La Dichiarazione ONU del 1993 e la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità: Un Percorso di Riconoscimento dei Diritti Umani

La disabilità è un concetto in continua evoluzione, un risultato dell'interazione dinamica tra la salute di una persona, i suoi fattori personali e l'ambiente sociale in cui è inserita. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che oltre un miliardo di persone, circa il 15% della popolazione mondiale, viva con una qualche forma di disabilità. Di queste, solo il 5% presenta disabilità congenite, mentre l'80% risiede in paesi in via di sviluppo. Le persone con disabilità costituiscono la più grande minoranza al mondo, una minoranza in costante mutamento, poiché chiunque di noi può diventarne membro in qualsiasi momento a causa di incidenti, malattie o invecchiamento. La disabilità, pertanto, è una componente intrinseca della condizione umana.

Persone diverse che collaborano

Storicamente, la percezione della disabilità ha subito profonde trasformazioni. Prima degli anni '70, le persone con disabilità erano spesso considerate vittime delle circostanze o fallimenti medici, bisognose di compassione. Questo paradigma dominante è stato gradualmente sfidato da un nuovo modo di pensare, emerso negli anni '60, in particolare negli Stati Uniti, con il "movimento del vivere indipendente". Questo cambiamento di prospettiva ha spostato il focus dalla persona alla società, identificando la soluzione al problema della disabilità nella ristrutturazione sociale e nella rimozione delle barriere. Tale interpretazione si rifà al Modello Sociale della disabilità, che pone l'accento sull'eliminazione delle barriere, sulla promozione di atteggiamenti positivi e sulla garanzia che leggi e politiche supportino la piena partecipazione e la non discriminazione.

Le Regole Standard ONU del 1993: Un Primo Passo Verso le Pari Opportunità

Di fronte alla crescente consapevolezza che un singolo anno non potesse affrontare la complessità dei problemi vissuti dalle persone con disabilità, nel dicembre 1993 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò le "Regole standard per il raggiungimento delle pari opportunità per le persone con disabilità". Questo strumento legale internazionale, il primo nel suo genere per la tutela dei diritti delle persone con disabilità, delinea direttive di cambiamento sociale volte a consentire a tutti i cittadini, senza eccezione, di partecipare equamente alla vita della società.

Le Regole Standard affrontano in modo analitico tutti gli ambiti legati all'inclusione sociale delle persone con disabilità, sottolineando come la condizione di disabilità sia una questione di diritti umani e come la violazione di tali diritti, basata su pregiudizi radicati, persista in molti sistemi amministrativi e giuridici. Gli Stati sono chiamati a garantire la distribuzione di informazioni aggiornate sui programmi e servizi disponibili, a promuovere la consapevolezza attraverso l'educazione e a sviluppare programmi nazionali di riabilitazione accessibili a livello comunitario.

Illustrazione che mostra simboli di accessibilità

Viene evidenziata l'importanza di utilizzare un bagaglio di conoscenze tecniche per migliorare gli ausili e le attrezzature di assistenza, stimolando la produzione di strumenti semplici ed economici. L'accesso appropriato agli ausili, inclusa l'accessibilità economica, è un diritto fondamentale. Si promuovono programmi di assistenza personale e servizi di interpretariato, soprattutto per persone con disabilità gravi o multiple.

L'accessibilità viene riconosciuta come fondamentale per le pari opportunità in tutte le sfere della vita sociale, con la consultazione delle organizzazioni di disabili nella definizione di regole e norme di accessibilità. Le persone con disabilità e le loro famiglie devono avere accesso a informazioni complete sulla diagnosi, sui propri diritti e sui servizi disponibili. L'uso di formati accessibili come braille, audiolibri e caratteri ingranditi è essenziale per l'informazione scritta, così come il linguaggio dei segni per l'educazione dei bambini sordi.

Le Regole Standard pongono un forte accento sull'istruzione, riconoscendo il diritto all'istruzione primaria, secondaria e terziaria in ambienti integrati, con servizi di supporto adeguati. L'educazione integrata e i programmi basati sulle comunità sono visti come approcci complementari. In situazioni in cui il sistema scolastico comune non soddisfa ancora i bisogni delle persone con disabilità, sistemi di istruzione specifici dovrebbero preparare gli studenti all'inserimento nel sistema comune, mantenendo gli stessi standard di qualità e ambizione. La qualità dell'istruzione per persone con disabilità dovrebbe essere equivalente a quella degli studenti senza disabilità, con una proporzione di risorse comparabile. Si auspica la graduale integrazione dei sistemi di istruzione speciali in quelli comuni.

