Il Gioco dell'Oca come Metafora Terapeutica: Dall'Analogia Familiare alla Cura delle Dipendenze
Fin da quando ho iniziato il mio lavoro di pedagogista (taaaaanti anni fa) mi sono posta questa domanda. Non mia, ma di Gianni Rodari. Oggi condivido un gioco dell’oca un po’ speciale, utile per accrescere il vocabolario: il gioco dell’oca dei 3 elementi. I giocatori si muovono sul tabellone tirando il dado e quando si fermano sulla casella devono nominare 3 elementi che appartengono alla professione indicata (es. parrucchiere: forbice, tagliare, capelli). Se ce la fanno, rimangono sulla casella, in caso contrario tornano alla casella precedente. Questa semplice meccanica, che richiama il gioco tradizionale, apre però le porte a riflessioni più profonde, specialmente quando il "gioco" viene traslato in contesti terapeutici.

Il Gioco dell'Oca, nella sua struttura, manifesta un richiamo alla vita umana tesa al raggiungimento di una meta. In un componimento inserito all’interno di un gioco dell’oca classico datato 1650 e realizzato da Valerio Spada, si fa esplicito riferimento al viaggio dei pellegrini, tutti nella stessa condizione di partenza, di cui solo uno arriva al “salvamento” dopo aver superato tutti gli ostacoli. Il disegnatore traccia sul tavoliere un percorso spiraliforme in senso antiorario diviso in sessantatré caselle, ciascuna numerata, tra le quali compaiono anche caselle speciali, fauste e infauste, che spezzano la linearità del cammino. Esistono caselle contenenti l’oca in cui si raddoppiano i punti. Esistono poi sei ostacoli: il ponte, l’osteria, il pozzo, il labirinto, la morte, la barca o prigione. La presenza degli ostacoli fa sì che il gioco sia solo apparentemente lineare e nasconda una natura estremamente labirintica. Questo porta a evidenziare la valenza iniziatica del gioco.
Il Gioco dell'Oca Sistemico: Uno Strumento Terapeutico Innovativo
Il Gioco dell’Oca Sistemico è a tutti gli effetti uno strumento, utilizzato principalmente nella psicoterapia sistemico-relazionale, una disciplina che si concentra sull’analisi delle dinamiche interpersonali all’interno di un sistema familiare o relazionale. A differenza del tradizionale gioco dell’oca, in cui i giocatori avanzano seguendo il destino delle caselle, il gioco dell’oca sistemico è progettato per esplorare e riflettere sulle relazioni, i comportamenti e le esperienze dei partecipanti.
Il gioco dell’oca sistemico nasce dagli studi di Philippe Caillé e Yveline Rey negli anni ’90. L’idea era quella di creare uno strumento ludico che aiutasse a sbloccare situazioni di stallo emotivo e relazionale all’interno della terapia. Inizialmente, il gioco è stato sviluppato per affrontare specificamente problematiche di dipendenza, ma con il tempo si è esteso anche ad altre aree, come la terapia familiare, di coppia e individuale.
Caillé e Rey, riguardo al Gioco dell’Oca Sistemico, scrivono che «non si tratta più soltanto di seguire un labirinto disseminato di insidie quanto di riscrivere la storia in cui si inscrive la trama familiare. Ma questa riscrittura, punteggiata dalle risonanze del terapeuta (Elkaim, 1989) e dai suoi punti interrogativi, comporta numerosi livelli: quello degli avvenimenti nel loro sviluppo temporale, quello del valore simbolico attribuito a questi avvenimenti, quello dell’emozione legata a queste rappresentazioni». Attraverso l’utilizzo del Gioco dell’Oca Sistemico viene avviata una trattativa con la famiglia/coppia/paziente nella scelta degli eventi e nella selezione della carta del simbolo da attribuire al ricordo inserito nella casella. Tale negoziazione è affrontata con grande impegno, per ciò che abbiamo osservato, anche e soprattutto nei casi di un Gioco dell’Oca Sistemico in terapia individuale. Il terapeuta fa da segretario: scrive su un biglietto il fatto e lo appone sulla casella; per fare questa operazione di trascrizione deve aver compreso bene di cosa si parla e deve anche stare attento a riportare tutto con chiarezza e brevità. Il terapeuta ascolta, aiuta, trascrive. Di seduta in seduta il tabellone cambia: prima vi vengono apposti i biglietti dei primi dieci ricordi, poi le figure simboliche, poi i ricordi delle caselle 1 e 12 e in questo processo l’oggetto fluttuante svolge il suo compito. Si struttura uno spazio intermediario tra terapeuta e famiglia con un codice comunicativo intorno al quale si sviluppa spontaneamente un processo dialogico che rende possibile, per il paziente, rivisitare la propria storia per aprire la strada a una nuova narrazione. Dall’altro lato, il terapeuta si confronta con la propria capacità di ascoltare il dolore e la paura.
