Il Significato Profondo dell'Ascolto: Tra Silenzio Interiore e Parola Divina

Educarsi all'ascolto, specialmente nella delicata fase del discernimento, implica la ricerca e la pratica attiva del momento del "giudizio". Questo non è un atto di condanna, ma una profonda lettura e valutazione dei desideri e delle resistenze che emergono dal cuore. La figura cardine in questo percorso è senza dubbio la guida spirituale, con la quale instaurare un dialogo autentico di comunicazione e ascolto reciproco. È un lavoro intrinsecamente personale: ciascuno deve imparare a "leggere e valutare" i propri eventi interiori e spirituali, cogliendo il significato che essi assumono per la propria vita.

Guida spirituale che ascolta una persona

Con l'aiuto di un accompagnatore esperto, la riflessione e il confronto possono illuminare il vissuto, rivelando il dinamismo più profondo e autentico. Questo dinamismo è spesso intessuto dallo Spirito Santo nel chiamato, manifestandosi in un alternarsi di emozioni e sentimenti. La vita, infatti, è ricca, complessa, e raramente offre un significato interpretativo globale immediato. Le coordinate che emergono da questo processo ci aiutano a comprendere che il nostro vissuto non è frutto del caso o di un destino cieco. Al contrario, esso va letto attraverso linee interpretative che ci permettono di interrogarci con sincerità: "Sto realmente vivendo questo? È questo ciò che desidero e chiedo, o è ciò che temo e da cui fuggo? È questo ciò che offro a Dio, ora, con tutto il mio cuore?".

La Necessità del Silenzio Interiore e la Riscoperta dell'Ascolto

Tutto questo richiede una fondamentale capacità di decentramento, di fare silenzio interiore. Un silenzio che va oltre la semplice assenza di rumore esterno; è un silenzio dal proprio punto di vista, dalla preoccupazione egocentrica, dalle distrazioni della mente e dalle paure del cuore di lasciarsi coinvolgere e toccare. Questo silenzio non è facile né naturale, ma rappresenta, in essenza, la capacità di ascoltare.

Persona in meditazione in un ambiente sereno

Il tema dell'ascolto è stato magistralmente esplorato da H. J. M. Nouwen, psicologo e spiritualista di fama mondiale, nel suo celebre libro omonimo. La sua opera, pioniera in una lunga serie di pubblicazioni, lo ha reso noto per la sua straordinaria capacità di coniugare la dimensione psicologica con quella spirituale. Nel suo diario, Nouwen descrive le scoperte fatte durante una permanenza in un monastero trappista, frutto di un periodo sabbatico intrapreso per ricaricarsi dalla sua intensa attività di conferenziere e insegnante.

È essenziale, dunque, concedersi pause di "silenzio", vere e proprie oasi in cui la vita possa rifiatare, riposare e fare il punto della situazione. Non è sostenibile un'esistenza vissuta in maniera frenetica e sempre di corsa, una sorta di "pastorale del canguro" che salta da un impegno all'altro senza respiro.

Un terzo aspetto, fondamentale, è la capacità di interpretare il silenzio non come vuoto, ma come un momento che "parla". Un momento che ci aiuta a leggere con maggiore chiarezza il mondo dei sentimenti e delle emozioni. Permette di ripercorrere in profondità il tracciato della propria esperienza relazionale, riconoscendo le figure significative che l'hanno segnata. Utilizzando la terminologia junghiana, il silenzio ci aiuta a cogliere ciò che in noi è "persona" - la maschera e l'apparenza - e ciò che è "ombra" - il limite spesso negato o represso. Questo elaborazione è cruciale per integrare il nostro vissuto e riannodare i fili spezzati della nostra vicenda personale.