Nel campo del lavoro, le Regole Standard affermano il diritto delle persone con disabilità di esercitare i propri diritti umani, sostenendo attivamente la loro integrazione nel libero mercato del lavoro attraverso formazione professionale, impieghi riservati, prestiti per piccole imprese e incentivi fiscali. Per coloro i cui bisogni non sono conciliabili con il libero impiego, si prevedono unità di lavoro protetto o sostenuto.

L'assistenza economica adeguata è garantita per coloro che hanno perso o subito una riduzione del proprio stipendio a causa della disabilità, o che sono stati privati di opportunità di impiego. I sistemi di previdenza sociale dovrebbero incentivare il recupero della capacità lavorativa e contribuire all'organizzazione e al finanziamento di corsi di formazione professionale.

La partecipazione alla vita familiare è un altro pilastro delle Regole Standard. Le persone con disabilità dovrebbero poter vivere con le proprie famiglie, beneficiare di consulenza familiare che includa moduli sulla disabilità e avere accesso a servizi di assistenza e accompagnamento. Non dovrebbero essere private della possibilità di vivere la propria sessualità, avere rapporti sessuali e sperimentare la genitorialità, con misure per contrastare atteggiamenti negativi e per prevenire abusi.

Le persone con disabilità devono poter valorizzare il proprio potenziale creativo, artistico e intellettuale, partecipando ad attività culturali e ricreative. L'accessibilità a luoghi di svago, sport, alberghi e altre strutture è promossa, incoraggiando la partecipazione dei disabili alle attività sportive.

Infografica che mostra i pilastri della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità

Le Regole Standard prevedono anche la raccolta regolare di statistiche sulle problematiche legate alla disabilità, la creazione di banche dati e la facilitazione della partecipazione delle persone con disabilità alla raccolta dati e ai programmi di ricerca. La legislazione nazionale deve includere i diritti e i doveri delle persone con disabilità, eliminando qualsiasi provvedimento discriminatorio. Si incoraggia la formazione e il rafforzamento delle organizzazioni di persone con disabilità e si promuove la cooperazione internazionale per sviluppare standard comuni nella valutazione delle questioni relative alla disabilità.

La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (2006): Un Quadro Giuridicamente Vincolante

La Dichiarazione ONU del 1993 ha rappresentato un importante passo avanti, ma è stata la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), adottata il 13 dicembre 2006 e entrata in vigore il 3 maggio 2008, a costituire il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante dedicato specificamente alla promozione, protezione e garanzia del pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali da parte di tutte le persone con disabilità.

La convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità del 2006

La Convenzione, composta da un preambolo e 50 articoli, adotta un approccio basato sul modello sociale della disabilità, definendola non come una caratteristica intrinseca della persona, ma come il risultato dell'interazione tra individui con menomazioni e barriere attitudinali e ambientali che ostacolano la loro piena ed effettiva partecipazione nella società. Questo spostamento di paradigma riconosce che sono le barriere sociali, culturali e fisiche a impedire la piena inclusione e il godimento dei diritti da parte delle persone con disabilità.

L'Italia ha ratificato la Convenzione il 24 febbraio 2009, con la legge n. 18/2009, che include anche la ratifica del Protocollo Opzionale. La Convenzione riconosce esplicitamente la disabilità come una questione di diritti umani e proibisce specificamente la discriminazione in ogni ambito, compresi i diritti civili, l'accesso alla giustizia, all'educazione, alla salute e ai trasporti.

I principi fondamentali della Convenzione includono:

  • Uguaglianza e non discriminazione (Articolo 5): La disabilità non deve essere motivo di discriminazione.
  • Diritti delle donne e dei bambini con disabilità (Articoli 6 e 7): Riconoscimento delle specifiche vulnerabilità e necessità di protezione.
  • Accrescimento della consapevolezza (Articolo 8): Promozione di una cultura di rispetto e inclusione.
  • Accessibilità (Articolo 9): Garanzia di accesso fisico, informativo e comunicativo.
  • Diritto alla vita (Articolo 10): Affermazione del diritto fondamentale alla vita, contrastando pratiche discriminatorie come quelle legate all'eugenetica.
  • Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie (Articolo 11): Protezione specifica in contesti di crisi.
  • Uguale riconoscimento dinanzi alla legge (Articolo 12): Riconoscimento della capacità giuridica e fornitura di supporto per esercitarla.
  • Accesso alla giustizia (Articolo 13): Garanzia di pari opportunità nell'accesso al sistema giudiziario.
  • Libertà e sicurezza della persona (Articoli 14, 15, 16, 17): Protezione da detenzione arbitraria, tortura, sfruttamento e violenza, e tutela dell'integrità della persona.
  • Libertà di movimento e cittadinanza (Articolo 18): Diritto alla mobilità e al riconoscimento della cittadinanza.
  • Vita indipendente ed inclusione nella società (Articolo 19): Diritto a vivere in comunità e a scegliere dove e con chi vivere.
  • Mobilità personale (Articolo 20): Accesso a soluzioni di mobilità.
  • Libertà di espressione, opinione e accesso all’informazione (Articolo 21): Garanzia di comunicare liberamente e accedere alle informazioni in formati accessibili.
  • Rispetto della privacy (Articolo 22): Tutela della sfera privata.
  • Rispetto per la casa e la famiglia (Articolo 23): Diritto a sposarsi, fondare una famiglia e avere informazioni adeguate sulla pianificazione familiare.
  • Educazione (Articolo 24): Diritto a un'istruzione inclusiva a tutti i livelli.
  • Salute (Articolo 25): Diritto al più alto standard di salute raggiungibile, senza discriminazioni.
  • Abilitazione e riabilitazione (Articolo 26): Raggiungimento della massima autonomia e partecipazione.
  • Lavoro e occupazione (Articolo 27): Diritto a lavorare in un mercato del lavoro inclusivo e aperto.
  • Adeguato standard di vita e protezione sociale (Articolo 28): Garanzia di un tenore di vita dignitoso e accesso ai servizi sociali.
  • Partecipazione alla vita politica e pubblica (Articolo 29): Diritto a partecipare alla vita politica e pubblica su base di uguaglianza.
  • Partecipazione alla vita culturale, ricreativa, tempo libero e sport (Articolo 30): Diritto a partecipare pienamente a queste attività.

Icone che rappresentano i vari diritti umani

Un aspetto cruciale della Convenzione è il principio "Niente su di noi senza di noi", che sottolinea l'importanza della partecipazione attiva delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni nella formulazione delle politiche e nell'attuazione della Convenzione stessa. L'Italia, attraverso la legge di ratifica, ha istituito l'Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità per promuovere l'attuazione della Convenzione e elaborare rapporti periodici.

Dal Modello Medico al Modello Sociale: Un Cambiamento di Paradigma

Il passaggio dal modello medico al modello sociale della disabilità rappresenta una delle conquiste più significative nel campo dei diritti umani. Il modello medico tende a considerare la disabilità come una condizione individuale, una patologia da curare o gestire medicalmente. Al contrario, il modello sociale riconosce che le limitazioni esperite dalle persone con disabilità sono spesso il risultato di un ambiente inadeguato, di barriere fisiche, comunicative e attitudinali, e di pregiudizi sociali.

La teoria del darwinismo sociale e il movimento eugenetico, che hanno promosso l'idea di migliorare il "pool genico" umano attraverso l'intervento, hanno storicamente portato all'etichettatura delle persone con disabilità come "inferiori". L'eugenetica raggiunse il suo apice nella Germania nazista, con l'uccisione di oltre 200.000 persone disabili. Nonostante il movimento eugenetico sia stato ampiamente screditato, le sue idee continuano a manifestarsi in forme come la sterilizzazione forzata e l'aborto selettivo. Attivisti per i diritti alla disabilità si oppongono fermamente all'aborto selettivo basato sulle menomazioni fetali, sostenendo la necessità di fornire informazioni oggettive e supporto ai genitori futuri.

Il disabilismo, definito come comportamento discriminatorio, oppressivo e abusivo basato sulla convinzione che le persone disabili siano inferiori, è un fenomeno pervasivo che spesso sfugge alla consapevolezza. Si manifesta non solo in comportamenti coscientemente discriminatori, ma soprattutto negli atteggiamenti delle persone.

La Convenzione ONU, nel suo complesso, non crea "nuovi" diritti, ma mira a garantire che le persone con disabilità possano godere di tutti i diritti riconosciuti agli altri cittadini, affrontando le barriere specifiche che incontrano. L'obbligo di coinvolgere attivamente le organizzazioni di persone con disabilità nella sua attuazione è un elemento innovativo e fondamentale. L'Articolo 12, in particolare, mira a correggere l'approccio che vede le persone con disabilità come incapaci di prendere decisioni, riconoscendo la loro capacità legale e fornendo strumenti di supporto.

In conclusione, la Dichiarazione ONU del 1993 e la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità del 2006 rappresentano tappe fondamentali in un percorso di riconoscimento e affermazione dei diritti umani delle persone con disabilità. Esse segnano un passaggio cruciale da una visione medicalizzata e assistenzialistica a un approccio basato sui diritti umani e sull'inclusione sociale, riconoscendo la disabilità come una parte della diversità umana e sottolineando l'importanza di rimuovere le barriere che impediscono la piena partecipazione di ogni individuo alla società. L'evoluzione normativa e concettuale in questo campo continua, guidata dalla determinazione a garantire che "niente su di noi senza di noi" diventi una realtà concreta per tutti.

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