La prospettiva sistemico-relazionale in psicologia
Applicazioni Terapeutiche del Gioco dell'Oca Sistemico
Il Gioco dell’Oca Sistemico prevede l’uso di un tabellone speciale e di carte che rappresentano eventi e dinamiche relazionali. Ogni partecipante lancia un dado e avanza sul tabellone, fermandosi su caselle che suggeriscono riflessioni specifiche su esperienze passate o su relazioni importanti. Ad esempio, una casella può invitare a esplorare un conflitto non risolto, mentre un’altra potrebbe spingere a riflettere su un evento felice che ha rafforzato una relazione.
Uno dei principali vantaggi del Gioco dell’Oca Sistemico è la sua capacità di rendere visibili i modelli relazionali nascosti. Spesso, in una famiglia o in una coppia, i conflitti e le tensioni vengono ripetuti senza consapevolezza. Inoltre, l’atto del giocare facilita la comunicazione, specialmente in contesti in cui il dialogo è stato compromesso o interrotto. Attraverso le riflessioni e le condivisioni, i partecipanti possono scoprire nuovi modi per comprendere se stessi e gli altri, migliorando la qualità delle loro relazioni.
Il Gioco dell’Oca Sistemico è particolarmente utile nelle terapie familiari e di coppia, dove le dinamiche relazionali complesse possono essere esplorate in modo più approfondito. In alcune sessioni, il gioco può essere utilizzato per esplorare la storia familiare di un individuo, aiutando il paziente a vedere i propri legami affettivi sotto una nuova luce.
Così come con le famiglie e con le coppie, nelle psicoterapie individuali svolte a livello residenziale, per noi questa tecnica è divenuta una tappa significativa nell’esplorazione di ricordi episodici e delle emozioni a essi associate. Trattandosi spesso di soggetti adulti, giovani, tossicodipendenti, la dimensione del gioco permette di accedere con maggiore fluidità a memorie che spesso hanno difficoltà a emergere, laddove è arduo collocare nel tempo i ricordi. Nel processo di avvicinamento alla memoria traumatica di un soggetto, sappiamo che l’emozione della curiosità esplorativa è antagonista alla reazione simpatico-colinergica della diffidenza e dell’attacco/fuga. Attraverso il gioco diventa più semplice potenziare l’emozione della curiosità e aiutare a esplorare e apprendere come ricordare di nuovo senza timori.