L'Ascolto nella Tradizione Biblica: Da Salomone al Giudaismo Ellenistico

Le riflessioni sull'ascolto affondano le radici in profondi testi biblici. Le citazioni da 1 Re 3,7.9 introducono la figura di Salomone, successore di Davide. Davide aveva unificato le tribù d'Israele e stabilito rapporti politico-economici con i popoli vicini, ma il suo dominio si basava sulla forza militare. Le tribù israelitiche, inoltre, erano mescolate a popolazioni come i Cananei, i Filistei, i Fenici e gli Ittiti, con culture e religioni diverse. Salomone, invece, si trovò di fronte alla necessità di avviare un rapporto di scambio, collaborazione, convivenza e confronto tra queste diversità culturali, religiose e sociali. La sua realtà politica, così estesa, doveva anche relazionarsi con grandi potenze come l'Egitto, la Siria e l'Arabia.

Raffigurazione di Re Salomone

Salomone è ricordato nella tradizione biblica come il "re sapiente". Questo titolo gli è stato attribuito perché aprì il suo popolo al confronto culturale con il vasto mondo circostante, di fronte al quale le tribù si trovavano per la prima volta. Prima, la loro vita era confinata negli ambiti geografici e culturali delle singole tribù. L'atteggiamento biblico che decretò il successo di Salomone fu la sua richiesta a Dio: anziché chiedere un forte esercito o grandi ricchezze, Salomone domandò "un cuore capace di ascoltare". Questo è il significato del cuore "docile", dove il criterio per regolarsi è l'ascolto. Un ascolto che attinge alla tradizione normativa, all'ispirazione attuale (come nel sogno di Gabaon e in 1 Re 9,1-9) e al confronto con le nuove situazioni derivanti dall'incontro con popoli e culture diverse.

Tutta la tradizione sapienziale biblica, che radica la sua essenza nell'ascolto della tradizione e delle nuove esperienze di vita, trova in questo episodio un fondamento. Libri sapienziali come Giobbe e Qoelet illustrano la fatica nel superare posizioni tradizionali, proprio attraverso l'ascolto-confronto con la realtà esperienziale, interna ed esterna a Israele. Anche Samuele, la cui storia è segnata dall'ascolto, introdurrà grandi cambiamenti nelle tribù, stimolato dall'ascolto delle richieste della nuova situazione esterna e dalla parola di Dio interiore.

La lettura dell'esilio babilonese, filtrata attraverso il dilemma manzoniano "Può essere castigo, può essere misericordia", mostra come questa esperienza abbia profondamente riplasmato la fede e la sua formulazione. Israele si mise in ascolto, ricomprendendo la propria esistenza in relazione al mondo intero. L'identità del giudaismo si sentì minacciata dall'innovazione della cultura greca, giunta in Palestina con l'ellenismo.

L'Ascolto nel Nuovo Testamento: Maria, Gesù e la Semplice Preghiera

Nel Nuovo Testamento, l'ascolto assume sfumature altrettanto profonde. In Luca 2,18-19, si narra come tutti coloro che ascoltarono i pastori si meravigliarono delle loro parole. In Maria, si intravede un ascolto e un confronto tra la parola annunciata riguardo a suo figlio, ciò che stava accadendo e il racconto dei pastori.

Simbologia dell'Adorazione dei Magi - Sandro Botticelli - I SIMBOLI NELL'ARTE

Un aiuto prezioso per comprendere la dinamica del "cuore semplice" ci giunge dalla "preghiera semplice" di Gesù, descritta nel Vangelo di Matteo (Mt 11,25-30). Questa preghiera, un vero e proprio "cantico semplice", si articola in tre movimenti che richiedono di essere ricomposti nel loro contesto. Dopo questa preghiera, infatti, emerge l'intellighenzia giudaica, le alte classi dell'aristocrazia e del sacerdozio ebraico, che in seguito ne decreteranno la morte.

