire da febbraio 2018 in poi, fino a dicembre 2018, e con un cedolino separato da quello dei ratei della pensione dell’anno in corso.
La Riquidazione della Pensione: Procedure e Aspetti Tecnici
La riliquidazione della pensione consiste nel ricalcolo del trattamento pensionistico o del TFS/TFR alla luce di nuovi dati economici o giuridici che modificano la retribuzione utile. In altre parole, si tratta di aggiornare la posizione previdenziale o la pensione già calcolata, inserendo le variazioni retributive intervenute dopo la prima liquidazione.
La riliquidazione diventa necessaria in vari casi, tra cui il rinnovo contrattuale nazionale (CCNL). Quando viene firmato un nuovo contratto collettivo con decorrenza retroattiva, come nel caso in esame, il nuovo calcolo può generare ulteriori somme da liquidare.
Per i dipendenti cessati dal servizio con diritto a pensione a partire dal 1° gennaio 2016, i benefici economici derivanti dal riconoscimento del diritto al ricalcolo della pensione sono corrisposti integralmente alle scadenze e negli importi previsti. L’indennità pensionabile viene incrementata e rideterminata insieme a quella di buonuscita, ma solo per gli scaglionamenti maturati alla data di cessazione dal servizio.
Per quanto riguarda il TFS/TFR, il nuovo calcolo può generare ulteriori somme da liquidare. Le procedure per correggere o reinserire gli Ultimi Migli (UM) del TFS/TFR, a seconda dei casi specifici, devono essere seguite attentamente dalle segreterie competenti.
È importante notare che la pubblica amministrazione (Provveditorato/Scuola/INPS) deve agire d’ufficio ai fini della comunicazione dei nuovi dati stipendiali all’INPS. Di conseguenza, l’INPS deve riliquidare l’importo pensionistico in automatico. La liquidazione degli arretrati sullo stipendio, per i pensionati dal 1° settembre 2024 e 1° settembre 2025, avverrà in modo automatico direttamente dal MEF (Tesoro) e saranno consultabili sul sito di NOIPA.
INPS: RICALCOLO E RESTITUZIONE DELLA PENSIONE
Procedura per la Richiesta di Ricalcolo e Arretrati
Per procedere con la richiesta di ricalcolo della pensione sulla base dei diritti riconosciuti dalla sentenza della Corte Costituzionale, è necessario seguire una procedura specifica. Innanzitutto, occorre richiedere il calcolo presso un patronato o un consulente del lavoro. Questi professionisti saranno in grado di verificare la sussistenza dei requisiti e quantificare l’importo degli arretrati spettanti.
Nelle more dell’ottenimento del calcolo definitivo, è fondamentale inoltrare tempestivamente una lettera di diffida e messa in mora all’amministrazione competente. Questa comunicazione formale serve a richiedere ufficialmente gli arretrati calcolati e a interrompere eventuali termini di prescrizione.
La lettera dovrebbe contenere i dati anagrafici del richiedente, gli estremi del periodo di servizio, la data di cessazione e di decorrenza della pensione, e fare riferimento esplicito alla sentenza della Corte Costituzionale n.178/2015 e al rinnovo contrattuale pertinente. È consigliabile allegare alla diffida tutta la documentazione a supporto, come ad esempio il cedolino della pensione e eventuali attestazioni di servizio.
A Chi Spettano gli Arretrati e Quali Periodi Sono Coinvolti
Gli aventi diritto agli arretrati e al ricalcolo della pensione sono principalmente il personale delle Forze di Polizia, delle Forze Armate e il personale militare che è andato in pensione a partire dal 1° gennaio 2016.
Il periodo di riferimento per gli aumenti contrattuali che danno diritto agli arretrati va dal 1° gennaio 2016 fino alla data di cessazione dal servizio. Gli aumenti stipendiali effettivi, che si traducono in arretrati pensionistici, dipendono dal rinnovo contrattuale specifico applicabile al settore e al periodo di riferimento.
Ad esempio, nel caso del personale delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare, il triennio normativo ed economico 2016-2018 ha introdotto aumenti con decorrenza dal 1° gennaio 2016. Successivamente, altri rinnovi contrattuali hanno introdotto ulteriori incrementi.
È importante sottolineare che il calcolo previdenziale deve avvenire integralmente, secondo gli ordinamenti vigenti, alle scadenze e negli importi previsti, nei confronti del personale comunque cessato dal servizio, con diritto a pensione, nel periodo di vigenza del nuovo contratto.
Implicazioni per i Pensionati Recenti: Il Caso dei Pensionati 2022-2025
La questione degli arretrati e del ricalcolo della pensione si estende anche ai pensionati più recenti. Con la firma del CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024, ad esempio, sono scattati aumenti stipendiali per il personale della scuola e il pagamento degli arretrati. Il personale docente e ATA cessato dal servizio negli anni 2022, 2023, 2024 e 2025 si chiede se avrà diritto a tali aumenti.
Per i pensionati 2022, 2023, 2024 e 2025, la rideterminazione del trattamento pensionistico e del TFS/TFR avverrà subordinatamente all’emissione del provvedimento di inquadramento nel nuovo CCNL da parte della scuola.
Le tempistiche per i pensionati più recenti possono variare. Ad esempio, per i pensionati 2019, è necessario riconoscere i miglioramenti contrattuali decorrenti dal 1° gennaio 2020 e dal 1° gennaio 2021. Per i pensionati 2020, si devono aggiornare gli UM 2020 e inserire i miglioramenti contrattuali del 2021. Per i pensionati 2021, si devono aggiornare gli UM 2021, senza ulteriori miglioramenti contrattuali per quel periodo.
Per i pensionati 2024 e 2025, si prevede (al momento) solo l’adeguamento degli Ultimi Migliori (UM). La situazione si aggiornerà con i futuri rinnovi contrattuali.
Per coloro che sono cessati dal servizio a partire dal 1° settembre 2022 e 1° settembre 2023, competono tutti gli importi "tabellari" dal 1° gennaio 2024, come se il pensionato fosse rimasto in servizio per tutto il 2024. Di conseguenza, la pensione sarà riliquidata a partire dal 1° gennaio 2024 con gli importi del nuovo CCNL, e spettano gli arretrati relativi alla nuova pensione "ricalcolata".
La complessità di questi aggiornamenti sottolinea l'importanza di avvalersi di professionisti esperti per la gestione delle pratiche e per assicurare che tutti i diritti vengano riconosciuti.
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