Il Gioco dell’Oca Sistemico di Caillé e Rey consente ai nostri pazienti, guidati da mano esperta, di recuperare elementi della memoria episodica e poi di dar loro, attraverso i sette simboli, un valore emotivo, quando spesso essi hanno vite caratterizzate da traumi multipli (abbandono, neglect, violenze ripetute, stati di ansia protratti, percezione costante di pericolo, ecc.) e anche soltanto una ricostruzione cronologica dei fatti rappresenta una difficoltà. Il Gioco dell’Oca Sistemico, come spiegheremo più avanti, rappresenta sia un viaggio dentro al viaggio, sia una guida alla rivisitazione dei ricordi. Attraverso le tre fasi del Gioco sono esplorati piani successivi ma interdipendenti: quello dell’appartenenza e dell’identità, quello del tempo, quello delle regole e della posta. Quello dell’appartenenza alla famiglia: attraverso gli avvenimenti di una storia che gli è propria e che lega i differenti membri, ma anche identità di individui diversi che esprimono una posizione personale quando scelgono le carte simboliche di Partenza e di Arrivo. Quello del tempo: il tempo dei fatti e il tempo del Mito, quando la trama fenomenologica si adorna dei colori del simbolico. Quello delle regole del gioco e della posta: se il numero di dieci caselle può sembrare costrittivo, tuttavia, questa costrizione, a cui è ugualmente sottomesso il terapeuta, impone un limite, una selezione, una messa in ordine. In compenso l’incompiutezza del gioco al suo inizio e al suo termine apre il campo a ogni possibilità. Ciò è realizzabile, secondo la nostra esperienza, anche in caso di terapie individuali.

La Storia del Gioco dell'Oca Tradizionale e le sue Radici
L’origine del curioso nome "Gioco dell'Oca" è avvolta nel mistero; l’unica certezza è che, già nei primi esempi, sul tavoliere era sempre raffigurata un’oca: una tavola originaria di Venezia, risalente al 1640, raffigura una mensa imbandita su cui troneggia un’oca che si pensa potesse rappresentare il premio per il vincitore. I dati spingono a considerare il gioco dell’oca un’invenzione italiana, riconoscendo alla città di Firenze il primato, se non nell’ideazione, nella sua diffusione, tenendo conto che giochi e feste godevano di grande fortuna presso la corte fiorentina. Il nostro tradizionale gioco dell’oca, dunque, sarebbe stato inventato a Firenze verso il 1580 da un ignoto, per conto di Francesco de’ Medici. Il gioco fu creato comunque sicuramente entro il 1587, visto che in quell’anno uscì a Madrid “Filosofia cortesana” di Alonso De Barre, un testo dove si applicava un percorso dell’Oca all’uomo di corte, al fine di migliorare le sue capacità all’interno dei doveri cortigiani.
Il gioco dell’oca, nella sua struttura, manifesta un richiamo alla vita umana tesa al raggiungimento di una meta. In un componimento inserito all’interno di un gioco dell’oca classico datato 1650 e realizzato da Valerio Spada, si fa esplicito riferimento al viaggio dei pellegrini, tutti nella stessa condizione di partenza, di cui solo uno arriva al “salvamento” dopo aver superato tutti gli ostacoli. Il disegnatore traccia sul tavoliere un percorso spiraliforme in senso antiorario diviso in sessantatré caselle, ciascuna numerata, tra le quali compaiono anche caselle speciali, fauste e infauste, che spezzano la linearità del cammino. Esistono caselle contenenti l’oca in cui si raddoppiano i punti. Esistono poi sei ostacoli: il ponte, l’osteria, il pozzo, il labirinto, la morte, la barca o prigione. La presenza degli ostacoli fa sì che il gioco sia solo apparentemente lineare e nasconda una natura estremamente labirintica. Questo porta a evidenziare la valenza iniziatica del gioco.
Il Gioco dell'Oca Sistemico nell'Intervento Terapeutico sulle Dipendenze
Il presente studio si prefigge di esaminare i risultati dell’uso del Gioco dell’Oca Sistemico di Philippe Caillé e Yveline Rey nell’ambito di dieci psicoterapie in ottica sistemico-relazionale rivolte a persone con problematiche di dipendenza da sostanze stupefacenti, alcol e di gioco d’azzardo patologico, svolte sia nel contesto di un Servizio per le Dipendenze (SerD) che in una Comunità Terapeutica dell’Azienda USL Toscana Centro.