La prima strofa è una benedizione, un ringraziamento che sale a Dio come incenso. In Gesù, il velo dal volto del Padre è caduto, ma solo gli occhi umili e non superbi possono contemplarlo. La seconda strofa focalizza l'attenzione sulla figura di Cristo, vista attraverso gli occhi dei poveri. La descrizione è legata al termine biblico "conoscere", che nel mondo semitico indica la pienezza dell'intimità e dell'amore. Se Mosè sperò di guardare il volto del suo Dio liberatore, solo Gesù lo conosce intimamente. La terza strofa è un appello per i deboli, gli oppressi, gli ultimi, i semplici e gli "anawim" (i poveri in spirito). L'immagine del giogo, tradizionalmente associata alla Legge e alle sue esigenze, viene da Gesù spogliata del suo peso, trasformandosi in una dimensione dolce, ma non meno esigente. La realtà del Regno è rivelata agli "in-fanti", coloro che non sanno ancora parlare con parole sofisticate, ma conoscono il linguaggio semplice e trasparente. Dio, infatti, non bussa alla porta della mente, ma a quella del cuore.

Ritroviamo questa serenità nel Salmo 131: "Come bambino svezzato in braccio a sua madre, io sono tranquillo e sereno…". Il piccolo e il semplice pongono la loro mano in quella grande e avvolgente di "Abba" (Padre), lasciandosi guidare e accogliendo ogni dono e parola. È il "guancia a guancia" di Osea 11,1-4. È la sapienza del cuore che ci fa penetrare nelle cose più nascoste, accedendo così all'orizzonte di Dio.

Trasparenza del Cuore e Autenticità nelle Relazioni

Bernanos affermava: "L’infanzia può essere riconquistata da tutti, ma solo attraverso la via della santità". In questo senso, la figura di Santa Teresa di Lisieux ci è vicina, con la sua preghiera: "Santa Madre di Dio, conservami un cuore di bambino, puro e trasparente come una sorgente di montagna". Ma la trasparenza del cuore è un mito irraggiungibile o un dono?

Vivere con "trasparenza" è un valore straordinario, strettamente legato alla via dell'ascolto. Tuttavia, esiste anche un "mito della trasparenza", che si manifesta quando pensiamo: "Amare vuol dire comunicare con gli altri, quindi amerò qualcuno quando la comunicazione sarà perfetta, quando non ci saranno più segreti tra noi due". Vivere il dono della trasparenza significa essere "figli della luce", un cristallo che non crea distorsioni nella percezione altrui. Significa amare la verità, avere uno sguardo di comprensione e accettazione della totalità dell'altro. Spesso, invece, cerchiamo il negativo, ciò che innesca critica, gelosia, invidia sottile, indifferenza o competitività. Fatichiamo a valorizzare i segni di positività e i messaggi di costruttività che gli altri ci inviano, talvolta con sofferenza.

Due persone che si scambiano uno sguardo sincero

La fiducia nel rapporto di dialogo-ascolto, che diventa fede, è un punto di arrivo fondamentale. "Rientrare in se stessi" è essenziale, non un optional, ma un costitutivo dell'essere umano. L'analisi dello psicanalista Silvano Arieti evidenzia come, dopo ansia, alienazione, rabbia e depressione, emerga l'"homo pavidus", l'"homo fugiens". Giona fugge dalla missione a Ninive perché non entra in sé. Elia fugge da Gezabele in un momento di smarrimento per lo stesso motivo. Giuda compie il suo gesto finale di disperazione perché non rientra in sé. Questo rientrare in sé ci permette di ricompattare i frammenti della nostra storia, rendendo la preghiera un momento in cui riannodare i fili spezzati della vita, come narra il romanzo di Ferdinando Camon, "La donna dei fili".

Il testo di Efesini 2,14-18 sottolinea come Cristo sia la nostra pace, avendo unito pagani ed ebrei in un unico popolo, abbattendo il muro che li separava. "Per mezzo della sua morte in croce li ha uniti in un solo corpo, e li ha messi in pace con Dio." Egli è venuto ad annunciare il messaggio di pace: pace a chi era lontano e pace a chi era vicino.

L'Interiorità come Via alla Verità e il Pericolo dell'Apparenza

Il Rabbi di Varsavia, di fronte a un giornalista occidentale sorpreso dalla spoglia stanza, rispose che anche il giornalista portava con sé poche cose, solo una piccola valigia, essendo "di passaggio". Questo aneddoto illustra come ci si avvii alla fase adulta della vita e della fede quando si ama, si cerca e si vive l'interiorità. L'interiorità porta al silenzio, il silenzio all'umiltà, e l'umiltà alla Verità (a-létheia, svelamento). L'esteriorità, invece, porta a parlare tanto di sé, privilegiando l'apparenza, che è spesso matrice di falsità e menzogna.

Gesù, con la parabola del fariseo e dell'agente delle tasse (Lc 18,9-14), mette in luce questa dinamica. Il fariseo prega con orgoglio, mentre l'agente delle tasse si batte il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me che sono un povero peccatore!". È l'agente delle tasse che torna a casa perdonato, perché il suo cuore era umile e contrito.

Illustrazione della parabola del fariseo e dell'agente delle tasse

La Parola che Trasforma: Dalle Parole alla Grazia del Dono

Il prodigio della Parola fa sentire nuove le cose antiche. Isaia 55,10-11 afferma: "La mia parola è come la pioggia e la neve che cadono dal cielo e non tornano indietro senza avere irrigato la terra e senza averla resa fertile."

Dal Dio dei miracoli al Dio della Croce: le parole del Centurione sotto la Croce, "Questi è veramente il figlio di Dio" (Mc 15,39), ci aiutano a comprendere la trasformazione. Dalla logica del merito a quella del dono nella gratuità (Lc 18,26-27), si apre la via alla conversione e al perdono del Padre misericordioso, come nelle parabole del "figlio prodigo" (Lc 15,11 ss.) e degli operai assunti in diverse ore del giorno ma pagati allo stesso modo (Mt 20,1-16).

La ricerca della "con-centrazione" su Gesù è espressa dalla parabola della perla preziosa (Mt 13,45-46): il regno dei cieli è simile a un mercante che, trovata una perla di grande valore, vende tutto per acquistarla. Dal progetto personale alla Persona di Gesù: "Come sei diverso, Signore, da come ti avevo incasellato nei miei schemi" (Mt 16,…).

L'Accompagnamento Spirituale nell'Era Digitale e Oltre

In questo periodo particolare, caratterizzato da restrizioni e distanziamento sociale, il tema dell'accompagnamento spirituale acquista un'importanza ancora maggiore. Sebbene possa risultare difficoltoso, la mancanza o il ricorso a incontri virtuali ci spingono a riflettere sulla natura profonda di questa relazione.

I nostri Statuti, al n.7 del cap.1 sulla Vita nello Spirito, ci chiamano a una vita intensa di unione con Dio. Non si tratta di pensieri astratti, ma di esperienze di Dio che alimentano la nostra relazione con Lui, con noi stessi e con il mondo.

Simbologia dell'Adorazione dei Magi - Sandro Botticelli - I SIMBOLI NELL'ARTE

Sorgono inevitabili interrogativi: come distinguere un'esperienza autentica di Dio dalla propria immaginazione o dal proprio desiderio? È veramente Dio all'opera, o è un'elaborazione della nostra psiche? Siamo forse illusi? Queste domande sono naturali quando si passa dal parlare di Dio al parlare con Dio. È in questo ambito di vita ed esperienza che necessitiamo di essere accompagnati.

Chi ha bisogno di un accompagnamento spirituale? Tutti coloro che conducono una vita spirituale e fanno esperienza di Dio. L'oggetto dell'accompagnamento è proprio questa esperienza di Dio, che non sempre è facile da comunicare. Possiamo avvertire resistenze, poiché entriamo nella nostra intimità più profonda. Potremmo essere tentati di parlare di speranze, progetti, idee, piuttosto che delle nostre esperienze con Dio.

Dall'accompagnatore ci aspettiamo ascolto empatico, incoraggiamento, consolazione, soluzioni ai problemi, o persino decisioni al posto nostro. Tuttavia, "la roccia che cerchiamo non è un'altra persona, ma il Mistero, che noi chiamiamo Dio, e questo Mistero è accessibile a ognuno nel proprio cuore, nella propria intelligenza, nella propria anima."