Particolarmente in sei psicoterapie individuali, in un arco di tempo di circa due anni, dal 2019 al 2021, abbiamo introdotto il Gioco dell’Oca Sistemico a far parte, in maniera pressoché regolare, di un intervento psicoterapeutico sistemico-relazionale integrato con la tecnica di rinegoziazione del trauma basata sui fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione di Stephen W. Porges, nota come Teoria Polivagale, sull’approccio somatico esperienziale di Peter Levine e quelli senso-motorio raccolti e discussi da Bessel Van der Kolk. I risultati mostrano una miglior compliance dei pazienti al trattamento comunitario e l’emergere di maggiori risorse familiari messe a disposizione degli ospiti della Comunità.

Un Gioco per Ricordare e Ricordare per Giocare: Il Gioco dell'Oca per la Fragilità Cognitiva
La novità, studiata assieme a Polo9, rientra nel progetto ‘Re-Play, giocare per ricordare e ricordare per giocare’. Clementoni, in collaborazione con il team di esperti della Cooperativa e Impresa sociale Polo9, presenta una nuova versione del Gioco dell’Oca, studiato per coinvolgere in una dinamica accessibile e coinvolgente adulti e anziani in condizioni di fragilità a causa di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. L’idea di adattare il Gioco dell’Oca nasce al Granaio di Senigallia, un centro diurno per l’Alzheimer che Polo9 gestisce da più di 20 anni: «La struttura accoglie persone malate di demenza in fase lieve moderata, soggetti che hanno ancora un buon livello di autonomia e con i quali è possibile sperimentare nuovi approcci terapeutici - sottolinea Barbara Fontana, psicoterapeuta e coordinatrice del centro -. Rispetto alla versione tradizionale, il tabellone è notevolmente più grande, con caselle e immagini di dimensioni importanti per facilitare l’accesso a chi ha difficoltà visive o motorie. Il percorso di gioco, costituito da maxi-tessere puzzle, può essere montato a varie lunghezze, corrispondenti a differenti livelli di difficoltà. La guida è costituita da un raccoglitore espandibile che ospita dei quesiti base, legati a argomenti familiari, come cantare canzoni popolari del passato o completare proverbi, che possono essere ampliati e personalizzati dagli operatori in base alle caratteristiche dei giocatori. «L’innovazione apportata da Clementoni - afferma Pierpaolo Clementoni, direttore ricerca avanzata dell’azienda marchigiana -, unita all’ottima intuizione di Polo9, si traduce in una rinnovata versatilità, resistenza e accessibilità del materiale di gioco che permette una personalizzazione massima del percorso e del contenuto dei quesiti. In questo modo - è sempre il direttore a parlare - gli operatori sono facilitati nel coinvolgere attivamente i giocatori, favorendo momenti di condivisione e interazione. Con il restyling di questo iconico gioco che ha attraversato le epoche, divenendo un classico in ogni casa italiana, Clementoni e Polo9 non solo rendono omaggio alla tradizione, ma affrontano anche le sfide contemporanee, in un momento storico in cui il gioco non è più solo un passatempo, ma un pilastro fondamentale per la cura e la promozione di una vita sana, inclusiva e sociale. Questa nuova versione sviluppata nell’ambito del progetto ‘Re-Play, giocare per ricordare e ricordare per giocare’, realizzato con il contributo di Fondazione Cariverona attraverso il bando Sinergie, rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra il mondo profit e non-profit possa generare soluzioni innovative per rispondere ai bisogni dei cittadini.
Il Gioco dell’Oca Sistemico rappresenta una risorsa innovativa e potente all’interno della psicoterapia sistemico-relazionale. La sua capacità di integrare il gioco con la riflessione emotiva e relazionale lo rende uno strumento efficace per promuovere il cambiamento e la crescita personale. Grazie alla sua flessibilità, il gioco può essere adattato a una vasta gamma di contesti terapeutici, rendendolo un’opzione preziosa per terapeuti che lavorano con individui, coppie e famiglie. Il “Gioco dell’Oca Sistemico” non è un prodotto commerciale facilmente reperibile nei normali negozi di giochi, poiché è principalmente utilizzato in contesti terapeutici e formativi.

tags: #analogia #gioco #dell #oca #badanti