Il Ruolo dell'Accompagnatore e dell'Accompagnato

L'accompagnatore ha il compito di condurre il colloquio, evitando ruoli inappropriati. Ma anche l'accompagnato ha una responsabilità. Parlare di vita spirituale non significa limitarsi alla preghiera. La ricerca di Dio in tutte le cose, come ci stimola il §7 dei nostri Statuti, rende la preghiera continua. L'attenzione è rivolta all'Amato non solo nei momenti di orazione, ma anche nel lavoro, nelle relazioni, nel tempo libero. Ogni aspetto della vita quotidiana può essere oggetto di accompagnamento spirituale. L'attenzione si concentra non sull'aspetto in sé o sul modo in cui è stato vissuto, ma sull'esperienza di Dio fatta in quella circostanza.

"In tal modo un’esperienza non è più per noi un avvenimento isolato ma l’espressione della relazione continua che Dio intrattiene con ogni persona." Se crediamo in un Dio vivo e presente, Egli è vivo e presente in tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana. L'accompagnamento spirituale mira a rendere esplicita e consapevole questa esperienza di Dio.

Il ruolo principale dell'accompagnamento spirituale è aiutarci a discernere gli spiriti. Ripercorriamo le nostre esperienze di Dio per approfondirle e discernere la loro natura, e successivamente la risposta a questa chiamata divina. Poiché "dove parliamo di vita non possiamo tacere il pericolo di morte. La promessa non si realizza senza condizioni. La vita può appassire, paralizzarsi, soffocare ed infine spegnersi. In ogni caso essa non resta immobile poiché la vita non si ferma mai."

Lo scopo principale di questo cammino è permettere a Dio di agire direttamente sulla sua creatura, facilitando l'incontro. Sarà Dio a compiere la parte essenziale del lavoro, poiché crediamo in un Dio veramente reale: "presente, interessato, coinvolto, disponibile per una vera interazione, che prende l’iniziativa, in azione, in relazione, desideroso, pronto a rispondere".

La Gratuità Divina e la Preghiera come Dono

La storia del figlio che presenta un conto alla madre, e la risposta di quest'ultima che elenca tutto ciò che ha fatto gratuitamente, è un potente promemoria della gratuità divina. "Be’, amici, quando nostro figlio finì di leggere ciò che aveva scritto sua madre, aveva dei lacrimoni agli occhi, la guardò in faccia e disse: «Mamma, davvero ti voglio tanto bene»."

La gratuità è una qualità di Dio. In un mondo dominato dalla logica del mercato e dell'efficienza, abbiamo bisogno di un supplemento di gratuità per salvare il primato della persona e dell'amore. La preghiera è un dono e un richiamo profondo alla gratuità.

La tentazione dell'attivismo e dell'efficientismo colpisce anche uomini e donne di Chiesa. Dobbiamo vigilare e chiedere allo Spirito di imparare, alla scuola di Gesù, a diventare uomini e donne della gratuità. La preghiera è il respiro intimo di ogni cuore, da cui nascono la forza dell'accoglienza, lo slancio per la fedeltà creativa e l'energia per costruire insieme la coppia e la famiglia.

Superare la "Preghiera Parolaia": Verso un Cuore che Parla a Dio

Imparare a pregare significa imparare a vivere. La massa cristiana fatica a superare la preghiera vocale, cadendo nella "preghiera parolaia". Gesù non ha insegnato la preghiera parolaia; ha insegnato il Padre Nostro, un programma d'amore. Dio desidera il nostro cuore, non le nostre parole vuote.

Pregare non è facile. Alle difficoltà oggettive si aggiungono quelle del contesto sociale e culturale attuale:

  • La preghiera è un atto interiore e spirituale: Comunichiamo con l'invisibile, il che richiede concentrazione e attenzione prolungate.
  • La preghiera è un atto di intelligenza: È un lavoro faticoso, che richiede sforzo e impegno. Siamo spesso pigri e scettici, abituati a valutare tutto in termini di utilità e vantaggio.
  • Valori spirituali in secondo piano: Il mondo attuale tende a relegare i valori spirituali in secondo piano, a volte negandoli.
  • Ritmi di vita frenetici: La vita accelerata ci lascia spossati e inclini a rifugiarci in distrazioni passive come la televisione.
  • Idee distorte sulla preghiera: A volte, anche all'interno della Chiesa, persistono idee errate o riduttive sulla preghiera, basate su esperienze passate faticose, noiose, o date per scontate senza un'adeguata spiegazione.

Illustrazione di un cuore che parla a Dio

Il comandamento dell'amore e il perdono sono valori noti, ma la loro pratica è spesso difficile. È comune sentire critiche verso cristiani apparentemente devoti ma indisponenti. La preghiera è un dono, non un dovere imposto. Se la vivessimo primariamente come un dono, non la lasceremmo mai.

La Preghiera come Dono e la Comunità come Corpo di Cristo

La preghiera è innanzitutto un dono che riceviamo gratuitamente. La vita di Madre Teresa, segnata da un lungo periodo di aridità spirituale, dimostra come anche i grandi santi abbiano sperimentato il silenzio di Dio. Il poter parlare con Dio, essere presi sul serio, chiamarlo Padre, ascoltarlo nella coscienza, comunicare con Lui, è un dono che dovrebbe suscitare stupore.

Lo Spirito Santo, datoci nel battesimo, ci rende capaci di comunicare con Dio. Non è una strada da inventare, ma un dono da accogliere e chiedere. È come stare in una stanza con la finestra chiusa e le persiane abbassate: nessuno ci obbliga ad aprirla, ma senza farlo, l'aria ristagna.

Gesù ha praticato e insegnato la preghiera vocale, fondamento della liturgia della Chiesa. Pregare è tacere, riflettere, ascoltare ciò che Dio ha da dirci oggi. La sua parola è sempre amica, capace di consolare, guarire, rafforzare e salvare. La preghiera di altissima qualità è quella in cui "io lo guardo, lui mi guarda". Tuttavia, ciò che conta non è l'aver provato benessere, pace interiore o concentrazione, ma amare. La legge della preghiera è l'amore incarnato: se la nostra preghiera è vera, cambia la nostra vita.

La Preghiera di Coppia e Familiare: Un Cammino Condiviso

La preghiera di coppia e familiare sono cerchi concentrici che si irradiano dalla preghiera personale. Non è una preghiera "da santi" o riservata a pochi eletti; il dono della preghiera è per tutti. Lo Spirito è in ciascuno di noi e ci insegna a pregare nella nostra situazione specifica.

La preghiera di coppia non è la somma di due preghiere individuali, ma qualcosa di nuovo e originale. Non è un optional, ma un modo per imparare ad amarsi di più, un pilastro fondamentale della spiritualità di coppia, insieme al dialogo e alla sessualità.

Famiglia che prega insieme

Nella preghiera di coppia, non si cerca più una relazione individuale con Dio, ma una relazione "noi come coppia". È una lente d'ingrandimento sulla vita di coppia, attraverso cui sperimentare e intuire la presenza di Dio nell'ordinarietà della relazione. Le differenze tra i partner possono diventare ricchezza reciproca.

Il fondamento della preghiera di coppia risiede nell'essere coppia ("i due saranno una carne sola"), nell'essere a immagine di Dio (la loro relazione, la loro comunione piena), e nel fondamento del matrimonio ("dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro"). Il sacramento del matrimonio è presenza di Dio tra gli sposi, una realtà dinamica da vivere ogni giorno. La preghiera, come la coppia, necessita di crescita continua; altrimenti, si regredisce e si diventa estranei.

Suggerimenti per la preghiera di coppia includono: essere elastici, creativi, originali; partire dal semplice (una preghiera vocale attenta, intenzioni spontanee); pregare vicini; vivere il legame della preghiera durante la giornata.

La preghiera familiare è un'esperienza comune, che coinvolge marito e moglie, genitori e figli. È frutto ed esigenza della comunione donata dai sacramenti. Il suo contenuto originale è la vita stessa della famiglia, interpretata come vocazione divina. Gioie, dolori, speranze, lutti, scelte importanti, segnano l'intervento di Dio e offrono momenti propizi per il rendimento di grazie, l'implorazione e l'abbandono fiducioso.

I genitori cristiani hanno il compito specifico di educare i figli alla preghiera, attraverso l'esempio concreto e la testimonianza viva. Pregare insieme ai figli permette ai genitori di scendere in profondità nei loro cuori, lasciando tracce indelebili. La preghiera familiare è un'introduzione naturale alla preghiera liturgica della Chiesa.

La Messa: Culmine della Vita Cristiana e Incontro con il Divino

"Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro." Se crediamo in Lui, dobbiamo credere a questa sua parola. Gesù è presente, anche se siamo stanchi o distratti. Purtroppo, spesso non consideriamo Gesù come "uno di famiglia" o come una persona reale e viva.

La celebrazione Eucaristica è il culmine della vita cristiana. Le letture della Messa, ascoltate e comprese, si compiono e diventano reali solo nella celebrazione. Qui, le parole diventano carne, carne di Cristo in noi. Se non celebriamo l'Eucaristia, l'ascolto della Parola resta incompleto, come un frutto acerbo.

Illustrazione della celebrazione della Messa

È nella Messa che diventiamo e siamo Chiesa, luogo della Gloria di Dio, manifestazione del suo essere Padre e Figlio, movimento dello Spirito. L'impossibilità di partecipare alla Messa durante la clausura dovuta al coronavirus ha evidenziato quanto sia fondamentale. Assistere per televisione o tramite cellulare non è la stessa cosa che partecipare. È come guardare qualcuno mangiare la pizza: si possono immaginare profumi e sapori, ma il corpo si indebolisce.

La Preparazione e la Partecipazione alla Messa

La Messa inizia nel momento in cui si decide di parteciparvi. È un'abitudine santa e preziosa, come altre abitudini quotidiane. La preparazione richiede attenzione, simile a quella che si dedica a un appuntamento importante.

Anche il vestito ha un suo significato: non è solo un aspetto esteriore, ma un messaggio che si comunica a Dio e agli uomini. Un vestito ordinato e normale rende più belli agli occhi di Dio e degli altri.

Arrivare puntuali, o anche qualche minuto prima, permette di godere di momenti di silenzio, raccoglimento e santità pratica, specialmente se si attende il dono di Dio. Essere "dentro" la chiesa crea una differenza rispetto all'essere "fuori".

L'acqua benedetta, toccata con le mani, igienizza il cuore attraverso le mani. È un segno del Battesimo, che ci rende figli del Padre, della Chiesa, fratelli di Gesù. Il segno della croce, fatto con intenzione, ci ricorda la croce di Gesù e la nostra, unendole nel segno dell'acqua benedetta.

Le campane preparano l'atmosfera per la Messa, un'antica invenzione occidentale. Il canto, parte integrante della liturgia, deve essere eseguito con attenzione al tono, volume e ritmo, ma soprattutto con il cuore rivolto a Dio. Il coro deve invitare e aiutare l'assemblea a cantare.

L'altare, luogo sacro, ricorda i monti biblici dove avvennero incontri significativi con Dio. Il bacio dell'altare da parte del sacerdote è un segno di amore a Gesù, l'amore più prezioso nella vita. L'altare, spesso a forma di tavolo-mensa, è sacramento del sacrificio di Gesù.

Il sacerdote indossa vesti sacre, come la tunica bianca, simbolo di vittoria e purezza, che lo pongono come ponte tra Dio e gli uomini.

Simbologia dell'Adorazione dei Magi - Sandro Botticelli - I SIMBOLI NELL'ARTE

La Messa è un incontro con il divino, un'occasione per rafforzare il nostro amore per Gesù, per ricevere la sua Parola e il suo Corpo, e per portare la vita del mondo.

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